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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

CONFCOMMERCIO TRENTINO: ASSOCIAZIONE GROSSISTI, LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE (PDF)

(Fonte: Ufficio stampa Unione – Confcommercio Trentino) – Associazione Grossisti e Piccole e Medie Imprese del Trentino.

 

 

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Relazione del Presidente.

 

Cari Colleghi , Gentili Ospiti,
ho voluto iniziare la nostra riunione con le parole del Nostro Presidente Mattarella che sintetizzano con forza e pacatezza il vero problema che sta alla base della società civile. La mancanza di etica e quindi di morale si ripercuote in tutti i campi della vita politica ,economica e sociale e quindi dalle scelte di fondo e dai conseguenti comportamenti.

L’etica è quindi l’elemento primario su cui si deve basare la convivenza per lo sviluppo ove anche l’equità, la pari dignità, la professionalità e la meritrocrazia sono vincoli imprescindibili. Anche gli insegnamenti tipici dell’apologo del ventre e delle membra di Menenio Agrippa che ci pervengono ancora oggi dai tempi Romani sono ancora attuali.

Per prima cosa desidero ringraziarVi per la presenza che come al solito appare numerosa e questo da forza alla nostra Associazione sia nell’attività sindacale, sia nel dimostrare l’unità che da anni ci contraddistingue. Allargo anche agli ospiti che pure quest’anno hanno voluto partecipare dando lustro alla nostra riunione. Mi scuso se non li ricordo singolarmente.

Mi preme ricordare il nostro Segretario Massimo Caldera ormai una istituzione nella nostra Associazione, conosciamo e stimiamo e che è da sempre un punto di riferimento per tutti noi. A lui un grazie per il lavoro e la dedizione sempre dimostrata.

Un cenno appare doveroso per le categorie che formano la nostra Associazione. Sono molte e spaziano dalla grande distribuzione e tutte lavorano con forte impegno sindacale ed i loro rappresentanti sono all’interno del nostro Direttivo. Al nostro interno sono confluite anche categorie autonome riconosciute quali L’Aci Trento e Ais Trentino, che raggruppa i Sommelier provinciali dandoci fiducia grazie la nostra vocazione sindacale.

Ovviamente la loro iscrizione vale una sola quota anche se con i loro Presidenti sono rappresentate nel nostro Direttivo per le opportune sinergie Mi preme ricordare che da qualche mese si è attivata una nuova categoria che raggruppa i birrifici trentini. Sono una 15 che hanno aderito su 29 imprese complessive. Mi dicono che 5 si sono iscritte all’Associazione Artigiani, gli altri mi auguro verranno con noi in un futuro prossimo. Posso che sono molto attivi e motivati e che fanno molte iniziative da noi sostenute.

Molte sono le iniziative cui la nostra associazione organizzato o partecipato fra le quali ricordo la Fiera dell’ Acma a Riva, sempre a Riva la partecipazione all’Expo ed ovviamente a Vinitaly con i nostri Vitivinicoli. Crediamo poi che il Seminario sulla Giustizia da noi ideato sia stato un punto di riferimento per comprendere certe problematiche. Di questo è duopo ringraziare Confcommercio per l’aiuto e l’Ordine degli Avvocati e dei Commercialisti sia per il sostegno anche organizzativo ricevuto sia perchè ci hanno onorato del massimo dei punteggi formativi.

Sono convinto che con le problematiche e le necessità che le aziende oggi debbono affrontare sia necessario l’ausilio di specialisti nei più disparati campi legali, fiscali, organizzativi e finanziari. Il ruolo dei liberi professionisti dovrà essere sempre più specialistico, collaborativo e consulenziale con le PMI. Nostro compito associativo è di favorirlo creando quelle sinergie fra le nostre organizzazioni.

E’ passato un anno dal rinnovo delle cariche associative e sembra che il tempo sia volato tante sono le cose avvenute in questi mesi.

• Mi riferisco alla situazione economica ed al mercato del lavoro sempre in stallo che non riprendono nonostante i vari proclami che da più parti si susseguono.

• Nel nostro interno a quanto è successo in Confcommercio nelle elezioni delle varie categorie ed alle evoluzioni successive che è conseguente alle problematiche in essere in tutti gli Enti Intermedi

Prima di intervenire sui temi economici bisogna però ricordare che il Presidente Rossi, per accordi politici ha delegato al Suo Vice presidente Olivi tutta la gestione della politica economica e delle politiche del Lavoro compresa la parte strategica che per l’Accordo di Programma riguardava la Cciaa.

Di fatto correttamente non è mai intervenuto sulle scelte del Suo Vice Presidente. Anche se lo consideriamo sia stato un errore non possiamo comunque biasimare questo comportamento non essendo nostro compito entrare nelle sfere prettamente politiche.

La Giunta Provinciale in ambito economico ha operato con luci ed ombre ed essendo quasi a fine legislatura è duopo trarne le dovute considerazioni.

Da un lato dobbiamo dare adito all’ottimo lavoro svolto nell’urbanistica, anche per le implicazioni al settore commerciale, dall’Assessore Carlo Daldoss che ha finalmente riordinato molte incongruità e ha risolto parecchi dubbi normativi oltre a risolvere molte problematiche burocratiche dimostrando forte capacità innovativa.

Il rapporto sia negli incontri che avevamo richiesto così come le nostre richieste di osservazioni sono state molto considerate. L’aiuto ricevuto dalla dott.ssa Mila e dall’Architetto Niccolini che operano per Confcommercio è stato determinante. A loro un sentito grazie. Speravamo in tempi più brevi nell’emanazione delle nuove normative provinciali ma nonostante la volontà dell’Assessorato dobbiamo ammettere che non era possibile oggettivamente risolvere le questioni più velocemente.

Per completare il lavoro sarà necessario una leggera modifica alla legge della pianificazione commerciale per non vanificare il lavoro svolto. Confcommercio la ha già richiesta e la segue personalmente il Presidente Bort. Vedremo se vi è la volontà a sburocratizzare e razionalizzare da parte dell’Assessore competente Olivi.

Ci pare ottima la proposta anche lanciata ultimamente di creare un gruppo di lavoro sinergico con i Comuni che hanno ottenuto il finanziamento fino all’appalto per creare quelle sinergie di sistema necessarie per accelerare l’operatività.
Anche l’Assessorato di Michele Dallapiccola per quanto ci concerne ha bene operato, nonostante le difficoltà che in vari comparti non permettevano scelte decise ma corrette mediazioni.

Un lavoro oscuro il Suo non sempre facilitato da interferente di colleghi e pressioni incrociate delle categorie. Devo dire che in ogni occasione in cui la nostra Associazione ha avuto necessità di dialogare, si è sempre dimostrato disponibile con immediatezza cercando di risolvere i problemi nei limiti del possibile.

A lui il merito ad inizio di legislatura di aver finalmente permesso all’Acma, una delle nostra categorie di partecipare al Tavolo Verde dell’Agricoltura dopo anni di nostre richieste. Anche con la nuova categoria dei Birrai si è dimostrato sensibile alle loro istanze, alla loro voglia e coraggio di fare impresa in un periodo così difficile. Nel suo comparto ci ha sempre sostenuto anche nelle problematiche inerenti i macelli proponendo una soluzione mediata, equilibrata e di tutto rispetto.

