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ARCIDIOCESI DI TRENTO * PASQUA: VESCOVO TISI, « DIO TRA LE TENEBRE CI MOSTRA IL SEPOLCRO APERTO, È LUCE GENTILE CHE TUTELA LA LIBERTÀ DEL NOSTRO SÌ » (OMELIA)

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11.11 - domenica 9 aprile 2023

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota inviata all’Agenzia Opinione) –

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“Tra le tenebre, Pasqua ci mostra il sepolcro aperto. Dio è luce gentile che tutela la libertà del nostro sì” “Pasqua racconta il nostro desiderio di trovare una traccia di luce, un appiglio per far fronte alle tenebre dell’ora presente”. È la premessa con cui l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi introduce l’omelia del solenne pontificale di Pasqua in cattedrale (ore 10, diretta TV e streaming), animato dalla Cappella musicale del Duomo.

Tra le “tenebre”, don Lauro pone anzitutto “la guerra che insanguina l’intera umanità”. Ma nelle tenebre rientrano anche i recenti fatti di cronaca locale: “Non meno buia – prosegue – è la solitudine che abita in tante case e di cui in queste settimane la comunità trentina ha fatto esperienza in modo tragico. Oscura è la pagina vergata dal dolore che racconta la vita di tante famiglie assalite dalla morte improvvisa dei propri cari. Faccio mia, a questo riguardo, l’angoscia dei genitori di Andrea e di tutta la comunità di Caldes. Drammatica e apparentemente senza fine la violenza sulle donne che in queste ore ci vede in apprensione per le vittime dell’ennesimo dramma consumatosi in Trentino”.

Alle tenebre, così come al buio che adombra i seguaci di Gesù dopo la sua morte, fa da contraltare la scoperta della pietra spostata dal sepolcro. “Indizi del sepolcro aperto – attualizza don Lauro – sono le nostre comunità, istintivamente capaci di stringersi attorno a chi è visitato dalla morte: lo abbiamo sperimentato, in questi mesi, in tante occasioni. Sepolcro aperto sono le “tante biografie nascoste intrise di dedizione gratuita”, le “stanze dei nostri hospice”, gli “occhi dei nostri giovani proiettati sul futuro” e “capaci di offrire a tutti una lezione di speranza”.

Affinché la Pasqua sia autentica, monsignor Tisi invita a considerare “i gesti pasquali di Gesù. Su tutti, la mitezza del suo morire, lontano dall’odio, che riserva ai crocifissori solo compassione e tenerezza”. Gesti che, a detta dell’Arcivescovo, “rivelano un amore “altro”, un amore diverso, che scardina le porte della morte”. “A noi che, nonostante i segni pasquali, fatichiamo a dar credito al Risorto, venga in soccorso – conclude don Lauro – il vento leggero dello Spirito Santo per ricordarci che Dio è luce gentile e ci accosta in punta di piedi per tutelare la libertà del nostro sì”.
Tra coloro che hanno detto il loro “sì” alla prospettiva cristiana, i tre catecumeni adulti, tutti di nazionalità italiana, ai quali l’arcivescovo Lauro ha conferito il battesimo nella Veglia Pasquale di ieri sera in Duomo.

A tutti voi e alle vostre famiglie, anche da parte di don Lauro, l’augurio di una serena Pasqua!

 

 

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Omelia Domenica di Pasqua (Cattedrale 09 aprile 2023)

Il buio in cui si avventura Maria di Magdala nel mattino di Pasqua è il buio del tradimento, del male e della morte che sembrano avere l’ultima parola sulla vita dell’uomo. Questo buio ci appartiene e non raramente ci schiaccia e ci paralizza. Il convocarci in questa mattina di Pasqua racconta il nostro desiderio di trovare una traccia di luce, un appiglio per far fronte alle tenebre dell’ora presente.
Tra le tenebre senz’altro uno spazio grande lo occupa la guerra che insanguina l’intera umanità.
Ma non meno buia è la solitudine che abita in tante case e di cui in queste settimane la comunità trentina ha fatto esperienza in modo tragico.
Oscura è la pagina vergata dal dolore che racconta la vita di tante famiglie assalite dalla morte improvvisa dei propri cari. Faccio mia, a questo riguardo, l’angoscia dei genitori di Andrea e di tutta la comunità di Caldes.

Drammatica e apparentemente senza fine la violenza sulle donne che in queste ore ci vede in apprensione per le vittime dell’ennesimo dramma consumatosi in Trentino. Nel buio del suo camminare, Maria di Magdala trova il sepolcro aperto. Anche questa esperienza ci appartiene. Indizi del sepolcro aperto sono le nostre comunità, istintivamente capaci di stringersi attorno a chi è visitato dalla morte: lo abbiamo sperimentato, in questi mesi, in tante occasioni.

Sepolcro aperto sono le biografie nascoste di tanti uomini e donne che nel momento dell’addio si rivelano intrise di dedizione gratuita.
Sepolcro aperto sono le stanze dei nostri hospice, dove l’umano si fa tanto più intenso quanto più si avvicina all’ultimo passo.
Sepolcro aperto sono gli occhi dei nostri giovani proiettati sul futuro, custodi di germogli di novità e capaci di offrire a tutti una lezione di speranza.
A Maria di Magdala, così come a noi, non basta tuttavia vedere la pietra ribaltata per credere alla Risurrezione. Sulle prime, infatti, ella stessa pensa che quella pietra sia stata spostata per sottrarre il corpo del Signore. È necessario, con Pietro e l’altro discepolo, entrare nel sepolcro, accostare i segni della vita, per poi liberare la fede nel Risorto.

Serve, ancora una volta, leggere quei segni avendo davanti agli occhi i gesti pasquali di Gesù. Su tutti, la mitezza del suo morire, lontano dall’odio, che riserva ai crocifissori solo compassione e tenerezza.
Non mi stancherò mai di dirlo: essi, nella concretezza di un umano assolutamente innovativo, rivelano un amore “altro”, un amore diverso, che scardina le porte della morte. A noi che, nonostante i segni pasquali, fatichiamo a dar credito al Risorto, venga in soccorso il vento leggero dello Spirito Santo per ricordarci che Dio è luce gentile e ci accosta in punta di piedi per tutelare la libertà del nostro sì.

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