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CASSA DEL TRENTINO: ALOTTI, IL PERSONALE RISCHIA L’ARRETRAMENTO CONTRATTUALE

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17.57 - sabato 06 maggio 2017

(Fonte: Uil Trentino) – Certamente i risultati di bilancio di Cassa del Trentino per il 2016 sono a prima vista “buoni ed abbondanti”. In tempo di crisi finanziaria generale e di ricerca di liquidità finanziaria a buon prezzo per gli investimenti pubblici della Pat, di cui vi è necessità assoluta per far ripartire un volano di tutta l’economia trentina, l’annuncio è positivo o per lo meno, una volta tanto, non è certo una “cattiva notizia”.

Quello che stona, restando al pomposo comunicato stampa dell’azionista di maggioranza Pat, è il riferimento alla “struttura snella ed altamente professionale, di 15 dipendenti” che si occupa quale Advisor del sistema pubblico provinciale per le autorizzazioni alle operazioni di indebitamento attuabili dagli enti strumentali della Pat, per il monitoraggio del livello d’indebitamento del settore pubblico provinciale, per il monitoraggio dello stato di avanzamento delle operazioni Bei e per il supporto nell’ambito delle strategie finanziarie della Provincia e delle società partecipate dalla stessa.

Attua il coordinamento delle attività di investimento strategico della Provincia autonoma di Trento che ha riguardato nel 2016 i principali progetti a valenza provinciale (Fondo Strategico del Trentino Alto Adige, Fondo Housing Sociale Trentino, Polo Sanitario del Trentino, collegamento stradale Loppio-Busa, supporto al Nucleo di Analisi e Valutazione degli Investimenti Pubblici).

Personale a cui si applica il contratto di lavoro del settore specialistico settoriale bancario, ed a cui, per premio, dopo le “sviolinate” presenti nella stessa relazione di bilancio e nell’espressione di soddisfazione del Presidente Ugo Rossi, si prevede, proprio da parte dell’azionista di stramaggioranza Pat, applicare un fantomatico e comunque svantaggioso “contratto collettivo unico di primo livello per le società a partecipazione pubblica locale”.

Un controsenso imbarazzante e pericoloso per due semplici motivi: gli evidenti rischi di fuga di quelle “alte professionalità” attualmente impiegate e remunerate oggi in modo analogo alle altre strutture e società finanziarie che esercitano quelle specifiche attività; per l’ineludibile scontro legale e contenzioso sindacale, già preannunciato dal  sindacato, che si avvierà se, come avvenuto per il personale delle Società di Trasporto, non si escluderanno queste poche decine di lavoratori e lavoratrici del nascente Polo della Liquidità, che nascerà dalla fusione già deliberata di Cassa del Trentino spa e Riscossioni Trentino spa,  da quell’inadeguata proposta contrattuale.

Un ultima osservazione. Dai dati sintetici 2016, a differenza di quelli del 2015,  si fa fatica a comprendere se sussiste ancora quella che qualcuno aveva definito la “cresta sul debito”, cioè quella differenza positiva fra interessi attivi pagati dalla Provincia autonoma a Cassa del Trentino ed interessi passivi pagati da quest’ultima sui mercati finanziari, che tanti bei utili ha fatto fare in passato a Cassa del Trentino.

Solo con la pubblicazione integrale del Bilancio 2016 si potrà verificare poi se la “cresta” prosegue e quante sono state le decine di milioni di euro che la Pat avrà pagato a CdT  anche per l’esercizio 2016. Ma non vogliamo essere maliziosi: siamo certi che questi ultimi risultati non derivino da quel perverso meccanismo finanziario, ma solo dalla bravura e professionalità del management della brillante società pubblica trentina.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

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