Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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È stata dedicata alla consultazione con l’Associazione artigiani e piccole imprese oggi la mattinata della Seconda commissione, presieduta da Antonella Brunet (Lista Fugatti). L’argomento: il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e, in particolare, la campagna comunicativa e formativa e le altre iniziative promosse dagli Artigiani sul tema. L’incontro è stato anche l’occasione per fare il punto sul fenomeno a partire dai dati Uopsal: sono 10 gli infortuni mortali riconosciuti nel 2024.
La volontà di un approfondimento sul progetto dell’Associazione artigiani è nata in seno alla Seconda commissione (qui la notizia) nell’ambito dell’esame del ddl 31 a prima firma di Lucia Maestri (Pd), che interviene a modifica della legge provinciale del 1983 in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, ora all’esame del Consiglio provinciale. Oggi in Commissione a rappresentare la posizione degli Artigiani è intervenuto, presente assieme al presidente territoriale del Primiero e Vanoi Alberto Boninsegna e al responsabile dell’Area studi Claudio Filippi, il presidente Andrea De Zordo che ha parlato di un tema nato, fin dall’inizio del suo mandato, dalla necessità di analizzare la sicurezza sul lavoro.
Ha descritto il numero degli incidenti sui cantieri, artigiani ma non solo, come un fastidio pesantissimo e ha ricordato che più del 60% delle aziende artigiane sono riconducibili al solo imprenditore: gli infortuni quindi coinvolgono persone straordinariamente vicine, se non parenti diretti. Di qui la volontà di fare qualcosa di concreto: si è iniziato da un’analisi precisa e puntuale degli infortuni che dal 2000 hanno visto un calo importante sia nel mondo dell’artigianato, sia nel loro insieme.
Negli ultimi 10 anni, però, ha affermato De Zordo, questa curva si è appiattita completamente e ci si è interrogati sul perché: ci si è resi conto che un elemento che non giova è l’età media, che gli incidenti della fascia 0-14 anni non sono riconducibili nell’ambito lavorativo. E si è affermato con tranquillità che bisogna scindere le cose: il datore di lavoro deve fare la sua parte e mettere il proprio collaboratore in condizione di lavorare nel modo più sicuro possibile, ma ci sono cose che vanno oltre la sua possibilità. Il presidente ha indicato come la tecnologia e la distrazione che ne deriva giochino un ruolo fondamentale nelle dinamiche. Ha portato l’esempio degli incidenti di lavoro in itinere: la causa è spesso legata alla distrazione, 8 volte su 10 legata all’uso del telefono.
Ha fatto poi l’esempio della scuola: gli infortuni spesso derivano dal comportamento di chi sta a scuola. De Zordo ha sottolineato l’importanza di corretti stili di vita e dell’attenzione; è fondamentale agire sulle nuove generazioni con un percorso formativo nelle scuole, ha dichiarato, magari con un percorso di pronto soccorso già alle elementari. In questo senso si è cercato di agire, ha ricordato quindi, a partire da una campagna di comunicazione che spinge su un aspetto spesso sottovalutato, cioè che chi subisce un infortunio può essere una persona cara. Si è personalizzato la campagna, ha spiegato, si è agito in diverse lingue (tra gli stranieri l’incidenza degli infortuni è superiore), si è immaginato un patto per la sicurezza. Si sono raccontati episodi di chi ha perso un genitore sul posto di lavoro; si spinge verso le forme assicurative, si vuole sfruttare la tecnologia per proporre tutorial sulla sicurezza e sull’uso dei dispositivi di protezione.
Ancora, tra le azioni messe in campo: incentivare il Premio impresa sicura, intervenire sull’aspetto scuola con il Rotary della Vallagarina creando una competizione per sensibilizzare sulla sicurezza sul lavoro. Si portano avanti seminari periodici con gli addetti ai lavori, con partner tecnici che promuovano le innovazioni sui dpi, per trasmettere anche tutti gli aspetti di innovazione, ha aggiunto il presidente degli Artigiani. Si lavora sul sito, ha proseguito, e su progetti per i prossimi 3-5 anni che prevedono eventi pubblici che mirano a cambiare le abitudini. Si proverà a dire ai giovani che da grandi possono fare non solo il vigile del fuoco, ma anche l’artigiano che lavora in sicurezza. Importante anche gratificare chi lavora in modo sicuro con premialità e la partecipazione ad eventi in cui si possa percepire l’orgoglio in questo senso.
Lucia Maestri (Pd) ha raccontato di aver fatto un salto sulla sedia la prima volta che ha visto la manchette sul giornale: sembrava che la sicurezza fosse messa solo in capo al marito o alla moglie, ma poi fortunatamente sono stati introdotti altri soggetti. Colpisce, ha aggiunto, che si dica che il datore di lavoro oltre ad aggiornarsi, formarsi, fornire dpi e formazione ai dipendenti altro non può fare e che bisogna rafforzare la capacità dei lavoratori di autotutelarsi. Su ciò si è detta un po’ perplessa: il percorso intrapreso è bello, ma c’è una tendenza a spostare il focus della responsabilità dal complesso aziendale al lavoratore.
