PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (12ma puntata format Tv)

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Cna-Shv) – Dagli ultimi dati del centro studi di Cna emerge con chiarezza come il 2016 sia stato l’anno nero per l’artigianato nel resto del Paese. Ma questi dati confermano altresì che la parziale tenuta del mercato locale dimostra quanto sia necessario strutturare e se possibile rafforzare le misure prese dal governo locale in favore delle Pmi. Non c’è infatti una vera ripresa per le imprese artigiane. Gli ultimi dodici mesi ne hanno spazzate via quasi 16mila in tutta Italia. Alla fine del 2016 il numero di imprese artigiane in attività ha toccato il valore più basso del nuovo millennio, scendendo a complessive 1.342.389 unità, stock ridottosi in un anno di 15.811. Ogni giorno, insomma, in Italia ben 43 aziende hanno abbassato la serranda senza essere sostituite.

La riduzione rispetto al 2015 è stata dell’1,2 per cento. Un calo particolarmente pesante, soprattutto se comparato ai dati macroeconomici del sistema Italia. Nel 2016, infatti, il numero complessivo delle imprese registrate alle Camere di Commercio è aumentato di 41mila unità circa, con una variazione positiva dello 0,7 per cento. Il prodotto interno lordo è stimato in crescita dello 0,8 per cento. I posti di lavoro sono saliti dell’1,1 per cento, ben 242mila occupati in più nell’arco dei dodici mesi in esame. La decimazione si è accanita principalmente su tre settori: le costruzioni, che archiviano una perdita di 15.089 imprese (-2 per cento), le attività manifatturiere (-5.471 attività, pari al -1,7 per cento), i trasporti (-1.928 imprese, pari al -2,1 per cento). Non manca qualche luce in questo panorama. In controtendenza risulta il settore dei servizi: le imprese attive nel noleggio, i viaggi e i servizi di supporto alle imprese sono aumentate del 3,9 per cento (+1.893) e quelle attive nei servizi per la persona sono cresciute dello 0,5 per cento (+864).

L’erosione della base produttiva artigiana è frutto sostanzialmente della scarsità di nuove imprese. Nel 2016 si è toccato il record negativo del nuovo millennio con appena 82.995 new entry (erano state oltre 114mila nel 2000, più di 137mila al picco del 2007). L’anno scorso sono calate, è vero, anche le cessazioni (-98.806 imprese, pari al 7,4 per cento) ma non tanto da compensare il calo di natalità. Insomma, denuncia la Cna, necessita ridare forza all’intero comparto a partire proprio dai settori maggiormente colpiti e che paradossalmente hanno al loro fianco la maggiori potenzialità di lavoro e di crescita. Infatti se riqualifichiamo e risaniamo gli edifici e se proteggiamo al meglio il settore trasporti, settore che ha sempre più la necessità di consegnare direttamente la merce ai cittadini per l’esplosione dell’ e-commerce, avremo permesso alle nostre ditte e ai nostri giovani di ritornare a credere in questi due importanti segmenti dell’economia che sono il traino tradizionale delle restanti categorie produttive.