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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

ASSOCIAZIONE VITIVINICOLI * “ LE FAMIGLIE TRENTINE DEL VINO E LO CHEF PETER BRUNEL “: « LA TERZA SERATA DEL PROGETTO SI TERRÀ AL RISTORANTE GOURMET DI ARCO, MARTEDÌ 10 AGOSTO »

L’Associazione dei Vitivinicoli del Trentino, aderente all’Associazione Grossisti e Piccole Medie Imprese di Confcommercio Trentino, in collaborazione con lo chef Peter Brunel ha ideato il format “Le Famiglie Trentine del Vino & lo chef Peter Brunel”.

La terza serata del progetto presso il Peter Brunel Gourmet di Arco.

La volontà dello chef e dei vitivinicoli è quella di creare una cordata di amici capaci di valorizzare il territorio e la cultura enogastronomica del Trentino e di raccontare una storia che parte dal lontano ‘500, alla scoperta dei menu dei monasteri Benedettini, Francescani, Clarisse ed Agostiniani.

Alla serata del 10 agosto saranno presenti Roberta Lunelli e Roberto Sebastiani di Abate Nero ed Elisa e Diego Bolognani di Bolognani Azienda Vinicola per proporre alcune delle loro etichette più prestigiose.

Abate Nero, che nel nome evoca la figura dell’abate francese ritenuto il “papà” dello Champagne, nasce agli inizi degli anni ’70 dall’impegno di alcuni amici tra cui Luciano Lunelli, legato al comparto agronomico e del vino, deciso ad elaborare delle “bollicine” sempre più singolari e prestigiose, sarà presente con due vini : la «Cuvèe dell’Abate» il prodotto più prestigioso della casa, “l’Abate Nero” per antonomasia.

Spumante Classico Trentodoc Brut Riserva di eccezionale stoffa e struttura è il suggello ideale delle grandi occasioni. Gli oltre 120 mesi di affinamento sui lieviti conferiscono a questo vino un’evoluzione che ne permette l’abbinamento ai piatti più importanti e dai sapori più decisi, sia di terra che di mare. Per queste sue caratteristiche è ottimo anche bevuto da solo, magari in un calice un po’ più ampio al fine di apprezzarne meglio la sua straordinaria complessità gusto-olfattiva.

La seconda etichetta proposta è «Dosaggio zero» spumante Classico Trentodoc non dosato di profumo e gusto particolarmente fine, secco ed elegante, ha grande personalità esaltando le note tipiche dello Chardonnay e del Pinot Nero. Prodotto fin degli anni ottanta, il Trentodoc Extra Brut è stato più volte segnalato con “Due bicchieri rossi” sulla guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, con “Quattro grappoli” sulla guida Duemilavini/Bibenda e con “Quattro sfere” sulla guida Sparkle di Cucina & Vini.

Dalla vendemmia 2018, con l’aggiunta di un 20% di Pinot Nero e nessun zucchero aggiunto si fregia della denominazione Trentodoc Dosaggio Zero.

La cantina Bolognani è un’azienda a conduzione familiare, gestita dai fratelli Diego, Sergio, Renzo e Lucia, cresciuta con il supporto tenace di mamma Armida.

L’inizio dell’attività nell’attuale sede storica risale all’anno 1952 quando Nilo Bolognani l’acquistò; mentre gli stabili, sempre adibiti a cantina, furono edificati verso fine Ottocento – primi Novecento. La prima etichetta presentata è “Pernilo”, un TRENTODOC extra brut millesimato Blanc De Blancs entrato nella selezione della cantina nell’autunno del 2018; la seconda etichetta è “Gabàn”, un Cabernet-Merlot che rappresenta l’apice della produzione della cantina e a cui i titolari puntano molto.

Il nome Gabàn deriva da “Riparo Gabàn”, un sito archeologico scoperto negli anni ’70, dove si trovano reperti a testimonianza della presenza umana risalente all’età del rame; questo nome collega e rafforza le sue radici.

Gabàn è un “cru”, prodotto con uve Cabernet e Merlot unicamente del vigneto Gabàn di proprietà, sulla collina a Trento nord, con 6000 viti per ettaro, a filare guyot, produzione contenuta (inferiore ai 60 ql per ettaro). I grappoli scelti e raccolti a mano vengono vinificati per varietà e con grande passione, nel rispetto della tradizione, macerando per una decina di giorni con le bucce.

L’abbinamento dei vini è stato minuziosamente definito dal regista e patron Peter Brunel che per l’occasione ha rivisitato alcune delle portate servite nei monasteri.
Come ouverture sarà servita la “teglia di verdure novelle e frutta”, a seguire i “rapanelli con aglio orsino e salmerino” e il “diaframma e patate alla cenere”; il dolce, rigorosamente a base d’uovo, è stato battezzato “i monaci e il formaggio”.