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L'INTERVISTA

INTERVISTA “OPINIONE“ AL QUESTORE DI TRENTO, ALBERTO FRANCINI: « FOCUS SU: MOVIDA CENTRO CITTÀ / CONTROLLI VELOCITÀ MOTO / SPACCIO DROGA / VIOLENZA SULLE DONNE »

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13.18 - lunedì 08 novembre 2021

Di Luca Franceschi –

 

MOVIDA
Dottor Francini: uno dei problemi ancora non pienamente risolti che vive la città di Trento, affrontato da più sindaci, Questori e Prefetti, è quello relativo alla gestione di ciò che viene definito “Movida”, cioè il divertimento serale e notturno dei giovani in centro storico. Lei come pensa di portare il suo qualificato contributo?

La cosiddetta “movida“ esiste in tutto il mondo occidentale, da un paio di decenni. È un fenomeno estremamente complesso;  volutamente tralascio gli aspetti sociologici, che pure sono fondamentali per capire la natura della questione e le contromisure che possono essere messe in atto, con una sola precisazione: in nessun posto che io conosca il fastidio ai residenti è stato risolto o lenito ricorrendo unicamente a soluzioni repressive.

Esistono almeno tre tipologie di movida: una più meno accettabile costituita da coloro che -in assenza di altre forme di svago- trovano nella socialità spinta e nel consumo di bevande più o meno alcoliche un valido e spesso unico momento di evasione dalla giornata lavorativa o studentesca. Poi esiste una movida “patologica“ che si concretizza in schiamazzi e rumori molesti oltre la soglia della tollerabilità ed in orari particolarmente disturbanti, aggravata da comportamenti indecorosi, dal consumo smodato di alcolici e stupefacenti. Esiste infine una movida “criminale“ che vede lo spaccio diffuso, la vendita abusiva di alcol, le risse, gli accoltellamenti e via dicendo.

Il primo aspetto della movida, benché anch’esso fastidioso per alcuni, è’ insopprimibile  e necessita piuttosto di un’azione di Governo da parte di vari enti interessati al fenomeno, attraverso protocolli d’intesa fra Commissariato del Governo, Comune, associazioni di categoria, cittadini residenti volontariato, istituti di ricerca universitaria di indirizzo sociologico, associazioni studentesche, Polizia locale e forze di polizia. Circa il secondo ed il terzo aspetto, essi meritano invece interventi improntati al forte e rigoroso controllo ed alla repressione dei fenomeni irregolari, illegali o addirittura delittuosi.

Purtroppo però le tre tipologie fenomenologiche legate alla movida sono alquanto interconnesse fra loro sul piano dei soggetti coinvolti, degli orari interessati e del tessuto economico di riferimento. Ciò impedisce, o almeno rende molto più difficile, un approccio sistemico mirato.

Quindi lo sforzo che deve essere fatto è sminare il terreno costituito dalla movida fisiologica, cercando di darle un’organizzazione virtuosa e condivisa da tutti i soggetti interessati attraverso un governo del fenomeno piuttosto che una sua limitazione forzosa; per esempio individuando aree del centro urbano più  idonee, oppure organizzando le serate in maniera tale da governare la movida anziché subirla (e ci sono associazioni specializzate nel settore e tanti altri enti che possono dare un contributo), lasciando alle forze di Polizia municipale, con il concorso delle altre forze dell’ordine, il compito di controllo e repressione degli aspetti patologici legati al mancato rispetto dei regolamenti comunali, all’inciviltà dei singoli, al disordine urbano e alla commissione di reati.

Le forze dell’ ordine sono pronte a fare la loro parte, come in effetti già fanno, nei limiti delle proprie risorse e dei tanti altri compiti istituzionali. Se lasciate sole -purtroppo- i risultati non sono ottimali; come i cittadini sanno bene.

 

 

GREEN PASS
L’applicazione del Green pass e delle regole di accesso nei locali pubblici di Trento ha più volte creato problemi in locali della città. Pensa che vi possano essere nuovi criteri di monitoraggio e controllo in merito?

Il Questore non fa commenti sulle normative o sulle decisioni politiche. Il suo dovere è applicare e fare rispettare le Leggi ed i provvedimenti dell’esecutivo.

