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DEMOCRAZIA SOVRANA POPOLARE – TN/AA * BYPASS TRENTO: «TERRE CONTAMINATE, CHIEDIAMO CHIAREZZA SUI SITI STOCCAGGIO»

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09.42 - lunedì 23 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Terre contaminate del bypass di Trento: Democrazia Sovrana Popolare chiede chiarezza sui siti di stoccaggio

Trento – DSP Trentino-Alto Adige ha formalizzato una richiesta di chiarimenti alle istituzioni sulla gestione delle terre inquinate provenienti dagli scavi della Circonvallazione ferroviaria di Trento.

DSP, da sempre contraria all’opera, denuncia la mancanza di un adeguato confronto pubblico sulle criticità ambientali e chiede di conoscere nel dettaglio dove e come verranno stoccati i materiali contaminati.

Noi denunciamo la presenza diffusa di sostanze altamente tossiche, residue della ex Sloi e Carbochimica ma che si sono estese ben oltre il perimetro del SIN (Sito di Interesse Nazionale), interessando zone vicine a quartieri popolosi come Solteri e Cristo Re.
La nostra preoccupazione riguarda l’opaca decisione di trasferire centinaia di migliaia di metri cubi di terreno contaminato in diverse località della provincia. Tra i siti già individuati, o in valutazione, figurano Ponte di Ronco-Canal San Bovo (nei pressi del torrente Vanoi), Civezzano, Camparta-Meano (sopra le sorgenti dell’acquedotto di Lavis), Ala, Castel Ivano, Predaia, Arco, Mori, Rovereto e Lona Lases.

Prima si è seppellito l’inquinamento, oggi lo si redistribuisce sull’intero territorio.

DSP chiede di conoscere:
– I siti di stoccaggio individuati e le quantità previste per ciascuno;
– Le caratteristiche dei materiali conferiti;
– Le misure di monitoraggio ambientale e sanitario adottate.

 

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Sergio Violante – Presidente sezione DSP Trento
Simonetta Gabrielli

 

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Di seguito la richiesta di chiarimenti inviata alle istituzioni:

Oggetto: Richiesta di chiarimenti istituzionali sulla gestione delle terre di scavo contaminate – Circonvallazione ferroviaria di Trento

Democrazia Sovrana Popolare Trentino-Alto Adige, in qualità di soggetto politico rappresentativo operante sul territorio, sottopone alla Vostra attenzione il seguente documento, con richiesta di chiarimenti in merito alle modalità di gestione delle terre contaminate provenienti dagli scavi della Circonvallazione ferroviaria di Trento.

Democrazia Sovrana Popolare Trentino-Alto Adige ha sempre espresso la propria contrarietà al progetto della Circonvallazione ferroviaria di Trento. Oggi, di fronte alla pervicacia con cui i lavori proseguono senza un adeguato confronto pubblico sulle criticità ambientali coinvolte, riteniamo doveroso chiedere informazioni chiare, puntuali e verificabili su come, dove e quando le terre contaminate provenienti dagli scavi vengano – e verranno – stoccate, e con quali garanzie per la salute dell’ambiente e della popolazione.

Questa richiesta nasce da una contraddizione evidente: quella di un Sindaco – istituzionalmente responsabile della tutela della salute pubblica – che gode dell’avallo incondizionato di una Giunta comunale che continua a sostenere la realizzazione del bypass ferroviario nonostante le gravi criticità ambientali e sanitarie documentate.

Fino a poco più di dieci anni fa, nell’area ex Sloi, veniva impedita la costruzione di nuovi garage per evitare scavi in una zona dove materiali altamente inquinanti erano stati sepolti “in stand-by”, in attesa di bonifica. Da allora, tuttavia, nessun risanamento è stato effettuato e, nel frattempo, nuovi garage sono stati comunque realizzati. A quasi cinquant’anni dall’esplosione e dalla chiusura della Sloi, la bonifica di Trento Nord appare ancora oggi un miraggio.

È notizia recente la decisione del Consiglio comunale che, a maggioranza, ha bocciato la realizzazione delle due barriere idrauliche ritenute necessarie per contenere i danni ambientali e sanitari legati agli scavi del TAV.

