(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Nonostante Schillaci dica, attraverso i dati Ocse, che in Italia non mancano i medici, confermiamo quanto dichiarato oggi su un quotidiano locale. Mancano sempre più medici di famiglia, anche in Trentino. Ed in futuro sarà anche peggio dato che da qui a dieci anni, come ci aveva anticipato alcuni anni fa APSS, andrà in pensione un altro 30% degli attuali medici di medicina generale, aggravando ulteriormente un problema già di per sé drammatico.
A meno che non si corra immediatamente ai ripari, il rischio è che migliaia di trentini rimarranno da qui a subito senza il loro medico di fiducia.E dovranno accontentarsi delle AFT, per quanto riguarda le terapie croniche, non appena APSS riuscirà a collegare in rete i nostri server; della Casa di Comunità per quanto riguarda problematiche burocratiche e codici bianchi e verdi attraverso il 116117; delle visite programmate nei nostri studi singoli, come previsto di norma da contratto nazionale.Attivando sempre più frequentemente concorsi per precari a tempo determinato o temporanei.
D’altra parte l’Ordine dei Medici Chirurghi di Trento non ha saputo, neppure attraverso la sua Scuola, attrarre a sufficienza i medici della nuova generazione.Tant’è che su 40 borse di studio messe a disposizione dalla Provincia di Trento, quasi raddoppiate nel loro importo rispetto ai 900 euro previsti da Roma, e grazie al Pnrr, ne sono state assegnate la metà o meno, di cui non tutte richieste con indennità provinciale.
La carenza, è di queste ultime ore la richiesta in Azienda di SMI di effettuare un nuovo concorso straordinario prima di fine anno, non pesa solo sui pazienti, ma anche sui professionisti rimasti in servizio, costretti a lavorare in condizioni di sovraccarico inimmaginabile per una popolazione che pretende continuamente tutto e subito. Minacciando continuamente i medici con lettere di proteste all’Urp, all’Azienda, all’Ordine, ai Carabinieri.
Aventi come unici bersagli indifendibili i nostri colleghi per colpe e comportamenti da indirizzare altrove. Con un numero di assistiti spesso al massimale di 1.500 o addirittura 1.800 pazienti a seconda delle due città di Trento e Rovereto o delle Valli, successivo allo stress da Covid. Abbiamo chiesto alla Provincia di intervenire anche sull’ottimale flessibile da zona a zona.E proprio in questi giorni, in Piazza Dante, si è discusso sia con APSS che con il Dipartimento assessorile della salute anche in questi termini con SMI, sindacato di riferimento in provincia per il settore della medicina generale.
Nel frattempo le difficoltà, nel rispondere alle richieste, per il 70% dovute a iper burocrazia, prescrizioni pretese da cittadini “impazienti”, adempimenti amministrativi ,vaccinazioni, e sempre meno tempo per le visite ci fanno lasciare anzitempo questo lavoro divenuto un “tritacarne”. Come se non bastasse, APSS ci segnala che sono sotto osservazione dei NAS 18 medici di medicina generale per quanto riguarda le prestazioni effettuate nel 2023, nonostante a vigilare dovesse essere in primis APSS, a rendere ancora più tragica la attuale situazione economica di alcuni di noi e la scarsa attrattività.
L’inflazione al 15.8 %, in relazione agli aumenti previsti del 5.78% , di cui abbiamo segnalato le difficoltà a Roma anche oggi, completano il quadro deficitario. Perché il costo della vita, per molti di noi, diventa oltremodo oneroso nell’affittare uno studio comunale, come accade in quasi tutti gli studi del Comune di Trento, dove i prezzi sono proibitivi. Si pensi solo che alcuni di noi hanno, in affitto dal Comune di Trento tre studi e per tutti e tre il Comune chiede l’affitto. Affitto che non comprende né mobili né attrezzature ma solo locali vuoti da riempire a nostre spese, compresa luce, gas, telefono e pulizia.
Fortunatamente con Azienda e Provincia si è messo al riparo la maggior parte dei medici con ambulatori aziendali gratuiti, comprese le Case di Comunità. Riguardo a queste ultime vogliamo, come SMI, chiarezza su quali saranno i nostri compiti all’interno delle stesse, a cominciare da Ala, Mezzolombardo, Malè, che sono le prime che apriranno entro i prossimi due mesi con ambulatori di medicina generale, aperte H24 a tutta la popolazione della AFT di riferimento.
SMi Trentino in passato ha lanciato altre due idee che andranno valutate prossimamente, ma che già fanno parte dei nostri accordi locali con APSS e Provincia: la possibilità, volontariamente, di optare per la dipendenza del SSP. E la delega, prevista dal DDL sulle professioni sanitarie, alla quale abbiamo lavorato personalmente a Roma, insieme ai politici di tutte le forze provinciali, che prevede di trasferire la formazione dei nostri formandi dall’Ordine provinciale all’Università di Trento per il tramite della Asuit.
Come sembrerebbe, con grande acume, orientarsi in primis la Provincia. Con una sperimentazione iniziale che, partendo dall’ASUIT, prossimamente, potrebbe elevare la attrattività dei nostri giovani non verso le Specialistiche attuali, in cui si stanno aprendo più posti che in passato, ma proprio nei confronti della Specialistica della medicina generale. A cominciare, in Italia, dal Trentino.
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Dr. Nicola Paoli
Segretario SMI Trentino
