(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La legge elettorale non è una merce politica. La comunicazione oggigiorno è fondamentale, nella politica soprattutto. Nel lontano 1987 si assistevano ai primi veri spot elettorali poi sviluppatisi nel tempo grazie all’avvento nella scena politica di Silvio Berlusconi, vero illuminato nella comunicazione verbale e fisica. Dai quei spot elettorali, capaci di coinvolgere anche sui temi importanti, si è arrivati al forte uso dei social, strumenti in grado di influenzare la scelta politica dell’elettorato.
La politica sta sviluppando sempre di più una capacità di comunicazione sempre migliore, al passo coi tempi e sempre più accattivante. Ma questo pare non bastare a smuovere l’affluenza e quel bacino di elettori “non praticanti” che si trovano spesso davanti a candidati o partiti che non rappresentano il loro modo di pensare oppure spesso, che paiono non altezza del ruolo istituzionale/politico.
Il ruolo quindi della comunicazione in Trentino spesso è sottovalutato oppure non del tutto compreso. E questo sta succedendo anche sul tema della legge elettorale; un papabile ritorno al proporzionale è sicuramente visto di buon auspicio anche dal sottoscritto in quanto l’attuale legge elettorale mette in costante difficoltà i partiti autonomisti popolari di centro, ma c’è modo e modo di discutere le cose e di poi porle agli occhi ed alle orecchie della gente. Una segreteria di partito, a mio modesto punto di vista, deve prima confrontarsi con le segreterie dei partiti di maggioranza per trovare punti di coesione e stilare un’eventuale progetto di legge elettorale in grado poi di trovare largo accordo.
Ed invece si assiste alle fanfare prima della battaglia politica, che solitamente lasciano poi solamente il ricordo del suono delle stesse e nulla più. Il politico deve mettersi nei panni dell’elettore medio trentino, che molto spesso ha ben altro a cui pensare che alla legge elettorale o ai mandati del Presidente, e carpire quale messaggio poi dare al cittadino. In questo momento le continue uscite sulla legge elettorale vengono costantemente lette dalla comunità trentina come la volontà di lanciare un salvagente a Fugatti nel caso di mancata approvazione del Terzo mandato. Ciò fatto in buona fede per carità, ma frutto dell’inesperienza politica.
Le grandi segreterie del Pptt come della Democrazia Cristiana prima di uscire con posizioni forti sui grandi temi, come la rappresentatività politica della comunità trentina, si trovavano con tutte le forze politiche (per lo meno di maggioranza) tra le mura degli uffici, non facevano trapelare nulla, trovavano la quadra e poi andava a comunicarlo ai cittadini. Non viceversa.
Perché il metodo usato finora provoca solo confusione nell’elettorato, attacchi da parte degli “anti-Fugattiani” che ovviamente vedono nel ritorno al proporzionale l’asso nella manica per il Presidente, bruciando quindi un tema che è di fondamentale importanza per il futuro stesso dell’Autonomia e della sua capacità di combattere l’antipolitica, quindi l’apparente capacità di non rappresentare i cittadini.
Serve un tavolo di lavoro serio, non mosse sporadiche ed individualiste frutto di una golosìa per una vetrina importante che poi rischia, a fronte magari di un parere positivo della Corte costituzionale, di finire nel cumulo di polvere sopra ad un disegno di Legge ormai non più d’interesse.
Quindi più serietà e più dialogo fra le forze politiche nell’affrontare un tema che può veramente divenire l’antidoto contro l’antipolitica, contro il senso di non-rappresentatività della comunità trentina e contro il disinteresse alla politica.
Il Trentino ha bisogno di una legge elettorale che restituisca ai cittadini la fiducia nella politica, non di un ennesimo dibattito tattico per salvare o colpire un Presidente.