È ormai accertato che l’inquinamento è stato rilevato almeno nei primi metri di suolo, e in alcune aree, a profondità maggiori, non solo nell’area del SIN – sito di interesse nazionale per la gravità dei contaminanti – ma anche verso lo scalo Filzi e i quartieri dei Solteri e di Cristo Re, come da attività di monitoraggio/caratterizzazione rese pubbliche. In decenni, infatti, la contaminazione da piombo tetraetile, piombo trietile, piombo dietile e idrocarburi policiclici aromatici (IPA) si è estesa ben oltre il perimetro originario.

Quando si parla di inquinamento non si possono ignorare gli effetti su suolo, falde e corsi d’acqua. Il piombo tetraetile è una sostanza estremamente tossica, dotato di volatilità non trascurabile, che a temperature superiori ai 20°C aumenta considerevolmente. Molti stimano questo aumento di volatilità pari a 25 volte superiore rispetto a quella del gas iprite, utilizzato durante la Prima guerra mondiale. Le conseguenze rischiano di ricadere sull’ambiente e sulla salute delle persone, in particolare nelle aree più prossime agli scavi, vicine a quartieri densamente popolati, ed ai siti di deposito.

Da incontri pubblici e da quanto riportato dalla stampa emerge che il materiale di scavo contaminato viene già trasferito in diversi punti del Trentino: attualmente a Ponte di Ronco-Canal San Bovo (vicino al torrente Vanoi) e Civezzano, e in prospettiva anche nelle aree di Camparta-Meano, , Ala, Castel Ivano, Predaia Val di Non, Arco, Mori, Rovereto e Lona Lases.

Il continuo trasporto di questi materiali tossici rappresenta un’ulteriore fonte di diffusione degli inquinanti, aggravata dall’aumento delle temperature che ne incrementa la volatilità. A ciò si somma l’aumento delle polveri sottili (PM10 e inferiori) prodotto dal traffico dei numerosi mezzi pesanti impiegati.
Sulla natura e sulla gestione di questi materiali, il Comune di Trento ha finora fornito dati parziali e non circostanziati. Il professor Della Volpe, docente di chimica all’Università, ha evidenziato come nelle tabelle presentate non compaiano i valori che mostrano il superamento delle soglie di legge, in alcuni casi fino a 430 volte. Centinaia di migliaia di metri cubi di terreno contaminato vengono già trasferiti – e lo saranno sempre più – in diverse aree della provincia senza un’adeguata valutazione pubblica della loro reale pericolosità.

Dopo Ponte di Ronco (Canal San Bovo) e Civezzano, è arrivato l’ok anche per le cave di Camparta, nei pressi di Meano, situate sopra le sorgenti che alimentano l’acquedotto di Lavis. Nessun riferimento, da parte del Comune, alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità che raccomandano analisi delle esalazioni di gas dal terreno quando la temperatura supera i 20 gradi.
Polveri, metalli pesanti e PM10 rischiano quindi di diventare un problema diffuso non solo nell’area SIN, ma in numerose località della provincia.

Democrazia Sovrana Popolare chiede formalmente il dettaglio completo dei siti coinvolti nello stoccaggio e nel conferimento di tali materiali, al fine di fare piena chiarezza su decisioni che appaiono già delineate senza un adeguato confronto pubblico.

In conclusione, rileviamo come il Trentino stia diventando sempre più un cantiere a cielo aperto, senza che si sia mai affrontato in modo serio e risolutivo il tema del risanamento delle terre e delle falde inquinate. Al contrario, si continua a rimandare, prima seppellendo per decenni l’inquinamento sotto metri di terra, oggi redistribuendolo sull’intero territorio provinciale.

Una dinamica che contrasta apertamente con l’immagine di una terra “salubre”, riassunta da uno slogan di qualche anno fa: “Respira, sei in Trentino.”

Alla luce di quanto esposto, si chiede formalmente di conoscere:
– i siti di conferimento e stoccaggio individuati;
– le quantità previste per ciascun sito;
– le caratteristiche dei materiali conferiti;
– le misure di monitoraggio ambientale e sanitario adottate.
La presente richiesta è formulata ai fini di una corretta informazione pubblica e della tutela della salute ambientale e sanitaria.
In attesa di un Vostro cortese riscontro, si porgono distinti saluti.

Sergio Violante – presidente sezione DSP Trento
Simonetta Gabrielli – DSP Trento

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