VIDEONEWS & sponsored

(in )
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

ANPI TRENTINO * VATTARO: « SABATO 8 MAGGIO SARÀ RICORDATO IL SACRIFICIO DEI SETTE PARTIGIANI, IL 4 MAGGIO 1945 MORIRONO SOTTO IL FUOCO NAZISTA »

Anche quest’anno, “2021”, l’Anpi del Trentino ricorderà in collaborazione con l’Amministrazione Comunale della Vigolana in una pubblica iniziativa i sette partigiani trucidati dai nazisti in fuga a Vattaro il 4 maggio del 1945, a guerra di fatto conclusa. Ricordiamo i loro nomi: Arduino Pasquali, Rodolfo Corradi, Giovanni Cera di Dom., Giovanni Cera di Val., Romeo Penner (di Lavarone), Domenico Zotta e Gianna Troselli,

Delegazioni di Trento e di Vicenza dell’Associazione partigiani tornano nel paese per onorare, davanti alla stele che ricorda l’eccidio, quei giovani che appartengono, a pieno titolo al grande movimento della Resistenza, determinante per la liberazione dell’Italia, la conquista della Costituzione repubblicana e della stessa autonomia della nostra Regione.

Gravi paure e dolorose apprensioni coinvolsero quel giorno la popolazione, di Vattaro, quando si temette la furia di una sanguinosa rappresaglia dei reparti tedeschi in ritirata, che fu sventata anche grazie all’intervento del sacerdote del paese e del capo frazione.

L’INIZIATIVA AVRA’ LUOGO SABATO 8 MAGGIO ALLE ORE 10.00 A VATTARO PRESSO IL CIPPO IN MEMORIA DEI CADUTI ALL’INGRESSO DEL PAESE

 

*

 

Morire a pace fatta è una beffa crudele del destino.

È quello che è successo il 4 maggio 1945 a Vattaro: 7 partigiani vicentini, Arduino Pasquali, Rodolfo Corradi, Giovanni Cera di Dom. e Giovanni Cera di Val., Romeo Penner (originario di Lavarone), Domenico Zotta con la partigiana Gianna Troselli, sono falciati dai mitra tedeschi.

Il 2 maggio da radio Londra il generale Alexander comunica la resa generale dei tedeschi in Italia.  Da giorni, sulla via del Brennero, si riversano a piedi, e con ogni mezzo, migliaia di tedeschi in ritirata per raggiungere la Germania. Molti arrivano ancora armati e organizzati nei loro reparti e poco inclini a essere disarmati e cadere prigionieri, specie per mano dei partigiani.

Dai paesini di Pedescala e Forni, nella vicina Valdastico, arrivavano gli echi di una strage dei tedeschi che il 30 aprile aveva costato la vita a 74 cittadini fra cui il parroco e 9 donne.

IIl 4 maggio arriva ad Asiago la prima avanguardia motorizzata inglese. A Lavarone inglesi e partigiani della “Sette camini” sono festeggiati dalla popolazione. I tedeschi si stanno consegnando anche nella vicina Valsugana. La confusione è alle stelle. Un reparto inglese parte alla volta di Trento.

I partigiani devono invece rimanere a Lavarone, quando, verso le 16, su una moto carrozzella con bandiera bianca, due ufficiali chiedono di parlamentare. La discussione si complica, forse anche per la cattiva comprensione del tedesco. I partigiani intendono che, con l’onore delle armi, i reparti tedeschi si sarebbero consegnati fino a Vigolo Vattaro.

Si decide di intraprendere questa operazione. A Centa si consegnano? O sono catturati e disarmati una trentina di tedeschi?

I partigiani a bordo di una macchina e una corriera proseguono verso Vattaro. Nello stesso tempo il comando tedesco a Caldonazzo, reagisce contro la resa ai partigiani. Verso le 17.30, arrivano a Vattaro dei mezzi blindati tedeschi e, sotto gli occhi attoniti della popolazione che stava aspettando l’arrivo degli “americani”, avviene l’eccidio. Le interpretazioni divergono.

Secondo le testimonianze raccolte nel paese da Alcide Giacomelli (anche lui presente ai fatti), riportata nel libro del Comune di Vattaro “Sguardo al Passato”:

«Il comando tedesco di Caldonazzo, subito avvertito della cattura-disarmo dei tedeschi di Centa invia verso la località della Fricca un’autoblinda-mitragliatrice in pieno assetto di guerra. Il mezzo corazzato raggiunge Vattaro simultaneamente all’autocorriera dei partigiani.

In una sequenza rapidissima dal pullman escono una trentina di partigiani con le armi imbracciate che intimano la resa ai tedeschi armati di mitra. La risposta è l’immediato fuoco contro i partigiani. Cadono i primi partigiani. Poi un fuggi fuggi e la caccia agli sbandati. Un partigiano è scovato in una stalla e ucciso … Fra i civili due feriti, uno ferito al piede morirà più avanti si dice di cancrena».

L’altra versione del comando partigiano fra cui quella di Giulio Vescovi “Leo” maggiore degli Alpini e comandante delle “Fiamme Verdi – divisione Ortigara”, dei partigiani scampati all’eccidio e dello stesso “Toni” autista della corriera:

«La macchina e la corriera si fermano alla curva all’inizio di Vattaro, e i partigiani scendono lentamente, nessuno imbraccia armi in atteggiamento minaccioso. I partigiani non hanno tempo di guardarsi attorno che, improvvisamente dalla strada di Vigolo, arrivano una o due autoblindo cariche di paracadutisti, elmetto in testa, tute mimetiche, armi imbracciate pronte allo sparo.

Ordini secchi. I paracadutisti si gettano a terra nei prati adiacenti alla strada, le armi delle torrette sono puntate. Si vede “Il Bolzanino” a mani alzate in segno di calma, avviarsi verso un autoblindo parlando in tedesco: è subito falciato da una raffica.

Il comandante “Leo” lancia un urlo “via qui ci ammazzano tutti!”. I tedeschi aprono il fuoco, sui partigiani che sono in mezzo alla strada e che stanno scendendo dalla corriera. Alcuni fuggono verso le case. “Domenico Zotti, ferito, è finito a pugnalate in una stalla e trascinato poi all’aperto. Lo racconta Egisto Frigo “Tomas” anche lui gravemente ferito nella stessa stalla e nascosto da un certo “Agostino”. Gli altri si sperdono nei prati e nei boschi e, grazie all’imbrunire, ripiegano verso Lavarone.

Comunque sia, quando le armi avrebbero dovuto tacere, hanno invece ancora seminato la morte di sette partigiani. Il giorno dopo il paese si sveglia con gli americani per le strade. L’incubo è davvero finito. Lo scontro è stato vissuto dai paesani di Vattaro come un vero e proprio trauma che vive ancora oggi di lontane incomprensioni. Questo tristissimo fatto della storia deve essere ricordato proprio per non dimenticare la tragedia di una guerra scatenata dalle dittature nazifasciste, ricordare quei partigiani che hanno creduto nella libertà.