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LETTERE AL DIRETTORE

VILIOTTI (PRESIDENTE CONSULTA PAT SALUTE) * LISTE ATTESA: «AD OGGI IN TRENTINO, SOLO LA COLONSCOPIA ECCEDE I TEMPI PREVISTI, CREANDO COSÌ UN PARADOSSO STATISTICO»

Scritto da
10.00 - mercoledì 20 agosto 2025

Gentile direttore Franceschi,

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano ilT quotidiano, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

Elisa Viliotti

 

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Dietro i tempi ufficiali di attesa per visite ed esami diagnostici si nasconde una realtà meno rassicurante: le agende di prenotazione vengano spesso chiuse per mancanza di disponibilità, il cittadino prova a prenotare una prestazione ma non trova alcuna data libera, ottenendo come riscontro la richiesta di richiamare il CUP il mese seguente o una promessa di ricontatto puntualmente disattesa. In questo spazio temporale, spesso di diversi mesi, nessuno prenota e le liste di attesa non vengono conteggiate nei sistemi di monitoraggio. Le rilevazioni sui tempi di attesa si basano, infatti, soltanto sulle prenotazioni effettivamente registrate. Risultato: i dati ufficiali raccontano di tempi medi relativamente contenuti, mentre nella realtà migliaia di persone rimangono “fuori lista”, costrette a riprovare più volte o a rivolgersi al privato.

Ciò avviene sia per le prestazioni erogate in regime istituzionale che per quelle in libera professione, e si riscontra persino con gli esami urgenti: il tempo scade e l’utente deve rifare la ricetta. E tutto questo non viene conteggiato nei tempi che poi sono resi pubblici. Ad oggi, in Trentino, solo la colonscopia eccede i tempi previsti (dai dati ufficiali), creando così un paradosso statistico, il sistema appare più efficiente di quanto non sia ma il cittadino resta senza risposta e il diritto alla prestazione nei tempi garantiti viene di fatto negato, con crescente frustrazione degli utenti, ricorso al canale privato, aumento delle disuguaglianze e rinunce alle cure.

Per avere un quadro reale il monitoraggio dovrebbe includere anche il numero di richieste respinte/non prenotabili; i tempi di attesa percepiti dai cittadini, non solo quelli registrati nei sistemi CUP; il ricorso al privato a pagamento come indicatore indiretto di insufficienza dell’offerta pubblica.

Peraltro, se è palese che la sostenibilità del sistema sanitario deve comportare una nuova visione che implichi maggiori investimenti in prevenzione a tutti i livelli, va da sé che anche gli accertamenti diagnostici preventivi, con priorità P o senza codice, debbono potersi effettuare nel rispetto “effettivo” dei termini di Legge.

I residenti trentini in attesa (oltre 11.000 dai dati ufficiali cui vanno sommanti altri migliaia che come anzidetto non riescono a prenotare) si scontrano, inoltre, con il paradosso di un sistema che attrae pazienti provenienti da altre regioni, con un saldo positivo crescente (circa 7,1 milioni di euro nel 2022) imputabile per il 60% a strutture private efficienti e accreditate, che, se da un lato confermano il Trentino tra le regioni più attrattive a livello nazionale, dall’altro attestano una discrepanza netta: mentre i trentini attendono, chi arriva dall’esterno trova canali più snelli grazie soprattutto al privato accreditato.

Ma se il sistema sanitario pubblico deve assicurare la globalità della copertura assistenziale, l’equità di accesso al servizio, l’appropriatezza delle prestazioni, con la finalità ultima di ridurre le diseguaglianze territoriali e dunque le conseguenti disparità di trattamento degli utenti, l’impegno organizzativo delle istituzioni di un territorio deve in primis rispondere alla domanda specifica di assistenza dei cittadini che appartengono a quella determinata comunità territoriale, garantendo efficienza e trasparenza organizzativa, dalla corretta gestione delle agende di prenotazione all’utilizzo dei fondi governativi stanziati per la riduzione delle liste di attesa, finanziando le prestazioni orarie aggiuntive e limitando fortemente il regime di intramoenia e il ricorso al privato.

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Elisa Viliotti
Presidente Consulta provinciale Trento per la Salute
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