(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Durante questi primi tre anni di governo Meloni, il numero complessivo degli occupati presenti in Italia è cresciuto di un milione di unità. Nello scorso mese di agosto[1], infatti, gli addetti totali hanno raggiunto quota 24,1 milioni. Il record storico è stato comunque registrato il mese prima, quando, a luglio, la platea dei lavoratori italiani ha raggiunto la soglia di 24,2 milioni di unità (vedi Tab. 1). A queste note positive si contrappone, purtroppo, l’andamento della cassa integrazione (Cig[2]). Nel primo semestre di quest’anno, a confronto con lo stesso periodo del 2024, il numero delle ore autorizzate è salito di quasi il 22 per cento.
Nei primi sei mesi del 2025[3] l’ammontare ha toccato i 305,5 milioni di ore, 54,7 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Analizzando le singole tipologie di intervento, notiamo che la Cig in deroga (Cigd[4]), sebbene sia costituita da un monte ore molto contenuto, è crollata del 70 per cento, la Cig ordinaria (Cigo[5]) è cresciuta “solo” del 7,3 per cento, mentre la Cig straordinaria (Cigs[6]) ha subito una impennata del 46,4 per cento[7]. Un incremento, quest’ultimo, molto allarmante che segnala inequivocabilmente le difficoltà che in questo periodo stanno vivendo alcuni settori, in particolare della nostra manifattura.
La segnalazione giunge dall’Ufficio studi della CGIA.
· Più lavoratori, ma retribuzioni al palo
In questi primi tre anni di governo, i risultati ottenuti in materia occupazionale sono stati certamente positivi, anche se il merito è riconducibile più agli imprenditori che alla politica. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che con una crescita che negli ultimi tre anni è stata sotto l’1 per cento, all’aumento dell’occupazione non è corrisposto un incremento altrettanto importante della produttività, almeno nel settore dei servizi e del terziario. Pertanto, gli stipendi degli italiani, che mediamente sono al di sotto della media europea, faticano a crescere adeguatamente. Inoltre, il tasso di occupazione femminile rimane tra i più bassi in UE, mentre i NEET presentano ancora dimensioni preoccupanti.
Ora, con una produzione industriale che stenta a riprendersi e il deciso aumento del ricorso alla cassa integrazione, il quadro generale presenta più ombre che luci. Pertanto, se non vogliamo scivolare verso una crisi strisciante che – a seguito delle tensioni geopolitiche e della transizione digitale ed ecologica – ha già coinvolto la Germania e la Francia, dobbiamo spendere bene e presto i soldi del Pnrr. Con la messa a terra entro il mese di giugno 2026 degli oltre 100 miliardi di euro che abbiamo ancora a disposizione, possiamo dare un contributo importante all’ammodernamento del Paese ed evitare una nuova crisi che, ribadiamo, ha già messo in seria difficoltà sia Berlino che Parigi.
· Cigs al top per auto, metallurgia e macchinari
Tra i settori che compongono il manifatturiero, le ore di Cigs più richieste hanno riguardato il comparto dell’auto. Nel primo semestre di quest’anno il monte ore ha toccato i 22milioni (+85,8 per cento rispetto al I semestre 2024). Seguono le imprese metallurgiche (lavorazione ferro, alluminio, rame, etc.) che hanno chiesto poco più di 20 milioni di ore (+56,7 per cento), la fabbricazione macchine e apparecchi meccanici con quasi 11,3 milioni di ore (+12,5 per cento) e le calzature con 11,1 milioni (+144,3 per cento). La Cigs riconducibile a questi quattro settori incide per oltre il 55 per cento del totale autorizzato a tutto il comparto manifatturiero nazionale (vedi Tab. 2).
· Crisi Stellantis: Cig boom a Termoli (Campobasso) pari a +1.255%
A livello provinciale la maglia nera a livello nazionale per incremento delle ore autorizzate di Cig spetta a Campobasso. Nel territorio molisano, che a Termoli ospita uno dei più importanti stabilimenti Stellantis presenti nel Mezzogiorno, nel primo semestre di quest’anno l’incremento è stato del +1.255 per cento. Evidentemente le difficoltà del settore auto e del suo indotto hanno contribuito in maniera determinante a questo risultato.
Seguono Cuneo con +347 per cento, Asti con il +289 e Potenza con +280. In controtendenza, invece, Oristano con un decremento delle ore richieste del 74 per cento, Nuoro del -75,6 e Crotone del -87,8 (vedi Tab. 3). Tra le quattro ripartizioni geografiche, infine, la più coinvolta dall’aumento della Cig è il Nordovest (in particolare il Piemonte) dove la crisi dell’automotive ha spinto all’insù le ore autorizzate del 33,3 per cento (vedi Tab. 4).
[1] Ultimi dati Istat destagionalizzati disponibili.[2] Include la Cig ordinaria, la Cig straordinaria e la Cig in deroga.
[3] Ultimo dato Inps disponibile è quello di giugno.
[4] E’ un intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese che non possono ricorrere agli strumenti ordinari perché esclusi all’origine da questa tutela o perché hanno già esaurito il periodo di fruizione delle tutele ordinarie.
[5] E’ utilizzabile per periodi di crisi di breve durata e di natura transitoria, dovuti a eventi oggettivamente non evitabili (crisi di mercato, eventi meteorologici, pandemie, ecc).
[6] Si ricorre a questo ammortizzatore sociale in caso di ristrutturazione, riorganizzazione, conversione aziendale o crisi complessa, per un periodo di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro. A differenza della Cigo, la Cigs si applica a situazioni aziendali più complesse, che si prevede non siano di breve durata.
[7] Sottolineiamo che le ore autorizzate non corrispondono mai a quelle poi realmente utilizzate. Il tiraggio, infatti, oscilla ogni anno mediamente attorno al 30/40 per cento.
Vedi tabelle nel file allegato