La politica economica esistente nella nostra provincia non favorisce chi vuole fare impresa in forma indipendente, limita lo sviluppo delle Pmi, ancor più nelle valli incentivando negli anni a migrazioni da queste al fondovalle. Solo il comparto turistico da lui diretto, formato da ricettivo, commercio nelle componenti vocate, pubblici esercizi, ristoratori ed mondo agricolo, il terziario ed il primario dunque, hanno resistito con anche un discreto incremento.

Da anni ripetiamo che la politica economica non deve essere autoritaristica ma deve rispettare la vocazione di ogni territorio e accompagnare con un’oculata strategia lo sviluppo omogeneo di tutti i settori e del territorio. Nel turismo ciò si è avvertito negli altri comparti economici le scelte sono state diverse ed i risultati sono evidenti.

Il turismo presenta molte interrelazioni e sfaccettature. Infatti il turismo, vuoi anche per la situazione climatica non può essere più di esclusivo appannaggio del periodo invernale. Bisogna incrementare ancor più gli altri periodi climatici e creare quelle sinergie fra le varie branchie che lo compongono. Non può quindi essere dominato dagli interessi esclusivi degli impianti funiviari, quindi deve fare sistema in forma paritetica con le altre componenti.

Devo dire comunque che anche ultimamente confrontandomi con l’ Assessore Dallapicola ho trovavo condivisione su queste necessità.

L’orografia del Trentino è particolare e difficile per quanto riguarda la mobilità commerciale e la logistica che le aziende grossiste possono dare è ineguagliabile. Le stesse dimensioni delle aziende locate sul territorio specie nelle valli necessitano del nostro lavoro anche per l’ampia gamma dei prodotti che tiene a deposito come della nostra peculiarità di operare sia per piccoli come per i grandi quantitativi.

Le stessa grande distribuzione alimentare anche locale ha dovuto organizzarsi in tal senso creando società ad hoc di specifica vocazione grossista. Dao e Poli, nostri Associati e Sait sono gli esempi più lampanti. All’estero in Germania ,Francia sono le aziende commerciali grossiste la testa di ponte per l’export e l’aggressione ad altri mercati.

L’industria da a loro il compito ed il mandato. Da noi e i risultati si vedono non si opera in tal senso né a livello nazionale ed ancor più locale. Ci auguriamo che nella prossima legislatura per il commercio oggi di altra competenza assessorile ci sia quella attenzione che è mancata in queste due ultime legislature specie per il nostro settore specifico.
Di questo mi corre obbligo ringraziare i due Assessori per la fattiva collaborazione e la disponibilità.

Sul fronte degli appalti invece dopo anni di richieste siamo ancora al palo. Le tutele per il mondo del terziario che riguardano gli appalti di servizi e la tutela dei pagamenti della subfornitura che di fatto copre solo l’artigianato è ancora in alto mare. Il Tavolo di confronto è ancora aperto ma appare chiara la poca volontà di difendere in questo campo le società commerciali, gli albergatori ed ristoratori.

Ci auguriamo si arrivi prima della fine della legislatura ad un aumento di sensibilità politica vista la situazione congiunturale e le difficoltà delle imprese negli incassi.Questione di equità.

Nello specifico degli appalti pubblici sono singolari le uscite irose del Vice presidente Olivi sulla burocrazia esistente ed il caos normativo che trasforma le vicende tipo Manifatture a situazioni tragicomiche. Ci sembra il suo solito attacco politico anche questa volta nei confronti di un collega di Giunta.

Ci domandiamo poi come fa a scandalizzarsi della parte burocratica per questo importante caso quando proprio come Assessore al Commercio, per fermare a Lavis un centro commerciale, ha inserito nella legge di pianificazione paletti tali da inchiodare urbanisticamente tutto il Trentino e successivamente rendendosene conto non ha trovato di meglio che inventarsi l’accordo pubblico privato che da margini discrezionali assurdi alla burocrazia, costi elevati, tempi biblici oltre a rendere oggi problematica la stessa riforma Daldoss sull’urbanistica commerciale se non accetterà la Proposta di Confcommercio direttamente dal Presidente Bort che è inserita in un articolo proprio sull’ultimo numero del nostro giornale.

Spiace ma non possiamo dire di essere soddisfatti del lavoro fatto per l’ Economia dal Vice Presidente Olivi che nei nostri confronti non ha operato con quella diligenza ed attenzione dovuta. Il Commercio mai in questi anni è stato menzionato dall’Assessore competente nei suoi innumerevoli interventi o nelle pagine dei media in tema di politica economica, troppo preso dai suoi molteplici incarichi per ricordarsi anche di questa delega.

Ci sembra comunque importante soffermarsi considerando anche quelle inerenti il commercio al dettaglio. Nella nostra Associazione vi sono categorie interessate pesantemente al tema di rilevanza anche per il Pil Provinciale.

La legge di pianificazione commerciale va completamente rivisitata su basi attuali e non può subire solo aggiustamenti per particolari esigenze. E’ vetusta ed inadeguata opera a macchia di leopardo creando disequilibri. E’ in controtendenza a quanto avviene nella prassi nazionale e si dimostra esclusivamente come un ulteriore suggello a scelte politiche ormai anacronistiche.

Reputiamo strumentali anche gli interventi testè avvenuti sulle chiusure domenicali proponendo di varare una legge simile a quella del Friuli in contrasto con la normativa nazionale e già cassata dalla Corte Costituzionale. Per tali problematiche siamo convinti vi siano altri strumenti oltre al mercato ed alle problematiche dei costi, che già stanno dimostrando una regolarizzazione automatica.

Spetta quindi solo alle parti sociali trovare la quadra. Ci domandiamo come mai questo problema esiste solo per il commercio e non per pubblici esercizi e ristorazione? Per le altre categorie economiche già da tempo il problema è stato superato senza interventi legislativi!

Sempre riguardo alla pianificazione commerciale di competenza dell’Assessore Provinciale al Commercio riguarda l’unica area per le licenze al dettaglio superiori ai 10.000 mq. Si trova a sud dell’interporto, la famosa area sette, integralmente privata. Problemi logistici, viabilità, necessità di parcheggi, problemi di approvvigionamento e soprattutto bacino di utenza come la morfologia del territorio non invogliano certo i colossi della grande distribuzione ad avvicinarsi al Trentino e questa era eventualmente la sola area di possibile interesse.

Si sapeva perfettamente l’alzata di scudi di tutte le categorie economiche, cooperazione compresa, che sarebbe arrivata se la delibera fosse stata difforme a quanto approvato, proprio perché una tale operazione su un’area di tali dimensioni avrebbe demolito molti settori economici dell’economia provinciale con ovvie ulteriori conseguenze occupazionali.