 

 

 

 

CONTROLLO VELOCITÀ MOTO
Signor Questore: in estate un altro problema sentito nelle zone turistiche è quello della velocità dei motociclisti. Spesso, anche per cause di guida distratta degli automobilisti, si registrano incidenti mortali. Può e vuole concepire per la prossima stagione dei criteri di rafforzamento dei controlli sulle strade ed una relativa campagna sociale di sensibilizzazione?

Dal giorno successivo al mio insediamento mi sto attivando per conoscere il più velocemente possibile il territorio della Provincia di Trento attraverso interlocuzioni personali con i sindaci. Dopo un paio di mesi già ho avuto il piacere di interloquire con almeno una trentina di loro. Molti primi cittadini, specie quelli vicini ai “passi” di montagna, mi hanno rappresentato la problematica che può essere affrontata con le seguenti contromisure:

a) Un più virtuoso coordinamento fra le forze in campo in modo da presidiare quanti più punti possibile: di questa esigenza mi farò portavoce presso il Commissario del Governo di Trento che ha poteri di coordinamento sul tema
b) Individuando, d’intesa con la Poliza stradale e le varie polizie locali i tratti di strada sui quali potere istallare apparecchiature fisse di rilevamento della velocità,  in assenza di contestuale contestazione da parte di personale di polizia. Anche in questo caso la Legge prevede che il nulla osta venga accordato dal Commissariato del Governo, sulla base della documentazione e della casistica prevista dalle norme; implementado e rendendo più mirata la rete di videosorveglianza dei vari comuni interessati al fenomeno.

 

 

SPACCIO DROGA
Di concerto con le Forze di polizia statali e locali, pensa di consolidare i controlli anti-droga nelle principali piazze di spaccio della città di Trento (piazza Dante, piazza santa Maria Maggiore). Se sì, verranno grazie a lei apportati nuovi elementi di “controllo territorio”?

Tutte le forze di Polizia a Trento da tempo portano a termine con successo numerose operazioni che smantellano pericolose bande organizzate di spacciatori. Anche di recente sia la Polizia di Stato che i Carabinieri hanno eseguito numerosi ordini di cattura e la Procura della Repubblica è particolarmente sensibile al fenomeno, dirigendo con grande solerzia e professionalità l’operato della Polizia giudiziaria.

Ovviamente non stiamo parlando del singolo spacciatore che viene arrestato, ma di vere e proprie organizzazioni dedite allo spaccio. Solo in questo modo si incide, sia pure temporaneamente, sul fenomeno. Naturalmente tali indagini hanno bisogno di attività investigative abbastanza lunghe e strutturate. L’arresto del singolo piccolo spacciatore -e soprattutto la possibilità di tenerlo in carcere un tempo adeguato è-  invece, paradossalmente, attività molto meno efficace. Infatti, non per tutto il piccolo spaccio (cioè la vendita di quantitativi di droga di lieve entità) è previsto l’arresto obbligatorio, ma solo per quello relativo alle droghe cosiddette pesanti (come eroina e cocaina). Pertanto anche in questo caso all’arresto non segue una detenzione congrua a causa delle pene edittali previste; per cui in poco tempo lo spacciatore esce e torna a spacciare. Solo, come precisato prima, se si riesce a dimostrare l’associazione a delinquere i tempi di detenzione diventano sicuramente più lunghi.

Tale stato di situazioni è dovuto ad una normativa di settore che -nonostante le numerose novelle legislative a cui si sono contrapposti referendum abrogativi e sentenze demolitorie- nelle sue linee fondamentali risale addirittura al 1975, quando il fenomeno dello spaccio era cosa ben diversa da oggi. All’ epoca infatti, una normativa di favore nei confronti del piccolo spacciatore aveva una sua logica, in quanto l’osservazione del fenomeno evidenziava che quasi sempre il piccolo spacciatore era lo stesso tossicodipendente che a fine giornata si guadagnava, con lo spaccio, la sua dose personale.

Da tempo non è più così. Oggi anche gli spacciatori “al dettaglio“ sono organizzati in pericolose bande -quasi sempre di origine extra-comunitaria- che si contendono il mercato. Ergo, la “ratio” della vecchia normativa del ’75 è assolutamente venuta meno. Sul punto credo che il legislatore debba porsi il problema. Ma questa valutazione non compete ad un Questore, il quale opera con gli strumenti che la Legge gli mette a disposizione.