L’appiattimento della curva, per la consigliera, è dovuta anche alla dinamica degli appalti, al massimo ribasso. Che il Trentino sia maglia nera, ha affermato, non ci fa bene: da un anno si sta affrontando questo tema in Aula, purtroppo ci si sente dire che siamo a posto perché stiamo facendo tutto, ma i morti aumentano. Qualcosa che non va c’è, ha affermato Maestri, e campagne come questa non possono che fare del bene: un’iniziativa lodevole a valle di una riflessione che dovrebbe introdurre strumenti più cogenti per ridurre gli incidenti sul lavoro. L’innalzamento di età porta a un maggior grado di infortuni degli over 50 e 60, l’aumento della presenza di stranieri porta a un maggior grado di infortuni, ma c’è anche il lato dell’assunzione di manodopera con contratti laschi, ha sottolineato. Ha chiesto di conoscere l’andamento del Tavolo di coordinamento.
Carlo Daldoss (FdI) ha parlato di un’iniziativa meritoria, che punta a rendere edotti datori di lavoro e lavoratori sull’importanza della sicurezza, della formazione e dell’attenzione. Un morto sul lavoro è una sconfitta complessiva della comunità, ha dichiarato. Non si tratta di scaricare sui lavoratori la responsabilità, ha precisato, non c’è ombra di dubbio che nel caso di un infortunio sul lavoro o il datore di lavoro o il responsabile della sicurezza siano sempre coinvolti dal punto di vista della giurisprudenza. Ha fatto l’esempio del settore edile: da parte dei lavori c’è anche un eccesso di sicurezza, nel momento in cui si pensa di aver tutto a posto cala l’attenzione anche in lavori che per loro natura sono esposti a possibilità di infortuni.
Il paragone: non si può decidere per decreto che non ci saranno più incidenti sulle strade, ma bisogna fare tutto il possibile per evitarli. In questo senso muove per Daldoss la campagna degli Artigiani. Ha parlato di un work in progress, della necessità di aumentare la formazione e la sensibilizzazione sull’aspetto culturale. Grandi passi sono stati fatti in questa direzione, non significa che non se ne debbano fare altri: positiva per Daldoss la collaborazione tra enti e associazioni di categoria. Bisogna per il consigliere cambiare approccio di chi deve controllare l’applicazione delle norme, magari anche creando qualche figura diversa, perché si agisca non solo sulla sanzione. Attività di vigilanza attiva e non solo passiva: questo sarebbe un bel passo avanti, ha concluso.
Brunet ha chiesto come mai, dal momento in cui è stato introdotto un corso di laurea sulla sicurezza e che è stata introdotta una figura nelle aziende, sono aumentati gli incidenti sui luoghi di lavoro. Ha portato la sua esperienza di imprenditrice: spesso ci sono imprudenze incredibili. Importantissima, ha affermato, la sensibilizzazione a partire dalle esperienze dirette, come lo è anche vigilare sulla regolarità delle assunzioni, un punto dolente nel 2025. Ha espresso apprezzamento del progetto di sensibilizzazione degli studenti e chiesto poi perché sono inseriti nella casistica gli infortuni delle fasce 0-14 e 14-18 anni.
De Zordo ha risposto che è ciò che storpia le casistiche: erano fasce di età che non erano contemplate e sono state introdotte in corsa. Nella fascia 0-14 gli infortuni possono avvenire a casa o a scuola e sono da epurare rispetto ai dati degli infortuni sul lavoro, per la fascia 14-18 può esserci di tutto, ma è immaginabile che la maggior parte degli infortuni possa avvenire sempre a casa o scuola, ha spiegato. Ha indicato poi una confusione nella distinzione tra imprenditore e dipendente: in più del 60% dei casi non ci sono dipendenti, il datore di lavoro deve lui stesso fare attenzione alle distrazioni.
Il datore deve fare tutto, la parte burocratica deve essere fatta in maniera precisa, ma anche l’eccesso stesso di sicurezza genera distrazione, ha aggiunto. Non si vuol dire che si deve tornare indietro, ma si dice che bisogna introdurre ogni strumento per far sì che l’attenzione non cali. Ha fatto l’esempio della musica: una volta non esisteva sul lavoro, poi sono arrivati gli stereo nei cantieri e ora ci sono tantissimi lavoratori con le cuffiette nelle orecchie. Gli rlst ci sono, ha precisato. Sulla manodopera: bisogna anche accontentarsi di ciò che si trova, tutti sarebbero contenti se si riuscisse a trovare una manodopera formata, di livello adeguato, preparata, che parla correntemente l’italiano e che è allineata sulle abitudini, norme e necessità della realtà locale. Ha invitato i consiglieri all’assemblea di maggio dell’Associazione, dedicata al tema sicurezza.
Giuliana Cristoforetti ha riportato l’apprezzamento dell’assessore Spinelli per l’iniziativa e presentato l’attività del Comitato provinciale. In particolare il focus sugli incidenti mortali fatto con Uopsal: uno degli elementi più evidenti è il coinvolgimento del datore di lavoro che è a sua volta vittima dell’infortunio. Cristoforetti ha poi citato i dati Uopsal: nel 2024 sono stati denunciati 17 infortuni mortali, 10 sono quelli riconosciuti, nessuno dei quali in itinere.
Due sono stati quelli stradali (di chi lavora sulla strada) e otto quelli in occasione di lavoro. Dal 2020 al 2024 il primo settore è stato quello dell’edilizia, che ha visto 10 infortuni mortali (seguono l’agricoltura con 8, le foreste con 7, i trasporti con 4). Cristoforetti ha parlato di un buon lavoro fatto con gli Artigiani e ricordato infine che, nella vigilanza condotta, nessuna impresa del Trentino è stata sanzionata per quanto riguarda la patente a punti. Si è sollevati da questo aspetto, ha aggiunto, si cercherà di mantenere questa situazione.