Pochi giorni dopo la delibera si legge sui giornali (Adige 16 maggio 2017) che la Provincia acquistava, rinunciando all’esproprio, parte di quest’area per un ulteriore svincolo all’interporto. Costo indicativo circa Euro 675.000 euro. E’ facile ipotizzare grazie a ciò una forte rivalutazione economica del lotto privato in oggetto. Più che un accordo di fatto sembra più un accomodamento o meglio una mediazione.

Diverso è stato atteggiamento che a suo tempo aveva accompagnato la nascita dei Superstore di Trento e Rovereto voluti fortemente dalla Cooperazione che ha falcidiato i dettaglianti e le stesse famiglie cooperative. Ma si sa!
Imprecisione mirata invece da parte del solito giornale locale sul lavoro effettuato da Confcommercio per la riduzione delle aree per le grandi superfici di vendita nel Comune di Trento ultimata nel novembre 2016 in cui dalla prima adozione proposta dal Comune di Trento siamo riusciti a far diminuire del 50% le aree proposte in seconda adozione a fine 2016.

Colpa anche della scarsa attenzione alla comunicazione per l’attività sindacale da parte del nostro collega Vicepresidente Piffer, che ha la delega di Confcommercio per questo mandato.

Viste le necessità del settore Commercio e nostre particolari possiamo affermare tranquillamente di aver subito dall’organo provinciale dedicato una situazione di “Sede Vacante” prendendo spunto dalla filatelia vaticana. Ad onor del vero anche l ’artigianato si è trovato in situazione quasi analoga leggendo le esternazioni dell’allora Presidente De Laurentis.

Viste le competenze accettate era facile immaginare che il Vice presidente Olivi non avrebbe potuto seguirle tutte. Ovvie le priorità da dare, purtroppo noi non eravamo fra queste, anche in questa legislatura.

Ci preme rilevare che i suoi dipartimenti che seguono le linee strategiche hanno fatto scelte che non ci sembrano sia state comunque realmente positive per superare l’attuale crisi congiunturale sia per l’economia provinciale come per la risoluzione delle problematiche del lavoro. DI fatto sono state scelte di breve respiro e di continuità, scelte localistiche che non volevano e potevano realmente risolvere le criticità reali del sistema imprese trentino.

Nel contempo come Assessore al lavoro il Vice Presidente Olivi richiede a Confcommercio di aderire attivamente in Sanifond e quindi di far pagare ai suoi associati di fatto una doppia imposizione essendoci già il Fondo Est di competenza nazionale che è ineludibile. Le carature poi di questo ente al momento in via di discussione non risultano certamente equilibrate nei confronti dei rappresentanti dell’impresa.

Specificatamente come Assessore al Lavoro rileviamo sia troppo appiattito sulle posizioni politiche sindacali del nuovo Segretario Confederale della CGIL Franco Ianeselli a cui non sembra interessino i rapporti con noi anche se più volte ci siamo più volte resi disponibili a continuare un percorso di relazioni sindacali ormai consolidato con i Suoi predecessori e con le altre Organizzazioni Sindacali. Ne abbiamo preso debitamente atto.

Anche sulla legge inerente la razionalizzazione dei controlli sulle imprese che riguarda di fatto i suoi due Assessorati e che la coordina il dipartimento legislativo della PAT, nutriamo forti perplessità. Dopo averla lasciata dormiente per quasi quattro anni, è stata emanata nel 2012, la si sta portando avanti da circa un mese.

E’ bene ricordare che non da garanzie alle imprese per eventuali problematiche processuali disconoscendo di fatto la legge 231/2001 e volendosi impropriamente sostituire a questa. La sua attivazione ad un anno dalle elezioni, la tempistica imposta e documentata, la composizione del tavolo di lavoro come le proposte prospettateci sembrano un ulteriore inutile ulteriore esborso di denaro per le imprese ed impongono serie riflessioni e molti allarmismi per tutto il resto.

Di questo si è già occupato il nostro Direttivo anche se la strategia è a livello Unione. Il nostro convincimento è che sia rivolta più ad un discorso di ulteriori entrate provinciali oltre ad un chiara impostazione elettoralistica. Non si giustifica in altro modo il minestrone creato. Vista l’importanza della materia e gli eventuali oneri e costi annuali per le imprese sarebbe nostra intenzione predisporre una assemblea specifica sull’ argomento entro fine anno per definire con Voi le scelte.

Forse è necessario ricordare che l’impresa che sviluppa un territorio è quella che trova un humus fertile e realmente favorevole che implica norme chiare, semplici, con poca e collaborativa burocrazia. Non è certo quella incentivata da mille facilitazioni ma quella che parte dallo spirito imprenditoriale territoriale e che inizia, cresce e si sviluppa proprio grazie alla sua origine, al suo radicamento ed alla sua gente. Non è quella che opera in funzione delle maggiori entrate per la Pat. Parole che da sempre ripetiamo inascoltati.

Ovviamente per la politica è più semplice e facile l’importazione di imprese avendo i fondi e le possibilità della Provincia come elemento primario; più veloce il riscontro di immagine e di  Mktg per l’immediato, i fini sono noti, sicuramente utile anche per il bilancio provinciale grasso, ma mai abbastanza.
Una chicca :

“ Se non andiamo errati la legge sei provinciale richiede espressamente che per le società che richiedono finanziamenti l’obbligo di avere la sede legale da anni nella nostra Provincia.” Non ci risulta che questo aspetto sia da tempo applicato! Quale la motivazione di muoversi contra legem? Perché nessuno interviene?

Questo ed altro ci fanno pensare che i Vertici Trentini, ovunque si guardi, pensino solo all’ autoreferenzialità, all’immutabilità delle cose, delle situazioni , dei rapporti. Questione di interessi consolidati, di relazioni che non si vogliono mutare, di presunzione che con la nostra Autonomia ci si possa permettere che il sistema resti ingessato e statico, salvo i piccoli necessari ritocchi di facciata.

La nostra opinione è diversa e consideriamo tutto ciò sia una politica da struzzo e di breve respiro. E’ evidente che nostra Provincia non cresce ed il delta con le province limitrofe sta incrementandosi a nostro sfavore.

Ancor più preoccupante è il divario con i nostri cugini Altoatesini cui bisogna dar adito certamente alla loro capacità imprenditoriale ma soprattutto alla loro classe dirigente, che ha saputo trovare quelle scelte economiche, quelle sinergie di sistema, quei bilanciamenti intersettoriali nel rispetto della vocazione territoriale che hanno permesso prima di frenare la crisi congiunturale e poi di contrastarla con provvedimenti e risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Il vicino Alto Adige è caratterizzato da scelte di politica economica diverse dalle nostre, da poca conflittualità politica senza alcun spirito di rivalsa personale nel dopo elezioni. Gli ingredienti del loro successo sono il primario interesse per la salvaguardia del bene comune e la volontà di favorire la crescita dell’imprenditoria locale senza ingiuste differenziazioni.

La stessa burocrazia opera in maniera difforme e collaborativa. Una lezione di Autonomia dunque. Bene ha fatto capire nella Sua corposa relazione nell’Assemblea del 03 maggio, il Segretario Confederale della Cisl, Lorenzo Pomini, che ringraziamo per l’invito, che in sintesi ha voluto ricordare che senza impresa non c’è lavoro e senza lavoro non c’è impresa con la implicita conclusione ed invito a tutti di fare sistema realmente e non solo a parole.

