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DOCET * CSEP – DIMISSIONI BORTOLOTTI: «PESSIMA NOTIZIA PER LA SCUOLA TRENTINA , IL GOVERNO SCOLASTICO HA PAURA DI VOCI LIBERE»

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18.35 - giovedì 26 giugno 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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IL LUPO E L’AGNELLO
«Perché – disse – mi hai fatto diventare torbida l’acqua, mentre bevevo?» E l’agnello di risposta: «Come posso aver fatto quello di cui ti lamenti, o lupo? L’acqua scorre da te a me!» E quello, respinto dalla forza della verità: «Sei mesi fa hai parlato male di me!» Rispose l’agnello: «Veramente… non ero ancora nato!»

La famosa favola di Fedro rende bene il tenore della replica di Francesca Gerosa a Giulia Bortolotti, che ieri ha rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio del sistema educativo provinciale. Invece di rispondere nel merito alle gravi questioni sollevate dalla professoressa (secretazione degli ormai mitologici “tavoli di lavoro” dell’assessorato, impossibilità di svolgere le proprie funzioni consultive e d’indagine conoscitiva previste dalla legge 5/06, ostruzionismo nel protocollo delle convocazioni e nella pubblicazione dei verbali dell’organismo) l’assessora si trincera dietro a formule di prammatica – le critiche sono immancabilmente “strumentali e tendenziose” ma non si spiega mai perché – e soprattutto capovolge la realtà fattuale.

Secondo la Legge provinciale sulla scuola, il CSEP non è un satellite dell’assessorato a disposizione del governo scolastico per fare carteggio e corteggio a decisioni già prese, ma «organo di partecipazione e rappresentanza delle componenti della comunità scolastica». Così, chi è stato ridotto al silenzio e all’impotenza da un apparato che ha il potere di prosciugare ogni fonte d’informazione e d’impedire persino che la sua voce sia udita all’esterno, si sente accusare di non avere svolto quelle funzioni che solo la disponibilità delle informazioni e la piena efficacia comunicativa consentono di svolgere. Di più, e di peggio (è la storia eterna del lupo e l’agnello): si ritorce l’accusa di prepotenza e si va sul personale, con una violenza di toni incompatibile con una dialettica istituzionale.

Le dimissioni di Bortolotti, socia di Docet fin dalla sua nascita, sono quindi una pessima notizia per la Scuola trentina e dimostrano ancora una volta che il governo scolastico trentino ha paura di voci libere e teme il dialogo fino a cancellare lo spazio di un’effettiva dialettica democratica. Sono però, le dimissioni di Bortolotti, anche uno strumento di verità oltre il loro sacrosanto contenuto istituzionale perché consentono di vedere il vero volto di quel potere che – come insegna Manzoni – «può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello di che tu sospetti è certo».

 

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