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LETTERE AL DIRETTORE

SINISTRA ITALIANA – TRENTINO * BYPASS TRENI: ATTOLINI « SU UN’OPERA COSÌ COMPLESSA IL DIBATTITO È PARTITO TARDI, NON SONO STATI COINVOLTI NÉ ABITANTI NÉ ASSOCIAZIONI E CIRCOSCRIZIONI »

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16.06 - venerdì 07 gennaio 2022

Buongiorno, sollecitata dall intervista al Sindaco sulla circonvallazione, pubblicata oggi dal giornale Adige, invio una lettera che spero vogliate prendere in considerazione per la pubblicazione.

Sinistra Italiana del Trentino ha già inviato contributi sulla questione della circonvallazione ferroviaria della città di Trento e un corposo quaderno di osservazioni e domande è stato depositato nei materiali del dibattito pubblico coordinato dal dottor Pillon.
Oggi, dopo attenta lettura dell’intervista rilasciata dal Sindaco Ianeselli, che pure il nostro partito ha sostenuto attivamente durante la campagna elettorale, riteniamo opportuno inviare alcune considerazioni.

Dal punto di vista dell’opera in sé, non possiamo dimenticare che parliamo di una piccola frazione di un corridoio scandivano mediterraneo che sarà ben lungi dall’essere realizzato e concluso per almeno un altro decennio; una tratta che parte dal nulla e finisce nel nulla, senza alcuna indicazione di un ipotetico tracciato a nord come a sud.
Per questa piccola tratta si prevede un costo esorbitante e comunque sottostimato, rispetto a quello che sarà il conto finale dell’opera, come dimostra l’esperienza del tunnel del Brennero.
A parziale giustificazione di un’opera discussa e discutibile si porta la splendida suggestione di una città liberata dai treni, con un trasporto pubblico di qualità e un’urbanizzazione interessante. Si tratta certo di un quadro attraente, chi non vorrebbe una città di questo tipo, ma che già pone i primi interrogativi sull’effettiva possibilità di realizzare un progetto per il quale non esiste finanziamento. Resta dubbio anche il possibile utilizzo delle aree liberate, che rimarranno di proprietà di Ferrovie, salvo accordi a noi sconosciuti, e che comunque potrebbero essere oggetto di speculazioni edilizie, se non ci sarà, un nuovo PRG che licenzi un’idea complessiva di città. Ora come ora sentiamo parlare di un metaprogetto amministrato dai soli servizi tecnici del Comune e rileviamo la mancanza progettuale di una visione urbanistica, che dovrebbe essere prodromo alla circonvallazione e che deve rimanere di competenza del Consiglio Comunale.

Se passiamo poi ad analizzare i pericoli derivanti da questa ipotesi progettuale, sottolineiamo che, sebbene RFI abbia predisposto la documentazione di carattere generale richiesta dal documento per la redazione dei PFTE in seno ai PNRR, non ha allegato focus di dettaglio sul monte Marzola, il sottosuolo dell’Adige e le modalità di bonifica delle aree inquinate di Trento nord.
La Marzola è soggetta ad una “deformazione gravitativa profonda di versante”, movimenti molto lenti di materiale, su vaste aree, per i quali, ad oggi, gli interventi di stabilizzazione non si possono considerare efficaci, proprio per la vastità del territorio coinvolta dal movimento.
Secondo la Carta di Sintesi della Pericolosità della Provincia Autonoma di Trento, dove P sta per pericolosità e P4 è il valore più alto in pericolosità, la Marzola presenta una piccola fascia lungo il bordo di valle della montagna in P2, una grande parte in P3 e un nucleo centrale in P4 (Rifugio Bindesi).
La deformazione gravitativa profonda di versante della Marzola non appare quindi un evento/ fenomeno trascurabile; qualsiasi cambiamento nelle sue modalità di evoluzione (la velocità in particolare) potrebbero portare a delle evidenze sulla superficie topografica.
Lo scavo non interesserà direttamente il sottosuolo soggetto alla deformazione gravitativa, potrebbe comunque modificare l’assetto idrogeologico del versante della Marzola. Non sappiamo ancora in che modo, anche perché la situazione non è corredata da studi provinciali o comunali, ma nemmeno accademici, con modelli geologici, geomorfologici e soprattutto idrogeologici di dettaglio. Potrebbe quindi avere un effetto stabilizzante oppure potrebbe addirittura innescare una accelerazione nei movimenti del corpo di frana “in costante movimento a settori lenti e a settori veloci”, per dirlo come la Carta di Sintesi della pericolosità.

