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LETTERE AL DIRETTORE

SEN. CONZATTI (IV) * COALIZIONI – PNRR: « CIÒ CHE SERVE È UN CENTRO DI “GRAVITÀ“, PERSONE CHE SI APPASSIONINO ALL’IDEA DI TRASFORMARE L’ITALIA E LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO »

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09.42 - lunedì 07 febbraio 2022

«Cerco un centro di gravità permanente» cantava il geniale Battiato, interpretando così riflessioni interiori e collettive. La medesima ricerca di allineamento che dopo 20 anni di bipolarismo esasperato, personalistico e spesso inconcludente, anima le riflessioni politiche.

Non ancora le riflessioni partitiche, quelle politiche.

L’Italia va ricostruita. E per ricostruirla serve equilibrio, composizione e concretezza. Sempre più voci lo ripetono e se ne convincono.

Un punto d’equilibrio. Un’area che sani quella ferita che da anni ci lacera: dal monito bipolarista «Stai di qui o stai di lì» fino a quello egocentrico «Stai con me o stai contro di me» (presente anche nel vocabolario trentino ma esclusivamente nella forma maschile!). Una lacerazione subita da tanti per un fine utilitaristico: avere coalizioni capaci di vincere. Ma quasi mai in grado di andare al governo unite e sempre meno di riformare. Le eccezioni? Ci sono state, ma talmente ostacolate da confermare ampiamente la regola.

E però finalmente qualcosa è accaduto. La settimana trascorsa nelle trattative per il Quirinale ha scosso profondamente sia le fondamenta che le costruzioni del bipolarismo. Una scossa che ha lasciato a terra le macerie di anni di convinzioni – o meglio dire “convenzioni” – come ci ha fatto notare l’intelligenza di Drusilla Foer al Festival di Sanremo.

E mentre tanti ancora guardano a terra verso le macerie, affaccendandosi nell’impresa di impilare nuovamente i mattoncini delle costruzioni cadute, c’è chi è finalmente capace di sentire echeggiare alcune parole e di sentire il coraggio per trasformarle in realtà.

Le parole del rieletto Presidente della Repubblica Mattarella «Noi, insieme, responsabili del futuro della nostra Repubblica» oppure quelle del riconfermato Premier Draghi «Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità, gli interessi costituiti». Quando si dice parlare chiaro!

Quando si dice che il Parlamento – e non alcuni inadatti leader politici – ha scelto di unirsi a chi sa vedere e costruire il futuro oltre gli steccati. Il Parlamento ha scelto la rotta varie volte in questa legislatura: rivotando Mattarella, scalzando le troppe ambiguità contiane e unendosi a sostegno di Draghi e delle riforme.

Con oggettività si potrebbe anche notare che alcune aree politiche (quelle “vivaci”) hanno voluto costruire questo scenario, mentre altre lo hanno subìto. Ma per arrivare fin qui servirebbe quella memoria onesta che ricorda chi ha voluto Mattarella nel 2015 e chi ha risolto la crisi dei due governi populisti della XVIII legislatura. Senza chiedere tanto, è sufficiente prevedere assieme che non tutti i parlamentari e non tutte le aree politiche continueranno a scegliere atlantismo, europeismo e il programma Next Generation.

Non tutti continueranno a sgobbare per la trasformazione energetica, per gli acquisti e gli stoccaggi comunitari di fonti energetiche, per la riforma degli oneri generali di sistema sulle bollette, per il potenziamento dell’indipendenza energetica italiana. È evidente che per risolvere i problemi concreti di persone e imprese come “ridurre il costo delle bollette” servono scelte coraggiose e non gli slogan ruggiti ai microfoni: «Nuovo scostamento!». Slogan che tradotto in italiano significa solo: tutte le spese correnti a debito. Un nuovo debito “non buono” sulle prossime generazioni. Un messaggio esattamente opposto a quello del Next Generation, che vuole invece costruire un futuro migliore o almeno vivibile per coloro che abiteranno qui dopo di noi.

I populisti sceglieranno di fare campagna elettorale e non di ricostruire il Paese! E questo farà chiarezza sia in politica che fuori, perché il populismo distrugge l’Italia. Così come il provincialismo distrugge il Trentino.

Sentire tutto il pericolo di questa situazione di attesa apatica che si accontenta del meno peggio, aiuterebbe a capire l’urgenza di rischiare ancora come quelli che non hanno nulla da perdere. Finché l’analisi del contesto si riduce invece a salvaguardare le sole rendite di posizione, non vedremo mai il rischio di trovarci sovrastati dagli eventi: dalla potenziale guerra tra Russia e Ucraina ai confini, dalla crisi climatica, dalle disuguaglianze che rendono la vita di alcuni invivibile, dalle sofferenze che soverchiano in tutto il mondo il genere femminile, dalla gabbia che chiude la libertà di crescere di tanti giovani. «Urlo e non mi senti». Troppe e troppi urlano senza essere sentiti. È essenziale ascoltare.

C’è anche un’area politica trasversale che vuole ascoltare. Che sceglie atlantismo ed europeismo. Che sceglie l’autonomismo rifiutando il provincialismo. Che sceglie di ricostruire l’Italia assieme agli altri Paesi europei.

E a proposito degli altri Paesi europei, abbiamo consapevolezza che hanno accettato di indebitarsi assieme, per dare risorse – sia a fondo perduto che a prestito – all’Italia? Sì, parlo di quel PNRR che, dietro ad un nome così cacofonico, ha un cuore politico che ci dice con nordica chiarezza: basta diseguaglianze tra generi, tra generazioni e tra territori, basta inquinare, basta arretratezza digitale, basta ignoranza, basta dispersione scolastica, basta aree degradate, basta zone isolate e non raggiungibili, basta essere ammalati quando si può guarire.

Sono le solite “chiacchiere”? No, è il cronoprogramma di 527 obiettivi che il Governo Draghi ha iniziato e che dobbiamo, insieme, completare entro il 31 dicembre 2026.

«Un centro di gravità» è ciò che serve. Un gruppo vasto di persone che si appassiona all’idea di trasformare questo Paese e questa Provincia autonoma.

E la legge elettorale? È un mero strumento. E nessun “come” sarà mai capace di porre freno a dei “perché” forti.

E, amici miei, se il “perché” non è forte ora … tanti auguri!

 

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Senatrice Donatella Conzatti
Italia Viva

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