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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

ASPROC – ASSISTENTI SOCIALI PROTEZIONE CIVILE * A TRENTO IL CONVEGNO FORMATIVO: FORNO, « IN REGIONE QUASI 30 GLI ISCRITTI, INTERVENIAMO QUANDO LE COMUNITÀ SONO FERITE »

Intervengono superati i primi tre giorni dedicati alla primissima emergenza. Sono professionisti e sono volontari che rispondono alla chiamata della Protezione civile per fronteggiare i nuovi bisogni delle comunità colpite da eventuali calamità. Sono gli Assistenti sociali per la protezione civile (in acronimo Asproc), un’associazione nata nel 2015 e oggi attiva in tutto il Paese, Trentino incluso. Questa mattina, nell’aula Kessler del dipartimento di Sociologia, hanno raccontato come intervenire e quali competenze dispiegare dinanzi a bisogni improvvisi che si palesano. Così come accaduto lo scorso autunno in Val di Sole, quando Dimaro è stata travolta da un fiume di fango.

“Un lavoro stra-ordinario”, recita il sottotitolo del convegno. Una descrizione efficace per spiegare il senso di un impegno condiviso dagli assistenti sociali iscritti all’associazione.

“Asproc è un’associazione nazionale di protezione civile e di natura ordinistica: i soci sono infatti tutti assistenti sociali iscritti all’albo – premette Monica Forno, presidente nazionale di Asproc – A differenza di altre associazioni di volontariato, c’è quindi il requisito dell’appartenenza professionale”. La presidente, a Trento, ha ricordato la recentissima parabola dell’associazione: “Una realtà relativamente giovane, che s’è costituita nel 2015, poco prima del sisma nel Centro Italia, ovvero la prima missione che ci ha impegnate attivamente”.

Al di là dell’evidente necessità di rispondere tempestivamente ai bisogni immediati, di primo soccorso alle vittime, in occasione di cataclismi o altre emergenze si aggiungono molte altre necessità: “Quando si verifica una calamità, un’alluvione o un sisma, prima di tutto si pone una necessità concreta: spostare i massi, salvare le vite umane – spiega Forno – Ma al tempo stesso è necessario fornire servizi e rispondere a nuovi bisogni.

Ed è qui che interviene Asproc: ci occupiamo di servizio sociale nell’emergenza, quindi interveniamo nelle 72 successive al verificarsi dell’evento”. Le prime ore sono infatti dedicate ai bisogni immediati “e gli spazi – aggiunge la presidente – vanno lasciati liberi alle forze di primo intervento”. In seconda battuta, nelle 72 ore successive, dall’emergenza si passa alla fase di “assistenza alla popolazione e di ricostruzione”. Sia materiale sia di sostegno alle persone colpite.

“Noi interveniamo là dove le comunità sono ferite e gli individui sono fragili – riflette Forno – l’assistente sociale lavora costantemente con la fragilità ma nell’emergenza le necessità delle persone sono chiaramente accentuate: ai bisogni già presenti si aggiungono quelli emergenti e, nostro compito, è rinsaldare il sistema e le comunità per cementare ciò che resta”.

Un’attività, quella degli associati ad Asproc, che rientra nel volontariato: i professionisti e le professioniste offrono le proprie competenze adoperandosi nelle missioni a titolo gratuito. Quanto ai numeri, nel complesso in Italia in questi primi anni gli iscritti sono 170, distribuiti in 10 unità regionali (tra queste c’è anche il Trentino Alto Adige). E proprio nella nostra regione, l’adesione è significativa: quasi 30 sono gli assistenti sociali iscritti.

Una partecipazione vivace che si riflette anche negli eventi formativi organizzati sul territorio. Come quello di questa mattina, organizzato da Asproc e dall’Ordine regionale degli assistenti sociali al dipartimento di Sociologia. “Un evento – spiega Marisa Dubini, presidente Asproc del Trentino Alto Adige – che ha una duplica valenza: sia raccontare come si sono organizzati i colleghi della val di Sole, in risposta all’alluvione, sia per formare tutti i professionisti che, all’improvviso, si possono trovare a dover gestire l’emergenza”.

Nuovi bisogni abitativi, persone sfollate, servizi domiciliari da ridisegnare: l’elenco delle nuove necessità è lungo. “E noi – rimarca Dubini – abbiamo una grande responsabilità professionale: essere competenti sempre, in tutte le situazioni”. Compresa l’emergenza. “Ovvero – conclude la presidente regionale – quando il disagio diventa esponenziale”. E per saper fronteggiare al meglio tali eventi, l’imperativo è uno in particolare: fare formazione continua “in tempo di pace”.