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“ L’INTERVISTA A“ : STEFANO MERLER – FBK TRENTO (DIRETTORE CENTRO HEALTH EMERGENCIES) * « TAMPONI COVID ANTIGENICI E MOLECOLARI / VARIANTI VIRUS / ZONE ROSSE / ISTITUTI SCOLASTICI / DATI PAT A ISS » (A CURA OPINIONE)

Dottor Merler, lei come epidemiologo matematico della Fondazione Bruno Kessler reputa che sarebbe opportuno effettuare più tamponi sia antigenici che molecolari facendo in modo che il Trentino si allinei al modello Alto Adige? Secondo alcune realtà private locali di analisi scientifica della gestione Covid, la Provincia di Trento realizzerebbe “pochi tamponi” perché li somministrerebbe mirati ed a cerchi concentrici.

Bisogna intanto fare una premessa: questa è una malattia caratterizzata da alta prevalenza di infezione asintomatica. Secondo le nostre stime, appena il 30% degli infetti sviluppa sintomi respiratori o febbre. E questa percentuale si abbassa ulteriormente nei bambini. Questo rende estremamente complesso identificare le persone infette ed è anche il motivo per cui non siamo riusciti a contenere Sars-Cov-2. Dico questo solo per sottolineare che non dobbiamo aspettarci che esistano strategie di testing miracolose. Ciò detto, ogni regione ha la sua strategia di indagine ed è obiettivamente complicato dire quale sia la migliore perché non sono stati fatti studi scientifici comparativi. Io, da uomo di scienza, mi devo fermare a questa risposta in assenza di dati.

Aggiungo però che non ho mai trovato particolarmente utile guardare al numero di positivi sul numero di persone testate. Sinceramente non capisco che parte della storia racconti questo indicatore, proprio per il fatto che dipende enormemente dalla strategia di testing utilizzata ed anche dalla capacità dei diversi dipartimenti di sorveglianza di individuare le persone “giuste” da testare. Per lo stesso motivo reputo ancora meno indicativo fare confronti tra regioni.

 

 

Dottore, crede che le varianti che stanno nascendo potrebbero rendere la lotta al virus molto più complessa? Non sarebbe il caso di eseguire più sequenziamenti, sfruttando anche le facilities presenti in Trentino (ad esempio il Cibio) per avere un quadro più chiaro dell’attuale diffusione delle varianti del virus?

Le varianti sono sicuramente un problema. In realtà pongono problemi differenti dal punto di vista epidemiologico/clinico, dal punto di vista immunologico e dal punto di vista della tempistica. La variante inglese è un problema immediato visto che è già molto diffusa ed anche molto più trasmissibile, dal 30% al 70% in più rispetto allo strain “tradizionale” secondo stime fatte in altri paesi.

Questo può far aumentare i casi e quindi anche le ospedalizzazioni nell’immediato futuro. Di contro, i vaccini sembrano efficaci anche contro la variante inglese. Le varianti sudafricana e brasiliana, molto meno diffuse in Italia, rappresentano un problema nel medio-lungo periodo perché è possibile che rendano i vaccini meno efficaci.

Fare più sequenziamenti è sicuramente una strada da percorrere. In realtà, questo si sta già facendo, perché esiste un network nazionale di laboratori, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che si occupa proprio di questo. Ovviamente, se esistono altri laboratori in grado di fare queste analisi e` bene sfruttarli.

 

 

Sul tema vaccini, lei ritiene che sarebbe meglio incentivare e rafforzare le zone rosse per minimizzare la diffusione del virus e lo sviluppo di nuove varianti? Non c’è il rischio che il contagio si adatti ai vaccini -se non li si eseguono velocemente- se non si raggiungesse una situazione di immunità di gregge?

La variante inglese è talmente diffusa – la stima di settimana scorsa parlava di un 18% di prevalenza – che non è più possibile eliminarla. Bisognerà mettere in campo quello che serve per limitarne l’impatto ma molto probabilmente diventerà molto velocemente lo strain prevalente. Invece, credo che bisogna fare di tutto, e in parte si stà già facendo con l’istituzione di zone rosse locali, per provare a contenere le varianti brasiliana e sudafricana, proprio perché rendono i vaccini probabilmente meno efficaci. Certo che vaccinare molto e velocemente è un obiettivo da perseguire a tutti i costi, perché da un lato questo può  ridurre il numero di casi e di morti, e quindi il carico sul sistema sanitario, dall’altro toglie possibilità al virus di mutare ancora e rendere magari meno efficaci i vaccini.

 

 

Crede che gli istituti scolastici siano effettivamente potenziali focolai oppure è quello che ruota attorno ad esse il vero problema? (trasporti, mense, mancanza di Dpi)

Questa è una domanda a cui è obiettivamente difficile rispondere. I bambini, diciamo sotto i 14 anni, sviluppano raramente sintomi clinici e sono inoltre, con alta probabilità, meno suscettibili all’infezione. Di conseguenza, infettandosi meno, trasmettono anche meno. Inoltre, pur se con qualche limite, la scuola e anche tutto quello che gravita intorno alla scuola sono stati resi molto più  sicuri rispetto a prima – penso ad esempio al Tavolo dei prefetti, alla riorganizzazione della mobilità scolastica e altro.

Ciò detto, è un fatto oggettivo che purtroppo non disponiamo di studi scientifici in cui si sia misurata la trasmissibilità di Sars-Cov-2 nelle scuole. Questo rende estremamente complicato dare una risposta scientifica alla domanda. Va però detto che in molte regioni dove si è misurata una alta percentuale di casi di variante inglese è stato pure osservato un aumento del numero di casi tra i più giovani. Di nuovo, è difficile dire se sia a causa della scuola in sé o della variante inglese, magari più trasmissibile tra i più giovani. Resta però il fatto che questo aumento di casi tra i più giovani desta molta preoccupazione.

 

 

Infine, sul dibattito sui dati reali del contagio in merito specificatamente ai tamponi effettuati dalla Pat e alla loro corretta comunicazione all’Iss (Istituto superiore di Sanità), cosa ne pensa riguardo la richiesta che proviene dalle Minoranze del Consiglio provinciale di Trento le quali auspicano che la Giunta Pat dia risposte più chiare per fugare ogni dubbio?

Fbk collabora con l’Istituto Superiore di Sanità  all’analisi dei dati comunicati al sistema integrato di sorveglianza. La responsabilità dei dati comunicati è delle regioni e delle provincie autonome. Né  Iss e ancora Fbk Trento hanno compiti di vigilanza.

Noi ci limitiamo ad analizzare i dati comunicati. Questo è il nostro lavoro. Aggiungo che personalmente non sono a conoscenza di errori nella trasmissione dei dati.

 

 

 

Bio dottor Stefano Merler Fbk Trento (official link)