Bypass ferroviario di Trento: promesse infrante, città ostaggio di un cantiere senza fine.
Nel gennaio 2022 il Sindaco dichiarava con sicurezza che il bypass ferroviario sarebbe stato completato entro la metà del 2026, in linea con il PNRR. Oggi, dopo anni di annunci e rassicurazioni, la prospettiva reale parla del 2030.
Sarà la volta buona? La storia recente ci autorizza a dubitarne. Molti anni di ritardo rispetto alle promesse, con un’opera che non è nemmeno entrata nella fase di scavo principale, raccontano una verità molto diversa da quella che era stata raccontata ai cittadini.
Il 7 gennaio 2022, alla domanda di un giornalista se credesse davvero in quella scadenza, il Sindaco aveva risposto: «Sento molta determinazione e […] direi proprio di sì». È lecito domandarsi come sia stato possibile passare da tanta certezza a un rinvio così drastico, e se quelle dichiarazioni fossero frutto di un’eccessiva fiducia o di una grave sottovalutazione dei problemi noti.
Intanto Trento è stata trasformata in un unico enorme cantiere: blocchi a nord e a sud, accessi complicati, disagi per residenti e attività economiche, e un impatto visivo che non è certo il “biglietto da visita” che la nostra città merita. Le opere procedono a rilento: sotto la collina est si vedono solo interventi preliminari, nelle aree inquinate – già note da anni – non è stato ancora reso pubblico un piano operativo chiaro per la bonifica e il dissequestro. Le grandi promesse occupazionali si sono tradotte in poche presenze effettive in cantiere.
Le criticità ambientali e tecniche erano state segnalate con chiarezza dai comitati cittadini e da esperti indipendenti già in fase di progettazione. Invece di affrontarle prima dell’avvio dei lavori, si è preferito partire confidando che “si sarebbe risolto in corso d’opera”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: costi passati da 930 milioni di euro a circa 1,7 miliardi, interamente a carico del bilancio pubblico nazionale.
Oggi la tabella di marcia segna già, per ora, un ritardo di quattro anni e mezzo: dal giugno 2026 al 2030.
I cittadini hanno diritto a risposte chiare:
• Quando e come si concluderà realmente l’opera?
• Quali risorse saranno utilizzate e con quali garanzie per l’ambiente e la salute?
• Perché problemi noti da anni non sono stati risolti prima di aprire il cantiere?
Non bastano più frasi ottimistiche o rinvii generici. Trento non può restare ostaggio di un’opera dai costi in crescita e senza tempi certi. Serve responsabilità politica, verità e un piano realistico, scritto e verificabile.
Il castello di promesse ottimistiche è crollato: i cittadini meritano una gestione che ascolti davvero la comunità, che ponga l’interesse pubblico e la tutela ambientale davanti a ogni altra logica, e che lavori con trasparenza e onestà intellettuale.
Noi amiamo questa città e vogliamo che torni a essere vivibile, bella e libera da cantieri infiniti.
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I Consiglieri comunali di Generazione Trento
Claudio Geat
Martina Margoni