Sono cose che noi da anni ripetiamo. Il documento programmatico di Confcommercio Trentino da noi sviluppato nel 2015 che ha trovato unanime consenso in Giunta Unione crediamo sia attuale e possa essere una possibile base di confronto.

Facile e strumentale, per giustificare certe scelte, è continuamente affermare che in Trentino non ci sono imprenditori, come usualmente una certa classe politica dice da tempo a tal punto che tale convinzione è ormai radicata da più parti. Lo sappiamo tutti in Trentino vi sono due metodologie di fare impresa.

Quindi il distinguo sarebbe per lo meno dovuto! In generale nell’economia trentina si è determinato un tappo formato da dinamiche e scelte politiche che tradotte in leggi hanno favorito gli uni, una assoluta minoranza ben individuata, e sfavorito gli altri. Anche l’indirizzo preso da certe società provinciali di riferimento lo dimostrano ampiamente.
La stessa visione economica mercantilistica non soddisfa poi le esigenze nazionali e provinciali. In Europa è funzionale alla sola Germania.

Le risorse delle due province autonome che costituiscono la nostra regione non sono poi tanto diverse. I dati obiettivamente lo dimostrano e la differenza nei dati economici di crescita è sin troppo evidente e sta sempre più implementando. La convergenza dei dati statistici presi da più parti lo confermano. La presenza sempre maggiore dei nostri cugini Alto Atesini sul nostro territorio in acquisizioni e investimenti se da un lato non dispiace dall’altro non può non far riflettere.

Le stesse scelte bancarie si sono dimostrate diverse sia negli anni, sia ultimamente. I risultati non si sono fatti attendere. Dal canto nostro possiamo tranquillamente affermare che con gli ultimi eventi il nostro territorio non ha più fonti finanziarie proprie, autonome, atte a sostenere l’economia e le Pmi locali.

Gli odierni assetti societari di Banca Popolare del Trentino, Calderari, Cassa di Risparmio, Banca di Trento e Bolzano ,del futuro sistema delle Casse Rurali e Mediocredito lo dimostrano ampiamente. Una domanda viene spontanea: che Autonomia è senza propria finanza?

Per contro le Casse Rurali Altoatesine sono ancora fortemente legate al territorio, hanno superato le criticità in maniera diversa e non penalizzante per il territorio uscendone più forti; Sparkasse è stata risanata e si prepara a diventare, questa è la chiara intenzione, la banca del territorio regionale; Volksbank da tempo è presente pesantemente nella nostra provincia. Segnali chiari ed esaustivi.

Pazienza ormai è fatta, ma mai una voce, una critica, un basta ai soliti signori, nostri concittadini, ancora in auge che hanno sperperato negli anni questo patrimonio della collettività trentina. La crisi odierna, estremamente lunga e pesante, è acuita dai loro errori ,dalle loro scelte, dalla loro incapacità forse dai loro interessi e tutta la collettività paga oggi più pesantemente lo scotto.

E’ da più di un decennio che denunciamo una scellerata politica economica, una sperequazione evidente non certo giustificata da dati oggettivi ma da ben diverse problematiche che vanno a cozzare con i concetti con cui è stata costruita la nostra Autonomia e che la minano di fatto.

In Trentino esiste troppa burocrazia alimentata da normative non chiare e sfuggevoli che la favoriscono. In Economia vi è troppa Provincia, troppi interessi e veti incrociati, prevaricazioni, confusione di ruoli, condizionamenti esterni che piano piano iniziano ad affiorare. Serve delegiferare e fare raggruppamenti legislativi in testi unici.

E’ necessario siano chiare per non lasciare discrezionalità interpretativa e tendenti alla più ampia semplificazione. Il nuovo regolamento provinciale redatto dall’Assessore Daldoss, che diventerà esecutivo il sei giugno, e a cui abbiamo collaborato si muove proprio in questo senso.

Il mondo oggi corre e noi con un sistema burocratico legislativo borbonico e farraginoso stiamo perdendo il treno. Per l’Italia, per il Trentino questo è il maggiore problema della non competitività. Non servono esempi li conosciamo tutti. Chiara sceltapolitica!

La semplice soluzione è che è necessario che lo spirito imprenditoriale della comunità venga liberato da lacci e laccioli e che i vincoli protezionistici legislativi che di fatto coprono certi interessi lobbystici finiscano e si accettino realmente le regole comunitarie e nazionali senza intervenire con indirizzi restrittivi e dirigistici dove la nostra autonomia lo permette.

Non abbiamo poi bisogno di dimostrare di essere i primi della classe, facendoci del male, per la difesa dell’Autonomia. Non si vive di immagine ma di fatti concreti! Bisogna ritrovare il rispetto vero per chi opera seriamente ed abbandonare logiche che sconfinano nella politica più assurda e retriva.

Bisogna riprendere un discorso di valorizzazione delle aziende locali ed impegnarsi per la loro crescita sia nel fondovalle che nelle valli. Ragionare quindi come sistema trentino realmente e non solo a parole! Forse tutto ciò farà scalpore ma osservando attentamente il trend pluridecennale provinciale non si può certo dire che le scelte fatte siano state soddisfacenti, neppure per i pochi fortunati fruitori o meglio per le loro imprese sicuramente non per l’occupazione.

Richiediamo quindi imparzialità nelle scelte e riequilibrio delle risorse. E’ necessario ridare morale e la necessaria stima a chi, ancorché piccolo, rischiando del proprio da anni subisce oltre al danno le beffe ed è anche torteggiato dai sistema finanziari. Lo sappiamo bene! L’Italia ed il Trentino dipendono dalle Pmi, dalla loro capacità di adattamento, dalla abnegazione al lavoro di tanti piccoli imprenditori e dei loro collaboratori.

La nostra comunità ha spirito imprenditoriale, basta vedere dai dati Camerali il numero di micro e piccole imprese esistenti sul territorio provinciale. Il problema è il futuro nel ricambio generazionale, nella credibilità del Sistema presso i Giovani che oggi non sono certo incentivati ad intraprendere in loco l’attività imprenditoriale.

La stessa legge sull’imprenditoria giovanile, continuamente modificata in tempi brevissimi spiazzando chi ci aveva creduto, dimostra la debolezza programmatica di chi dovrebbe dare le linee guida.

Compito della nostra politica, come hanno fatto nel vicino Alto Adige, era ed è di sostenere le piccole realtà in perfetta equità settoriale, perché più esposte, e favorirle nella crescita. Ancor più in periodo in una situazione congiunturale come l’odierna e con una forte riduzione riduzione creditizia.

Quale alternativa per loro al sistema bancario? Nessuna, ma di questo non ci si preoccupa ancor più in questo periodo storico dove il capitalismo finanziario imperversa.

Giusto sarebbe stato trovare le giuste contromisure per difendere la Trentinità anche economica ed il suo progresso. Non si ha sentore che ciò sia avvenuto ed oggi ne siamo consapevoli. L’Autonomia per noi è principalmente anche questo. I fatti lo dimostrano sia in economia, sia nella politica, sia nella classe dirigente come appare evidente anche nelle rappresentanze.

