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LETTERE AL DIRETTORE

WALTER PRUNER * AUTONOMIA: «PER LE STELLE ALPINE RICORDARE L’ASAR È COME PER IGNAZIO LA RUSSA COMMEMORARE IL 25 APRILE»

Scritto da
11.01 - sabato 20 settembre 2025

Gentile direttore Franceschi,

 

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “Corriere del Trentino“, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

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Walter Pruner

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Molto interessante l’incontro pubblico celebratosi l’11 settembre scorso a Trento sull’Asar, (Associazione studi autonomistici regionali). Promosso e organizzato dalla Fondazione Museo storico del Trentino, ha visto la partecipazione di storici di spessore, come Luigi Blanco e Mirko Saltori. Un grazie particolare a dette eccellenze storiche dimostratesi tali anche in questa occasione. E’ invece sulla comunque legittima partecipazione dell’ Assessore provinciale “autonomista” alle politiche alla casa, patrimonio, demanio e promozione della conoscenza dell’ Autonomia, che occorre fare un minimo di chiarezza.

Ma prima, una premessa. La presenza delle due Stelle alpine in seno al Governo provinciale è frutto esplicito e dichiarato di un “accordo tecnico” con l’allora candidato Presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti.

Questo arzigogolo permise all’allora Segretario, oggi Assessore esterno, di dribblare il dettato statutario del Partito che non permetteva e non permette a tutt’oggi accordi con forze stataliste e nazionaliste.

Quanto farlocco fosse tale espediente è confermato dall’imbarazzante ruolo cui è chiamato il Segretario bistellato ogni qualvolta si trova costretto da detto farlocco “accordo tecnico” a rappresentazioni a dir poco imbarazzanti: a fianco della sottosegretaria Rauti, o a dibattiti sull’Asar da rappresentante “autonomista” in una maggioranza sovranista nazionalista a trazione leghista.

Ricordare l’Asar oggi da parte delle due Stelle alpine è come incaricare fiduciariamente il Presidente del Senato Ignazio Benito Maria La Russa di commemorare il 25 aprile, con l’aggravante, che lui non si è mai mosso da quelle nere posizioni, mentre le Stelle alpine le posizioni le occupa senza conoscerle.

Le due Stelle alpine rappresentano iconograficamente la eredità dell’Asar, che il 25 luglio 1948 sciogliendosi portò alla costituzione del Pptt, Partito del Popolo trentino tirolese, successivamente, con il Congresso di unificazione di Riva del Garda del gennaio 1988, diventato Patt. Lo Statuto dell’Asar all’art. 1 recitava testualmente «… Entro i confini dello Stato italiano repubblicano e democratico, autonomia integrale e regionale da Ala al Brennero secondo i confini 1919».

Si ritrovavano nell’Asar praticamente tutte le forze che si riconoscevano nel citato articolo fondativo e che attraversavano orizzontalmente di fatto le intere famiglie politiche di allora: famiglie politiche antifasciste rappresentate da cattolici, comunisti, socialisti, autonomisti, repubblicani, forze laico liberali.

Ne mancava una sola, quella post fascista, nemica conclamata e geneticamente incompatibile con la politica autonomista dell’Asar perché di stampo nazionalista, ed inconciliabile con i principi fondativi dell’Asar stessa: appartenente ad una sartoria storica dal tessuto nazionalista e statalista che i tristissimi fatti di questi ultimi anni ed ultimi giorni mostrano in tutta la loro tragicità.

L’ abusivismo politico di tale scelta rimarrà macchia indelebile nella storia dell’ autonomismo acefalo di questi anni.

La scienza politica dichiara essere tre gli indicatori sullo stato di una democrazia.
Il primo riguarda il rapporto con le minoranze.
Il secondo riguarda la terzietà della giustizia rispetto all’esecutivo.
Il terzo la indipendenza della stampa ed il rapporto di quest’ultima con il potere.

Consideriamo l’attuale fissa in tema di diritti civili, lo scontro politico costante su giustizia e magistratura, il vanto ad evitare confronti con la stampa, apertamente dichiarato a Trump dalla nostra premier, e già una risposta preoccupante possiamo darcela rispetto alla profilazione politico valoriale della attuale maggioranza fratello-leghista.

L’Asar non è distante da questa visione di società verticistica, accentratrice ed uniformante: è proprio un’altra cosa, opposta.

In quella cucina del Governo provinciale, in cui una frangia di arditi bistellati accompagnati dal “giovane” Balilla di Corte senza Conti pretendono di giustificare il proprio ruolo al grido di “governare è sempre meglio che testimoniare” beh, guardino all’Asar con senso di colpa grave, pensando che di quella eroica, semplice ma dignitosa testimonianza di tre fenomenali anni di partecipazione popolare (1945/48) fatti di piazza e sogni infranti, resiste ancora ad oltre tre quarti di secolo di distanza un rispetto, una stella polare dell’autonomismo regionale alla quale rivolgersi.

Un rispetto infranto in questi giorni dal rumore di un decoro istituzionale che avrebbe richiesto la sola, muta presenza. A sinistra, era il 1989, la catarsi ebbe il nome di Occhetto, con la svolta della Bolognina. A destra, era il 1995, la catarsi ebbe il nome di Fini, con la svolta di Fiuggi.

Nelle stelle alpine, era il 2023, la catarsi ebbe il nome di “Poltrone Sofà”, con la svolta del Bicigrill. Mala tempora currunt.

 

 

“CORRIERE DEL TRENTINO” * 20/09/2025 – «PRIMA PAGINA (SCARICA GRATIS PDF) / EDICOLA OGGI / RASSEGNA STAMPA / TITOLI»

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