(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Documento sottoscritto da 240 docenti della Provincia Autonoma di Trento. Le firme sono state raccolte in tre giorni. (A fondo pagina l’elenco dei firmatari).
Il regolamento delle Linee guida per il benessere nell’era digitale, recentemente inviato dalla Provincia ai dirigenti scolastici, è l’ennesimo attacco alla professionalità degli insegnanti. Non bastavano le raccomandazioni sui compiti a casa: ora la giunta pretende di regolare l’attività didattica a colpi di delibera. Siamo tutti d’accordo sull’importanza della disconnessione: lo rivendichiamo ogni giorno come diritto anche nostro. Quel che colpisce, però, è la continua necessità dell’assessorato di mettere paletti rigidi in un ambito che rigido non può essere, ovvero quello della scuola. Provvedimenti così miopi, oltre a colpire il lavoro dei docenti, rischiano di togliere opportunità agli studenti.
Si prenda l’articolo 4, Pianificazione e assegnazione dei compiti: “I compiti e i materiali di supporto allo studio – si legge al comma 2 – devono essere comunicati agli studenti entro la fine della specifica ora di lezione o al massimo entro la fine della giornata scolastica”. Non si tiene conto, tuttavia, del fatto che le ore di lezione sono ridotte a 50 minuti, e che spesso assegnare i compiti in un momento successivo è una scelta obbligata dalla necessità di finire un esercizio o completare una spiegazione. Nella maggior parte dei casi i docenti già si curano di comunicare le consegne durante la lezione. Porre un obbligo rischia di comprimere inutilmente l’attività didattica.
Un discorso simile vale per l’articolo 5, Pianificazione delle verifiche: “Il consiglio di classe programma le verifiche giornaliere e settimanali – si legge all’articolo 1 – da sottoporre agli studenti in relazione alle diverse tipologie, ne definisce il numero massimo giornaliero e settimanale e ne dà informazione agli studenti e alle famiglie”. Forse l’assessora non ricorda che a inizio anno ogni consiglio di classe redige una scheda di programmazione, da condividere con le famiglie, in cui già si fissano i tetti massimi delle verifiche per classe.
Concentrazioni di prove nei periodi valutativi sono possibili, ma spesso sono dovuti ad assenze degli studenti o a richieste di nuove opportunità di recupero. Anche in questo caso, limitando in modo stringente si rischia un pericoloso effetto boomerang: spesso sono gli alunni stessi a chiedere un’interrogazione in più o un tema in data non prevista. Si consideri, inoltre, che anche la programmazione più accurata ha bisogno di un tasso di elasticità, perché i tempi di apprendimento sono differenti di classe in classe: la possibilità di adattamento del calendario anche in questo caso va a favore degli studenti, nell’ottica della personalizzazione della didattica.
Al di là degli esempi specifici, che si potrebbero moltiplicare, ribadiamo con forza che non si tratta tanto di questioni di merito, ma di competenze: è solo il professionista – cioè l’insegnante – che può di volta in volta pianificare in modo efficace, conciliando caratteristiche ed esigenze specifiche, impossibili da ridurre a schema unico; la scuola non è un puzzle, ma una comunità in crescita e in dialogo.
Un dialogo che da sempre chiediamo anche all’assessorato: questo regolamento, invece, è l’ennesimo esempio di direttiva calata dall’alto, senza interpellare i docenti in alcun modo: nemmeno al Consiglio scolastico provinciale è stato chiesto alcun parere preventivo, come stabilito dalla legge. Così si mina la fiducia nei confronti degli insegnanti e si compromette inevitabilmente la qualità della formazione degli studenti. Noi continuiamo a chiedere un confronto democratico, nel rispetto dei ruoli di ognuno.