Se questo non avvenisse appare logico richiedere come alternativa l’abbandono di tutte le leggi di incentivazione compensate da una forte riduzione fiscale lineare a partire dall’Imu per cittadini ed imprese. La nostra Autonomia ha ampi margini di manovra.

E’ stato infatti troppo pericoloso impostare la politica economica facendo finta che Il Paese, la nostra Provincia sia diverso dalla realtà. Una pia illusione dunque che ha acuito la crisi. Di fatto si è pensato che con una revisione della spesa pubblica del tutto timida ed esitante il mercato immobiliare ed in particolare tutto quanto non era prima casa, potesse essere utilizzato come un bancomat per finanziare una spesa pubblica inerzialmente crescente dimenticandosi che a questo mondo ogni azione provoca una azione contraria. Errore nazionale, errore anche nostro locale.

La realtà è questa e se il tempo non fosse tiranno facile sarebbe dimostrarlo. Il risultato comunque è sotto gli occhi di tutti e precisamente:

• calo dei consumi. La spesa dei beni e servizi non dipende solo dal reddito netto ma anche dal valore totale dei beni posseduti;

• due terzi delle famiglie italiane detengono la loro ricchezza sotto forma di immobili e la scelta fatta è stata devastante, per le imprese ancor più se strutturate o che hanno investito nell’immediato pre-crisi. Favorito chi negli anni si è preoccupato non nello sviluppo aziendale ma della sola redditività del capitale;

• l’inasprimento deciso da Monti doveva essere temporaneo ma la necessità di cassa del pubblico lo ha reso di fatto continuativo acuendo le criticità congiunturali e creando quell’effetto a catena che stiamo vivendo grazie all’odierna Tasi.

Conclusione calo della ricchezza e degli investimenti, non per ultimo, calo delle entrate per la Pa e criticità aumentata per le aziende di credito. Problema nazionale e provinciale . Se sul nazionale poco si può fare, con la nostra Autonomia però si può intervenire pesantemente nella prossima finanziaria al limite riducendo pesantemente gli incentivi provinciali. Immagino già l’alzata di scudi dei soliti fruitori.

Non ci troviamo poi d’accordo che aziende di pubblica utilità abbiano corposi utili a bilancio. Proponiamo invece che, accantonate le riserve anche per nuovi investimenti, ridistribuissero gli utili sui loro clienti che sono di fatto tutti i cittadini. Come direte? Abbandonando quella parvenza di partecipazione pubblica e privata ( annotiamo sempre i soliti noti) trasformando queste imprese in società con azionariato popolare. Una parte degli utili diverrebbero automaticamente una riduzione delle Tariffe per cittadini ed imprese.

L’etica e la morale, è da anni il live motive dei nostri incontri, deve partire dall’alto a tutto i livelli e la trasparenza nelle scelte è fondamentale. L’autonomia si difende solo con i fatti. Autonomia significa capacità progettuale, innovazione a tutto campo, trasparenza, equità, sviluppo del territorio e del bene comune, etica e morale.

Queste sono cose che nelle nostre assemblee lo diciamo da anni, che puntiamo il dito sul sistema trentino, richiedendo il dovuto cambiamento anche memori degli errori passati. Un ritorno alle origini ed agli insegnamenti dei nostri padri che ci hanno portato ovunque rispetto e progresso. Il Presidente Mattarella nel Suo intervento ripreso dal TG2 delle 20,30 il 19 maggio 2017 e da noi ascoltato all’inizio lo ha chiaramente sottolineato.

Il sistema che da più di vent’anni dirige la nostra collettività è ora in crisi nei suoi fondamentali e noi che lo abbiamo sempre più denunciato e talvolta osteggiato continueremo a ripeterlo, anche se veniamo da sempre considerati come Cassandre e trattati di pari grado, irrisi, puniti ed isolati sapendoci nel giusto.

Oggi però a malincuore si deve attestare che non avevamo torto e pensiamo di avere il diritto di poter richiedere un forte cambio di rotta in quest’ultimo anno di legislatura, ancor più nella prossima, come prova di orgoglio e di consapevolezza della classe politica ma anche dirigente. Non è più tempo di operare, come apparso in questa ultima parte della legislatura, e di seguire le vecchie consuetudini ma reputiamo sia necessario dare un segnale forte alla collettività di un ripreso senso di responsabilità.

Pensiamo corretto nel richiedere che nella campagna elettorale già da tempo ed anzitempo iniziata — è mai finita per certuni in questa legislatura ?– le varie anime della politica si confrontino, presentino le loro proposte e pertanto si parli concretamente di economia, di sviluppo territoriale, di lavoro, di come far crescere le Pmi Trentine di ricreare quel tessuto imprenditoriale che porta lavoro ed occupazione, specie nelle valli, decimato dalla crisi e da scelte di politiche imprenditoriali esterne che negli anni non hanno portato validi risultati.

La comunità locale porta ancora i segni di scelte opposte anche recenti. I costi per una comunità è bene ricordarlo non sono solo quelli diretti ma esistono anche gli indiretti ed i costi sociali che sono sicuramente i più pesanti per la collettività. Il ripetersi di tali comportamenti risolvono solo parzialmente le problematiche dell’immediato e sono completamente assenti da sicuri radicamenti temporali e dal senso di comunità che le imprese locali portano e sviluppano. Non si può nascondersi dietro i collaboratori delle società ed usarli come elemento di scambio e di facciata! Ovviamente vale solo per gli attori interessati.

Questo vezzo ormai consolidato non porta da nessuna parte. L’economia ed il lavoro hanno le loro regole e non si può continuamente stravolgerle senza danneggiare la collettività ed il mercato. Esiste poi anche il rispetto ed il pudore!
Questo a nostro avviso significa anche difendere e far prendere fiato alla nostra Autonomia.

Non possiamo esimerci dal ricordare le scelte di politica economica rivolte solo a pochi, ricordiamo una per tutti la Marangoni proprio perché è lo stereotipo di tutto il sistema.

Grazie a questa società possiamo ripercorrere tutta la storia della politica economica trentina. L’assuefazione avvenuta di una certa classe imprenditoriale, i metodi spregiudicati, il bieco utilizzo di denaro pubblico.

Infatti questa società è il concentrato di tutti i mezzi e gli atteggiamenti e sembra non sia ancora finita. Tanto di cappello al patriarca Mario che ha insegnato per primo la metamorfosi da imprenditore a finanziere, dal capitalismo al capitalismo finanziario, al modus operandi in periodo globalizzato, all’utilizzo spregiudicato dei finanziamenti pubblici.

La ridicola ammenda di pochi giorni orsono per il mancato mantenimento degli impegni la consideriamo l’ennesima presa in giro.

Non è comunque questa la nostra visione di fare impresa. Come precedentemente ricordato quello che più ci infastidisce riguarda il vezzo di nascondersi dietro le maestranze usandole come primaria merce di scambio. Ci riferiamo principalmente per quanto riguarda i finanziamenti sulla legge 6, specificatamente riguardo al metodo valutativo quindi per le aziende di una certa dimensione.

