Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Il divieto di entrare in centro storico e la militarizzazione della passeggiata limitano la libertà di manifestare.

Ieri pomeriggio circa un centinaio di persone hanno partecipato alla Passeggiata Solidale promossa dall’Assemblea Antirazzista di Trento per denunciare le gravi criticità del sistema d’accoglienza trentino e portare la voce di coloro che ammassati in 265 sono costretti a vivere all’interno della struttura Fersina.

L’obiettivo principale dell’iniziativa era quello di sensibilizzare la comunità trentina, di informarla sulle ignobili condizioni della “Residenza” Fersina e sulle enormi difficoltà che i tagli voluti da Salvini e Fugatti al sistema di accoglienza, nonché il decreto sicurezza approvato lo scorso 5 ottobre, stanno provocando sui richiedenti asilo.

La Passeggiata, partita da Piazza Dante, ha attraversato la città dirigendosi al centro di accoglienza in via al Desert con l’intento simbolico di unire il centro alla periferia, il luogo della politica istituzionale, che senza tenere conto dei diritti fondamentali prende le decisioni, a chi invece le subisce sulla propria pelle. Un momento molto importante è stato l’incontro con le persone accolte al Fersina, per far percepire la vicinanza e solidarietà, far capire che non sono sole.

Un’iniziativa di critica radicale alle politiche governative, ma comunicativa e gioiosa.
Ad attirare l’attenzione dei trentini e turisti presenti in città, e suscitare stupore, è stata però la massiccia presenza di agenti e camionette delle forze dell’ordine. Fin dalla partenza in piazza Dante erano presenti agenti in antisommossa e numerosi mezzi che durante tutta la Passeggiata ci hanno letteralmente accompagnato aprendo e chiudendo il corteo.

L’iniziativa già aveva subito l’assurda prescrizione da parte del Questore di non poter attraversare il centro storico, in più in prossimità di via Pozzo e piazza Fiera si trovava schierata la celere e un blindato posizionato per chiudere l’accesso alle vie.
Nonostante l’immotivata e provocatoria presenza di un numero così alto di forze dell’ordine e un acquazzone per buona parte del percorso, la camminata è riuscita ad arrivare a destinazione.

Ma alla Residenza è andata in scena l’ennesima prova di forza della Questura: all’entrata del vialetto che porta al centro d’accoglienza è stata posizionata un’altra camionetta con circa una decina di agenti in tenuta antisommossa. Scudi, caschi e facce tese a rappresentare una situazione a dir poco ridicola. Alla domanda di alcuni partecipanti del perché ci fosse questa presenza minacciosa, la risposta da parte dei responsabili dell’ordine pubblico è stata pilatesca: “Noi eseguiamo ordini”…

In realtà la presenza del cordone di polizia proprio all’entrata aveva un duplice intento: da una parte rimarcare la divisione tra “trentini” e “richiedenti asilo”, tra quel centro che decide e una periferia nascosta che subisce imposizioni e ghettizzazione, dall’altra di rendere difficile l’incontro e lo scambio. Ciononostante alcuni richiedenti asilo si sono fatti coraggio e sono usciti dal Fersina a chiedere cosa stesse succedendo ed i motivi della manifestazione.

Nè è nato un racconto a più voci delle condizioni di isolamento e precarietà che vivono all’interno: abbiamo ascoltato parole di stanchezza, scoraggiamento, incredulità, a volte anche rabbia. E proprio perché abbiamo a cuore i diritti e la dignità di tutta la comunità, sappiamo che è urgente invertire la rotta e dare la possibilità anche a chi è accolto alla Fersina di vivere in condizioni dignitose e di poter esercitare fino in fondo il diritto al lavoro e a ottenere un permesso di soggiorno. Di fronte abbiamo un compito comune: trovare i modi per raccontare quanto accade all’interno dell’accoglienza, sostenere le forme di autorganizzazione e solidarietà interna tra i richiedenti asilo, intrecciare e implementare le reti di solidarietà e mutualismo presenti nel territorio provinciale per costruire una vera alternativa a questo modello fallimentare.

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Assemblea Antirazzista Trento