Nel frattempo -comunque- l’attività repressiva e preventiva va avanti continuamente; anzi, a Trento è stata creata in seno alla Squadra mobile, un gruppo specializzato di operatori di Polizia che si dedica pressochè esclusivamente al contrasto dello spaccio.

 

 

 

 

 

VIOLENZA SU DONNE
Dottore: le violenze fisiche e/o verbali sulle donne purtroppo non accennano a diminuire. Molte compagne e mogli ambirebbero di potere trovare ulteriore “protezione” concreta da parte delle forze di polizia. La Questura di Trento -in coordinamento con la locale Procura della Repubblica guidata dal dottor Sandro Raimondi- come può rafforzare l’impegno in questo àmbito?

È uno dei reati più odiosi e sommersi, estremamente diffuso e sottaciuto, specie nei contesti sociali più circoscritti. Nelle mie interlocuzioni con i sindaci, specie nelle province, raccomando sempre massima collaborazione nel fare emergere anche solo i prodromi del un fenomeno, che spesso sfocia in atroci e vergognosi delitti (che poi gettano discredito su tutta la comunità dei residenti).

Fortunatamente oggi in questo settore esistono normative adeguate ed all’avanguardia e la Polizia di Stato ha personale altamente specializzato da mettere in campo, team di operatori che sa benissimo come fare per capire la reale portata del fenomeno.

L’ammonimento del singolo Questore, a cui possono seguire anche provvedimenti restrittivi delle libertà del violento (queste di competenza dell’ autorità giudiziaria), sono molto efficaci. Soprattutto quando si manifesta il supporto delle segnalazioni, anche su base anonima, di chiunque venga a conoscenza di aspetti allarmanti della vita familiare del parente, del conoscente, del vicino. Con le segnalazioni si possono risparmiare tante tregedie.

Oggi la Legge prevede che chiunque può fare una segnalazione in Questura, a prescindera dalla volontà di chi subisce la violenza. La vittima spesso è coartata moralmente, psicologicamente, culturalmente o economicamente; va evidenziato che vi sono anche apposite associazioni a supporto.

I sindaci, specie quelli delle piccole comunità, anche in forza della loro qualifica di autorità locale di pubblica sicurezza e comunque di rappresentanti di quella crealtà di censiti, possono davvero fare molto in questo àmbito, segnalando -nelle forme che ritengolo più opportune- le situazioni bisognose di approfondimenti e analisi da parte del personale specializzato della Questura.

 

 

 

 

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PROFILO QUESTORE TRENTO

Alberto Francini, napoletano, sposato con tre figli, è funzionario di polizia dal 1983 (68° corso), è Questore dal 2013 e Dirigente generale di pubblica sicurezza dal 2018. E’ titolato della Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia.

Francini è laureato in Giurisprudenza ed è, inoltre, specializzato in Diritto amministrativo e Scienza dell’amministrazione. Ha un master in Diritto e finanza degli enti locali e un master in Sicurezza e cooperazione internazionale di polizia.

Ha il titolo di avvocato dal 1991. E’ stato Commissario Straordinario in vari comuni sciolti per mafia. E’ stato assistente universitario di diritto costituzionale. E’ stato docente nelle scuole di varie Forze di polizia. Senior Teacher alla scuola dell’ordine pubblico della P.S.

Per i primi 30 anni di servizio a Napoli, Francini è stato dirigente di 10 dei 37 commissariati di P.S. di quella provincia. Impiegato per circa 20 anni come dirigente dei servizi di ordine pubblico allo stadio San Paolo/Maradona, per un totale di oltre 600 partite, è stato anche dirigente dei servizi di ordine pubblico durante le cinque maggiori emergenze rifiuti nel napoletano (Giugliano, Acerra, Pianura, Chiaiano, Terzigno) e in tanti altri delicati eventi a Napoli e provincia. Nel corso di quasi 40 anni di carriera operativa, gli sono stati conferiti un encomio solenne e 18 riconoscimenti di lode.

Nel 2013, promosso Questore, ha assunto l’incarico di Questore di Lecco, poi Questore di Pisa, Questore di Catania, Questore di Campobasso. L’ultimo incarico lo ha visto al Viminale come coordinatore della Struttura di Missione per la protezione dei dati personali del Dipartimento della P.S. Il Consiglio dei Ministri lo ha nominato, nei giorni scorsi, Questore di Trento.

 

 

 

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