I piccoli imprenditori trentini con i propri collaboratori non operano in tal senso; avranno pure i loro difetti, chi è immune lanci la prima pietra, ma ne conoscono il valore come l’importanza di questi nella loro impresa.

Per costoro non sono numeri e non si permettono gli atteggiamenti delle grandi imprese dove le fabbriche e i loro lavoratori sono come le pedine al gioco del Risico. E’ risaputo che il PIL della nostra nazione, della nostra provincia sono sostenuti dalle Pmi, l’innovazione e la crescita partono sempre dal basso con il duro lavoro e forza di volontà non dai seminari punto 3, punto 4.

Proponiamo che alle imprese specie se in difficoltà che richiedono l’intervento di Trentino Sviluppo sotto qualsiasi forma, utilizzando la procedura valutativa della norma, venga richiesto come primo adempimento il pagamento dei salari pregressi ed il versamento della liquidazione e degli oneri sociali o quantomeno che questi vengano depositati su un conto espressamente riservato almeno nel momento in cui prendono i finanziamenti provinciali.

Se durante il periodo finanziato non ottemperano a questo impegno salta l’accordo ipso facto con le conseguenza del caso. In fondo è giustizia sociale, è un ritorno alle origini della norma di tutela contrattuale, un risparmio economico per la collettività. Questo porterebbe più attenzione nelle imprese ben sapendo l’imprenditore che senza questa riserva non potrà accedere agli aiuti pubblici. Stessa metodologia di tutela per le imprese che vengono da fuori provincia e finanziate dalla Pat. Ovviamente il controllo deve essere ferreo e non come sta avvenendo spesso con la stipula di un nuovo accordo migliorativo.

Siamo convinti che le forze sindacali e la stessa classe politica concorderanno con noi, considerando che saranno stanchi di situazioni già conosciute. L’Assessore competente in economia e lavoro avendo il doppio incarico non avrebbe alcuna difficoltà a predisporre le cose velocemente. Conoscendo poi la sua sensibilità sociale pensiamo non vi siano problemi politici ostativi. Attendiamo fiduciosi.

Analizzando infine la struttura della legge 6 è facile capire la mancanza di equità proprio perché le risorse impegnate non osservano la centralità dell’impresa ma la suddivisione per comparti economici e con le ulteriori suddivisioni permette l’elargizione di fondi provinciali in maniera, diciamo, più mirata. L’allora Presidente Dellai ad inizio della Sua ultima legislatura voleva correggere tale distonia ma ha dovuto fermarsi.

Ecco perché nel comparto industriale delle grandi imprese locali molto ci sarebbe da dire e da commentare specie sulle discrezionalità che i Conchiusi di Giunta Provinciale per il settore economico – fin dove la liceità? – hanno determinato in barba alla legge sulla trasparenza Dl Gs.14 marzo 2013 n°33 poi modificata con L.R. 29 ottobre 2014 ,n°10 come modificata dalla legge regionale 15 dicembre 2016,n° 16.

L’uso dei Conchiusi di Giunta ha permesso una mancanza di controllo ed un potere inusuale e discrezionale all’Assessore all’Economia imponendo però a Trentino Sviluppo di operare senza la dovuta pubblicità e trasparenza. Preme ricordare che Trentino Sviluppo è sì una società per azioni, ma con socio unico la Provincia e quindi Ente Pubblico a tutti gli effetti. Spiace che alla minoranza in Consiglio Provinciale siano sfuggiti certi passaggi. Si abbia il coraggio di renderle pubbliche. La trasparenza provoca si critiche ma anche consenso se si è operato correttamente con la dovuta equità.

Lo stesso Garante Dott. Cantone intervenendo su altri temi, ai primi di Aprile, si è sentito in dovere di ricordarci l’esistenza di questa legge. Anche le normative Europee lo richiederebbero. Interessante sarebbe conoscere il risultato delle visite degli Ispettori Comunitari in Trentino Sviluppo, l’omertà non è buon indice.

Da ciò appaiono evidenti le distonie esistenti da noi da sempre denunciate. Trentino Sviluppo poi non comprende tutte le categorie economiche, ovviamente il Commercio è escluso. A noi solo l’onere di finanziare.

Che dire poi dell’export quando ci si impegna solo per pochi sotto settori e anche questi limitati a talune realtà . Perchè Assindustria tiene ancora in piedi Trentino Export, finanziata prevalentemente dalla Pat quando esiste in Trentino Sviluppo una divisione ad hoc?

E partendo da qui si potrebbe disquisire sulla legge Madia. Siamo convinti che basti l’accenno. Per innovazione e ricerca stendiamo un velo pietoso viste le ricadute sul territorio e la scelta anacronistica di considerare per l’incentivazione solo l’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica. Le motivazioni le conosciamo dopo anni.

Come appare evidente, esiste un meccanismo normativo provinciale perfettamente articolato in cui solo le imprese esterne trovano convenienza e facilitazioni per il loro inserimento in trentino. Vengono incluse certe aziende locali che per la nostra realtà sono di grandi dimensioni e quelle che debbono essere sostenute. Ci sembra si operi solo per scelte di convenienza politica. Non è certo un approccio che troviamo corretto.

Il mondo è ormai cambiato, la situazione congiunturale ha modificato tutti i parametri, la gente si è fatta più attenta e critica. La comunità non è più disponibile a subire certe situazioni e le differenziazioni sociali sempre più evidenti non sono più giustamente tollerate. Non è più il tempo dei “piazeroti”.

La causa di tutto ciò è nella politica che distribuisce gli incarichi istituzionali e di sottogoverno seguendo logiche tutte sue particolari piuttosto che la dovuta professionalità e le necessità oggettive della comunità che dovrebbero tutelare. Anche In Cciaa ciò è avvenuto.

La Cooperazione nell’economia trentina deve essere considerata proprio per la sua trasversalità anche nella rappresentatività nelle associazioni di categoria , la sua influenza anche sulle scelte politiche, il suo peso nel settore creditizio e finanziario locale. Tutto il Trentino è cooperativo. La loro criticità preoccupa come l’arroganza dei loro vertici anche se nutriamo fiducia nel nuovo corso.

La diversa concezione ed il comportamento sono stati determinanti nel tempo passato. Di questo ringraziamo la vecchia generazione cooperativa che ha aiutato il nostro territorio, le nostre aziende a crescere. Non possiamo dire la stessa cosa di chi ha governato il recente passato, per taluni ancora il presente. Questione di uomini che conoscendo il peso di questo mondo ha dimenticato le vecchie regole ed i principi mutualistici per cui il movimento era nato. Vale anche per l’apertura di credito che tutti noi abbiamo dato.

La mutualità oggi, ovunque si guardi, mi sembra esiste solo sulla carta. I fatti non ci smentiscono. Le vicende Cooperative ci coinvolgono tutti e non si possono tralasciare i fatti gravi accaduti, che di fatto hanno influenzato l’economia trentina:

• quindi le vicende del loro comparto edilizio, Btp in primis che ricordiamolo era una controllata del Consorzio Lavoro Ambiente assieme alla Marsilli sempre di proprietà della cooperazione. La filiera edilizia ne ha pesantemente risentito.

