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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

BRUNO DORIGATTI * MUTAMENTI IN CONSIGLIO PAT: « SI È CREATO UN VUOTO PLASTICO, MIRA AL CONSENSO INCANALANDO ARGINI POPULISTI – SOVRANISTI – NAZIONALISTI – RAZZISTI – ANTIEUROPEISTI »

I recenti mutamenti nella composizione delle rappresentanze in Consiglio provinciale hanno evidenziato, più o meno consapevolmente, la costante omologazione del panorama politico trentino a quello nazionale, con la conseguente perdita di alcuni caratteri della specificità della nostra terra. Da tempo infatti assistiamo, anche con preoccupazione, al progressivo inclinare verso destra delle rotte politiche, sociali e culturali di questo Paese. Non si tratta di un processo scaturito dal nulla. Anzi.

Negli ultimi decenni, le grammatiche del riformismo, anche inseguendo le retoriche del “politicamente corretto” ad ogni costo, paiono aver smesso di utilizzare i tradizionali linguaggi, temi e valori che sempre hanno favorito il dialogo con le fasce più marginali del corpo sociale; con i bisogni profondi generati dai repentini cambiamenti nell’età della tecnica; con i temi del lavoro e con un disagio sociale diffuso. Si è venuto così creando un vuoto plastico, immediatamente occupato da facili demagogie di massa, mirate a capitalizzare il consenso dell’insoddisfazione, incanalandolo dentro argini populisti, sovranisti, nazionalisti, razzisti ed antieuropeisti.

In questo sommovimento, dato da una inversione dei ruoli storicizzati delle aree politiche, l’attuale confuso insieme di ideologie che si rifanno, in modi anche diversi, al fascismo è stato via via sdoganato, aprendo la porta ad una stagione segnata da nostalgie e da proclami; da istigazione alla rabbia popolare e da rocambolesche inversioni di marcia, in un crescendo che disorienta ed al quale non pare estraneo nemmeno quel Trentino che, fino ad ieri, è stato baluardo democratico dei valori di un’autonomia dinamica, solidale ed inclusiva e che oggi appare invece ostaggio degli interessi dei territori limitrofi e chiusa nella mancanza di una visione e quindi di una funzione storica.

Sembra inoltre che anche qui il processo di “neofascistizzazione” al quale stiamo assistendo, veicolato anche da certe risposte politiche all’emergenza pandemica con la lunga compressione dei diritti, con il vagheggio dell’ “uomo solo al comando” e con i richiami a svincolarsi dal contesto unitario europeo, stia facendo proselitismo, senza evidenziare la netta contraddizione culturale ed ideologica che corre fra queste “tensioni” di potere ed il grande patrimonio solidaristico e sociale dell’autonomia speciale.

Fin dagli anni Venti infatti, il fascismo ha sempre faticato ad attecchire in queste valli, perché esso fu ed è interprete fedele di una vocazione centralista ed autoritaria dello Stato che, evocando a sé ogni potere, viene naturalmente a conflitto con le radicate aspirazioni all’autogoverno di un territorio che non è confine, ma ponte tollerante ed aperto verso l’Europa.

Davanti a questa situazione appare però insufficiente il balbettio di convenienza di qualche forza politica o le coraggiose, quanto singole, prese di posizione di autorevoli esponenti della cultura e della società trentina, mentre ciò che serve è una presa di coscienza collettiva; una chiamata alla democrazia; un appello, insomma, a non tradire la storia e l’impegno delle generazioni che ci hanno preceduto e che hanno costruito il Trentino del presente, non perché diventasse la palestra degli opportunismi più spericolati, ma perché rimanesse la terra di un rinnovato umanesimo alpino.

Non possiamo accettare di perderci in una smemoratezza pericolosa, fingendo che ciò che è stato ieri non serva oggi. Dobbiamo guardare avanti, portandoci dietro il senso ed il valore della nostra vicenda di popolo; le fatiche fatte per costruire una dignità singola e collettiva e la lotta per la libertà e la democrazia, con le quali confligge chiunque si scaldi ancora alla “fiamma missina” che campeggia su qualche simbolo di partito.

 

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Bruno Dorigatti

Già Presidente del Consiglio provinciale di Trento