Ci sembra inoltre che scarsa considerazione ci sia stata anche in riferimento al sottosuolo della Valle dell’Adige, per nulla omogeneo e invece molto complesso. Mostra infatti una spiccata e significativa eterogeneità nel tipo di sedimento di detriti di zona in zona, (ghiaia, strati di ghiaie e sabbie o lenti di sabbie, livelli di terreni coesivi fini, strati ghiaia alternati a livelli sabbioso-limosi con argilla, ecc). Tale successione stratigrafica va ovviamente a complicare l’assetto idrogeologico del sottosuolo, con riguardo alle falde acquifere.

Infine, più e più volte si è affrontato il discorso della bonifica del sito di interesse nazionale Sloi Carbochimica. Ricordiamo che esiste una sentenza del TAR del 20 novembre 2013 contro il Comune di Trento, che subordina l’edificabilità delle aree ricomprese nel sito alla completa bonifica del suolo e che non consente sub-ambiti di lottizzazione e quindi piani di attuazione diversificati per le varie aree. Poiché sono passati 8 anni, ma nulla si è mosso, riesce quanto meno sospetto che un recente DL (Gazzetta Ufficiale il decreto legge 31 maggio 2021, n. 77, in particolare l’art. 37) consenta a RFI di muoversi in modo difforme da una sentenza del TAR, che aveva impedito la costruzione di edifici commerciali nella parte sud, quella meno inquinata.

Su un’opera così complessa e discussa il dibattito è partito tardi. Non sono stati coinvolti né gli abitanti né le loro associazioni e circoscrizioni nell’ipotesi progettuale, che è stata definita senza confronto alcuno. Negli incontri sul progetto di fattibilità già redatto i temi specifici di ogni parte della città interessata sono stati inseriti, spesso di striscio, in mezzo ad approfondite relazioni su questioni tecniche, condotte con un linguaggio estremamente specialistico, nella confusione di una confezione internet disastrosa. Lo spazio lasciato ai partecipanti è stato di volta in volta ridotto, mentre si allungavano le relazioni, quasi a coprire la mancanza di volontà di rispondere in modo approfondito a domande specifiche e profonde.

Come già detto noi non siamo contrari all’opera a prescindere, ma questo progetto ci sembra talmente lacunoso, che ipotizziamo e auspichiamo che venga fermato da richieste di approfondimenti, integrazioni e modifiche da qualcuno degli enti che parteciperanno alla conferenza dei servizi.

Noi ci aspettiamo un bel progetto, che davvero unisca la città dall’estremo nord all’estremo sud, che tenga conto in maniera seria e approfondita dei tanti pericoli elencati in più interventi, che eviti accomodamenti per rimanere nei tempi concessi dall’utilizzo dei fondi del PNRR.
Le amministrazioni hanno il dovere, per rispetto nei confronti della città e di chi la abita, di chiedere a RFI di approfondire, soppesare ed eventualmente scartare i rischi connessi alle tante criticità segnalate, senza minimizzare problematiche ambientali e sanitarie di rilievo.
Hanno altresì il dovere di verificare costi e benefici dell’opera in questione prima di avviare un intervento tanto marginale rispetto all’economia dell’intera tratta quanto di pesantissimo impatto sulla città di Trento.

Ed è per questo, che, ancora una volta Sinistra Italiana del Trentino, come ha fatto il suo rappresentante alla Camera Nicola Fratoianni, chiede che si valuti la possibilità di adottare le iniziative di competenza affinché RFI elabori soluzioni alternative più attente ai problemi idro-geologici e ambientali e proceda alla revisione di un progetto suscettibile di danni, ritardi e aumenti dei costi tali da rendere persino dubbio il finanziamento.

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Renata Attolini
Segretaria Provinciale di Sinistra Italiana del Trentino

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