• la guerra fratricida del mondo vitivinicolo cooperativo che è sfociata con la crisi delle Cantine di Lavis con ripercussioni anche di immagine per tutto il comparto provinciale. Inoltre la loro arroganza nei confronti della imprenditoria privata che sta facendo proliferare discordie di nessun vantaggio.

• Le vicende dell’agroalimentare Sait compreso, che per anni con prosopopea di onnipotenza ha cercato una guerra fratricida con la distribuzione privata rifiutando circa un ventennio fa la nostra proposta di fare sinergie e di creare un polo alimentare trentino. Questa per megalomania e per mire immobiliari. Il risultato ormai sotto gli occhi di tutti.

• Il mondo del credito cooperativo con le sue criticità che hanno costretto certe scelte di fusione molte senza logica territoriale che, per miscelare le perdite, sembrano la fotocopia dell’operazione vissuta alcuni anni orsono con i Caseifici. Le conseguenze sono oggi fin troppo evidenti.

E’ necessario soffermarci su quest’ultimo punto proprio per l’influenza che, nonostante la forte flessione di quote di mercato, il credito cooperativo ha ancora nell’economia locale con le Casse Rurali. Significative le vicende che da mesi appaiono sui media.

Non ci è sfuggito quanto rilevato dal settimanale L’Espresso di data 23 aprile 2017, n°17 riguardo le criticità esistenti. Molte le possibili difese adducendo che i dati non sono recenti, che vi sono state delle fusioni, che ora parte Ccb. Tutto vero ma per capire bisogna osservare a monte le cause del loro indebolimento.

Si passa dai continui incrementi contributivi richiesti da Cassa Centrale negli anni sino a doversi sacrificare a salvaguardare le società cooperative in crisi. Ovviamente tali scelte sono state pagate da cittadini ed imprese ed ora dai loro lavoratori con le conseguenti riduzione del personale.

Il forte calo di quote di mercato rilevato media dimostra lo scollamento ormai esistente con comunità ed imprese e la perdita di immagine di territorialità. La criticità determinata da tante scelte errate ha provocato la necessità delle fusioni. La creazione di Ccb forse nasconde l’ormai incapacità di gestire autonomamente il sistema.

Da tutto ciò non e’ trascurabile l’effetto evidenziato dal quotidiano L’Adige domenica scorsa ipotizzato la loro necessità di ridurre ulteriormente i crediti alle imprese. Proprio da queste situazioni il credit crunch è aumentato per le PmiTrentine sino a raggiungere livelli devastanti.

Non ci vogliano far credere che tutto è causa delle scelte comunitarie. Per le Pmi ma anche per i cittadini assistiamo non solo alla richiesta di garanzie esorbitanti ed illogiche ma anche l’utilizzo della richiesta di garanzia restitutiva in forma estremamente coercitiva.

Nutriamo preoccupazione per gli inizi del 2018 quando diverranno operative le nuove normative bancarie a cui bisognerà aggiungere, non si conoscono ancora, le modalità e la stessa portata degli stress test di competenza BCE con la capogruppo oltre alle verifiche che questo ente concorderà con Banca Italia per le singole banche del sistema. Facile supporre tutto quanto sarà a carico di imprese ed famiglie.

E’ bene ricordare che da anni hanno impropriamente un loro Assessorato autonomo. Molto su questo ci sarebbe da discutere nella situazione attuale ma niente da eccepire se il loro interesse fosse quello realmente solo mutualistico. Non siamo d’accordo quando sappiamo che questo è ormai nel dimenticatoio ed il loro interesse primario, è rivolto alle loro società si sono trasformate di fatto in grosse spa e se non esistesse la loro rilevanza lobbystica che ha condizionato e condiziona ancor le scelte politiche.

Sempre sul credito mettiamo poi un velo pietoso sui Confidi. Di fatto siamo perfettamente allineati alla giuste rimostranze di Assindustria anche se non condividiamo la loro strategia di riordino. Domandarsi poi cosa fa il nostro rappresentante Enzo Bassetti, seppur in minoranza, è cosa giusta e doverosa considerando che il credito per le nostre imprese non viene elargito in modo soddisfacente nonostante la forte liquidità.

E’ facile presupporre che i soldi pubblici dati per l’operatività non siano stati usati ma che giacciano in qualche istituto di credito. Non crediamo sia questo il core business di Confidi. Sembra strano non aver rilevato commenti da parte dell’Assessore competente Olivi alla presentazione del bilancio 2016. La stessa Confcommercio non è mai intervenuta come dovrebbe e più volte come Vice Presidente lo ho fatto rilevare sollecitando una presa di posizione. Il risultato: “solo fumo ,niente arrosto.”

Solo alla fine, ancora un po’ di pazienza. Molte sono le problematiche di carattere politico che hanno lasciato il segno negativo sulla collettività e bisogna dar adito alle rappresentanze sindacali di forti prese di posizione a cui diamo merito di essersi presi onori ed oneri. Noi come rappresentanze imprenditoriali abbiamo lasciato un silenzio assordante non certo di buoni auspici. Penso sia doveroso un forte “mea culpa”.

Parliamo dei privilegi della politica, degli scandali di alcune partecipate della Pat e di quelli cui sono incappati alcuni Consiglieri Provinciali, degli infortuni di alcune società pubbliche e di anomalie fin troppo evidenti nei finanziamenti, negli intrecci, che si intravvedono leggendo i quotidiani locali tra pubblico e privato. Di tutto ciò si sente parlare anche in considerazione di fatti cui spetta alla magistratura oggi scioglierne i dubbi.

Ormai appare evidente, è sulla bocca di tutti, che esiste un cerchio magico generalizzato che da sempre si autoalimenta frenando e condizionando le scelte politiche. Il declino e lo sgretolando appare sempre più imminente proprio perché i vari “Zeus”, “Illuminati” o come li si voglia chiamare ormai ebbri di “poteri sovrannaturali” sentendosi ormai onnipotenti hanno dimenticato anche il pudore oltre che le regole di etica e di morale.

Esiste una trasversalità ormai evidente in ogni dove che governa il Trentino che si è dimenticata dei vecchi detti che ricordavano che quando si sale sopra certe quote è necessario avere l’umiltà e l’attenzione di non ammalarsi di “mal di montagna”. La loro arroganza e la loro sete di potere e di pecunia è andata via via aumentando senza ritegno e senza limiti. I risultati e le sequenze parlano per tutti. In questi anni abbiamo visto e subito le conseguenze di tali incidenti.

Oggi i nodi vengono al pettine sempre più frequenti e sono picconate alla nostra Autonomia. Tutto questo Le nuoce molto più degli attacchi esterni ed oggi è purtroppo debole proprio per troppi fatti eclatanti.

