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LETTERE AL DIRETTORE

WALTER PRUNER * INVERNO DEMOGRAFICO: «ALLA POLITICA SELFISTA VA RICORDATO CHE LA FAMIGLIA SI SOSTIENE CON CASA, LAVORO E SERVIZI»

Scritto da
12.40 - domenica 11 gennaio 2026

Gentile direttore Franceschi,

 

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “Corriere del Trentino“, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

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Walter Pruner – Trento

 

E’ l’inverno demografico il tema con cui gran parte del mondo economico, politico e sociale sta calcando le scene di questa fine anno. Il mantra è sempre lo stesso. Pochi nati, sistema pensionistico che alla breve rischia il collassamento perché non più in grado di sostenersi. La ricetta semplice è quella di fare più figli. Lo dicono i tecnocrati di littoriano rimando culturale, eredi oggi dell’idea per cui il numero è la forza dei popoli e ciò che rileva è la sola quadratura statistica. E la ricetta si riduce in un tassativo ed insistito ordine moltiplicativo capace di adombrare addirittura, a suo ulteriore sostegno, il rischio di una sorta di futuro colonizzato dai più prolifici immigrati. Più figli da offrire alla patria guerrafondaia nello sciagurato ventennio, più figli a sostegno di un sistema pensionistico a rischio bancarotta oggi. Il soggetto popolo ridotto in entrambi i casi a merce di scambio: utile alla follia espansionistica allora, a strumento contabile riparatore di oscenità previdenziali del passato oggi.

Nel 2024 si sono registrate 10.000 nascite in meno del precedente anno, 370.000 oggi, con un dato a scalare costante dal 2014. La fecondità è di 1,18 figli per donna contro la soglia utile minima di 1,71, secondo Eurostat per il 2070. Quello che a prima vista i dati mettono in evidenza è dunque un problema complessivo reale, ma che non può essere ridotto solamente ad un meccanico richiamo a figliare. Accorgersi ora che l’economia richiama a fare più figli, con una politica che insegue i tecnocrati sul piano dei soli numeri è inaccettabile. Lavoro, scuola, tempo libero, strutture sanitarie, previdenza complementare, sostegno delle donne al mercato del lavoro, sono solo alcune delle emergenze infrastrutturali non affrontate le quali diventa suicidario per le coppie di oggi pensare solo di programmare famiglie più numerose.

Sembra un ossimoro poi, una contraddizione, ma la combinazione tra longevità e diminuzione delle nascite comporterà l’aumento di esigenze sanitarie e l’adozione di accresciuti impegni economici. L’accusa mossa ai giovani di essere egoisticamente non in grado di sostenere il sacrificio di nuclei familiari generosi, è la risposta che gli attuali demagoghi della politica consegnano in favore di telecamera per semplificare un tema che semplice non è. Essi sembrano appena scesi dal pianeta Marte: scoprono oggi il problema partendo dal fondo, quello emergenziale, ignorandone la natura strutturale.

E’ la stessa parte della politica selfista, egorivolta ed egocentrata, che confonde il sociale coi social, investe nei ponti e richiama a modelli di famiglia opposti a quelli praticati. A costoro va detto che l’investimento sulla famiglia non è fatto di bonus ma di politica sulla casa, sulla stabilità lavorativa, su asili e scuola, su sostegno all’anziano genitore convivente. Va detto loro che i giovani sanno magari anche pensare ad una genitorialità e figlianza responsabili, con al centro la qualità di genitori anziani da assistere e figli cui garantire qualità e benessere consapevoli.

E’ di questo inverno politico di cui prima occorre occuparsi, per non preoccuparsi quando sarà troppo tardi, dell’inverno siberiano che tanto riempie le previsioni contabili, ed a ragione, dell’Inps. Con il 2026 l’augurio perché accanto all’inverno demografico, ed anzi prima di questo, si pensi a tenere sotto controllo altri inverni, che specie in questi ultimi anni post covid, si sono fatti molto più rigidi di ogni più pessimistica previsione.

Si tratta dell’inverno istituzionale, dell’inverno verbale, abusato dall’insulto, dall’oltraggio sistematico, denigratorio, diffamatorio, urlato e prepotente; inverno della ragione che porta alla destrutturazione etica del sistema paese in cui l’obbiettivo è la delegittimazione degli organi di garanzia, l’attacco personale che rifiuta il confronto, la desertificazione reputazionale dell’avversario, l’esaltazione della politica ostaggia della demagogia, il clima d’odio carburante di una società preferita spaccata, anzichè dialogica.

E’ questa della famiglia, per concludere, una scommessa fondamentale sulla quale giocare anche da parte della nostra Autonomia una partita prioritaria e di avanguardia. Perché guardare al modello nordico e mitteleuropeo solo in chiave di nostalgia storica non è sufficiente. Si possono per esempio meglio indagare e magari mutuare i coraggiosi modelli tedeschi, scandinavi, finnici, e più in generale del centro e nord Europa: intanto porre la questione famiglia al centro dell’agenda autonomistica sarebbe già un passo. E’ necessaria una risposta che metta in mora l’idea tutta tecnocratica per la quale basta la moltiplicazione delle nascite senza quella dei pani e di pesci atta a sostenerla.

 

 

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