VIDEONEWS & sponsored

(in )
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

BRUNO DORIGATTI * AUTONOMIA: « TUTELARE L’ACQUISITO E APRIRE NUOVE SEMINE DI RECIPROCITÀ E COLLABORAZIONE »

Con ciclica puntualità sembra ritornare a dar segno di sé il tema dell’autonomia speciale e delle sue articolazioni istituzionali, al pari dell’analisi sullo stato dei rapporti fra le due Province autonome di Bolzano e Trento e fra queste ed il sovraordinato livello regionale.

Nelle recenti analisi di alcuni autorevoli osservatori sono emersi due elementi, peraltro non nuovi, che indicano però ulteriormente come il nodo dei problemi sia centrato, da un lato sulla distanza politica crescente fra Trento e Bolzano e dall’altro sull’ormai evidente obsolescenza almeno di alcune parti di quel secondo Statuto d’autonomia che, sottoscritto nel 1972, data ormai quasi cinquant’anni di vigenza.

Proprio nella riconosciuta e condivisa esigenza di una riscrittura, per quanto possibile, del patto fondativo della specialità di queste terre risiedeva la volontà delle due Assemblee legislative – in quanto organi della massima espressione democratica e del potere legislativo sul quale si fonda in buona parte l’autonomia stessa – di cercare inizialmente un comune denominatore riformatore. Constatata, in breve, l’impossibilità di perseguire un simile disegno, anche per alcune crescenti diffidenze del mondo politico sudtirolese e non solo, venne scelta la strada, che ho sempre giudicato sbagliata, di due elaborazioni autonome, Consulta e Convenzione, sulle quali cercare poi politicamente quelle convergenze indispensabili ad una prima stesura riformatrice.

Per quanto attiene il Trentino, un lungo e proficuo lavoro propedeutico ed una articolata “operazione di confronto” con il territorio avevano prodotto un impianto base per successive discussioni che, in conclusione della XV Legislatura, si cercò di trasmettere ai successivi assetti politici, registrando però un disinteresse diffuso, se non totale, rispetto ad avanzanti esplorazioni del disegno riformatore abbozzato. La nuova maggioranza ed il nuovo Consiglio provinciale scelsero quindi la comoda quiete dell’immobilità, anziché il coraggio della responsabilità, affidando i destini dell’autonomia ad una sorta di lungo ed appannato crepuscolo senza fine.

Ciò posto, reputo di poter condividere l’opinione di quanti ritengono oggi difficile mettere mano alla struttura statutaria, così come sottoscrivo il parere di chi registra le poche differenze fra la corrente Legislatura e la precedente sul terreno dei rapporti fra le due Province autonome.

Fra questi flutti, come un vecchio tronco affidato alle correnti marine, anche la nostra autonomia sembra essere abbandonata alla deriva delle convenienze momentanee ed al mercanteggio delle reciproche utilità immediate, mentre in Italia avanza la palese crisi del regionalismo, resa più acuta qui anche dalla disaffezione popolare verso l’autonomia e le sue prerogative.

L’avevamo già registrato d’altronde, con un sondaggio commissionato qualche anno fa, ma in questo tempo ne abbiamo nuova inconfutabile riprova, anche dovendo prendere atto della vacuità di certi sguardi ed osservando come le proposte politiche a forte connotazione centralista e statalista paiono trovare rilevante consenso elettorale, in Trentino come altrove.

E così questa terra rimane immobile e stanca spettatrice davanti alle scelte di delega allo Stato di compiti e prerogative propri dell’autonomia o di fronte all’adeguarsi supino e confuso dell’Esecutivo rispetto alle volontà centrali, come dimostrato dal recente caso della presidenza del Mediocredito, smarrendo pertanto quel carattere anticipatorio e preveggente che è requisito fondamentale del modello autonomistico. D’altronde, nemmeno il confronto pubblico fra i due Presidenti, ospitato dall’ “Adige” in questi giorni, ha chiarito qualcosa rispetto al futuro dell’ente regionale: entrambi convengono sull’impossibilità di chiudere la Regione, ma distillano solo vaghe ricette, evitando accuratamente di affrontare il nodo vero, cioè quello appunto di una più moderna stesura statutaria.

Nel frattempo, ancora una volta e senza che il presente se ne accorga, il domani risulta affidato alla capacità dell’autonomia di generare qualità; di innovare, sperimentare e dialogare, per tutelare l’acquisito e per aprire nuove semine di reciprocità e di collaborazione, entro le quali porre, più avanti, anche mano alle riscritture della nostra “Carta fondativa”.

 

*

Bruno Dorigatti

Già Presidente Consiglio provinciale Trento