Secondo la nostra opinione la classe dirigente dovrebbe essere responsabile del ruolo e del bene comune che rappresentano anche quando operano in imprese o attività private. Le vecchie regole, sintetizzate nel “dare il buon esempio” dovrebbero essere la strada maestra e valgono tuttora anche se talvolta dimenticate come appare purtroppo evidente.

Da sempre denunciamo questa situazione e richiediamo, inascoltati nelle scelte ed interventi per le Pmi locali. Da molti anni esortiamo nelle nostre assemblee un comportamento basato sull’ etica e sulla morale, sull’equità equità e pari dignità, sul rispetto, sempre inascoltati, forse derisi, sicuramente penalizzati.

La situazione odierna dovrebbe far riflettere tutti e segnare un cambio di passo. Ebbene queste scelte sbagliate che da sempre denunciamo hanno portato il Trentino in una palude, prima fra tutte morale da cui è necessario uscirne. Il mondo è ormai cambiato, la situazione congiunturale ha modificato tutti i parametri, la gente si è fatta più attenta e critica. La collettività non è più disponibile a subire certe situazioni non tollera i famosi “piazeroti” ed il susseguirsi di scandali. Le differenziazioni sociali sempre più evidenti non sono più giustamente tollerate.

Con la crisi attuale si è scientificamente indebolito il ceto medio, le Pmi secondo uno schema ormai usuale che definire borbonico è indice di gentilezza. Gli enti intermedi non rispettano più le necessità dei loro associati. Esiste ormai una profonda scollatura tra vertici e base associativa. Si è creata in molti ambiti una casta ormai incurante delle necessità dei loro soci che si autoalimenta e i cui vertici si sostengono trasversalmente con ritocchini anche statutari per rimanere nelle posizioni privilegiate.

L’etica e la morale sono una priorità e lo strumento primario per il rilancio come giustamente ha asserito il nostro Presidente Mattarella che indica che “il rapporto tra etica ed economia non può esaurirsi in regole da rispettare ma se viene assunto come criterio collaterale alla vita delle comunità locali il rispetto del collegamento avviene più efficace, naturale, avvertito e vissuto”. La credibilità della classe dirigente è quindi il primo passo per crescita e sviluppo.

L’attuale Confcommercio non è immune da tutto ciò. Sono anni che la nostra Associazione combatte isolata la battaglia per un forte ritorno di autonomia sindacale. In mille maniere ci siamo adoperati per riequilibrare il sistema inutilmente.
Anche in questo mandato abbiamo creduto e sperato in un cambiamento, in un ripensamento fuori dalle solite logiche, in un ritorno primario del ruolo sindacale.

Abbiamo accettato la Vice Presidenza di Confcommercio rinunciando a partecipare al Cda della Servizi Imprese, considerando che era necessario per normalizzare la situazione creatasi. Le nostre regole, da illo tempore, non permettono al Presidente della nostra Associazione di partecipare ai Cda della controllate salvo che nella finanziaria in cui per delibera del Consiglio Generale Unione dovevano partecipare solo i componenti di Giunta Unione. Il nostro statuo lo prevede.

Come ringraziamento articoli non certo edificanti sui media di chiara matrice interna cui non abbiamo dato peso conoscendo i soggetti.

Abbiamo imposto assieme al collega Marco Fontanari, che ha delega specifica, l’attivazione dell’ufficio sindacale, formazione, europa. Finalmente dopo 20 anni l’Unione si è nuovamente strutturata in questo settore.

E’ corretto rilevare i meriti dell’ uffico legale sotto il controllo della dott. Mila funziona egregiamente anche se opera da sola. Dovrebbe essere potenziato; ci impegneremo in questo.

Per il resto gettiamo un velo pietoso specie per quanto riguarda il settore riguardante l’economia e la politica economica di fatto inesistente.

In un anno si poteva riorganizzare il sistema considerando che a breve vi sarà un necessario anche cambio generazionale ma salvo pochi manca la volontà politica nostra interna che invece è molto attenta ad altri equilibri.

Volutamente non parlo delle Segreterie delle Associazione che sono autonome per Statuto ed i cui Presidenti le regolano come meglio credono. Di queste ovviamente non mi sono mai interessato.

Le finanze del Gruppo Unione vanno a gonfie vele grazie principalmente a Seac e Servizi imprese il cui Presidente Fontanari sta facendo un ottimo lavoro.

Esistono delle criticità derivate dalla gestione di Confcommercio Trentino imputabili tutte al precedente mandato in cui Bort, sempre a Roma aveva delegato il Suo Vicario Massimo Piffer senza indirizzare e controllare adeguatamente il suo operato. Di fatto una situazione simile ad una barca nella tempesta in cui non è il comandante che indica la rotta, ma il cuoco di bordo che ci dice cosa mangeremo domani. Oggi si sta cercando di recuperare lentamente sempre che Bort lo consenta tra i suoi mille distinguo.

Bisogna prendere atto che la situazione ormai implica la necessità di una rifondazione di Confcommercio Trentino partendo dalla modifica statutaria che riequilibri le carature non proporzionate con il reale peso delle varie categorie. Si potranno così ristabilire gli equilibri e sanare l’odierno domino di due categorie piglia tutto, Dettaglio ed Unat, che impropriamente, sia per il numero degli Associati come per il peso specifico in economia e occupazione, detengono assieme la maggioranza assoluta del componenti soffocando in questi anni in ogni dove le altre categorie grazie al Presidente Bort che ha sfruttato abilmente e cinicamente il dividi ed impera elargendo nomine e prebende nelle consociate, inventandone di nuove con piccoli ritocchini statutari secondo un ben determinato schema Cencelli da prima repubblica.

Di fatto gestisce ormai la Confcommercio come se fosse una spa con socio unico talvolta con interessi contrastanti l’attività ed operatività sindacale.

Il forte calo di Associati negli anni sta a dimostrare quanto asseriamo. Una riduzione ed una moralizzazione nelle nomine e nei compensi sono ormai necessarie. Vi dovrà essere reale partecipazione e suddivisione dei ruoli fra gestione politica sindacale e societaria. Il controllore non può nominarsi controllato e definirsi anche il compenso ed i benefit.

La nostra è la volontà di una revisione statutaria seria e non dei soliti ritocchini necessari per mantenere lo status quo ed il mantenimento dei diritti acquisiti per la Presidenza e della sua corte dei miracoli. In Consiglio Generale la ha richiesta il Past President dei RIstoratori Danilo Moresco ed è stata da noi appoggiata. E’ passato qualche mese ma dalla Presidenza ancora nessuna notizia in merito .

Confcommercio Trentina deve ritornare ad essere un sindacato autonomo forte e credibile, critico ma propositivo. Questo è sempre stato il nostro impegno. Avremo comunque modo di parlarne approfonditamente entro fine anno con una assemblea ad hoc in cui valuteremo tutti i dati e decideremo la linea.

Una cosa è certa così non si può andare avanti. Vedremo intanto nel frattempo se vi è la volontà di cambiamento e del mantenimento degli impegni assunti ad inizio mandato.

In quell’occasione approfondiremo anche le tematiche relative la legge sulla razionalizzazione dei controlli nelle imprese che così come presentata non ci convince come abbiamo già avuto modo di dire.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

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