PROVINCIA AUTONOMA TRENTO
Covid-Free (27ma puntata format Tv)

Amministrare significa “reggere, curare, regolare, sorvegliare il buon andamento”, è un compito che hanno gli amministratori comunali come i consiglieri di un consiglio di amministrazione. Le grandi multinazionali che devono garantire alle loro aziende efficienza e rendimento, scelgono per i propri consigli di “amministrazione” persone competenti, che sono donne e uomini, giovani e meno giovani, del posto o di altra origine, affinché le problematiche che devono affrontare siano esaminate sotto tanti punti di vista diversi e con approcci differenziati, per ottenere una decisione sicuramente più solida che se fosse il risultato di un lavoro fatto da un gruppo di persone simili tra loro.

Perché invece nei luoghi decisionali della politica dovrebbe funzionare meglio rinunciare a questa varietà? Eppure sono i luoghi in cui si fanno le scelte che ricadono sulla vita di tutti.

Negli scorsi anni la Provincia, con l’aiuto dall’Università di Trento, ha analizzato il comportamento di voto degli elettori delle precedenti elezioni comunali del 2005, scoprendo che i Trentini esprimono la preferenza per 2/3 per candidati uomini e solo per 1/3 per le candidate. Su 100 voti, 66 vanno a uomini e 33 a donne. Questo ha portato a raggiungere una percentuale di donne elette nei consigli comunali del 27 %, poi sceso con le fusioni degli anni successivi. Come a dire che si fanno lenti passi avanti e poi si torna anche indietro.

Perché? Per lo più per consuetudine e perché non c’è ancora una diffusa abitudine a pensare che anche le donne possano essere soggetti in grado e utili a rappresentare interessi collettivi. Banalmente perché affidarsi al già visto e sentito e conosciuto (maschile) è più rassicurante, anzi più facile, mentre le donne patiscono un problema di visibilità sociale, legata spesso al fatto che non occupano posti di rilievo, quindi di notorietà, nemmeno nella società e nel mondo del lavoro.

Nessuno vota una donna solo perché è donna, tutti votiamo qualcuno che conosciamo. In tutti i comuni italiani sopra i 5000 abitanti si vota con la doppia preferenza di genere (donna/uomo o uomo/donna) dal 2012 e questa norma ha permesso di innalzare il numero di elette nelle istituzioni locali. Solo nei comuni della Regione Trentino Alto Adige questa regola non vale, perché nonostante io abbia tentato con alcune colleghe in due diverse legislature di farla approvare come nel resto del Paese, il Consiglio a prevalenza maschile l’ha impedito due volte.

Dunque domenica e lunedì in Trentino potremo esprimere due preferenze: per una donna e un uomo, ma anche anche per due donne o due uomini. Quello che è importante che sappiamo è che se non faremo tutti e tutte uno sforzo per cercare tra le candidate persone che conosciamo, riconoscendo le loro competenze e dando loro fiducia, noi rinunceremo ancora una volta a portare nei luoghi delle decisioni che ci riguardano, capacità ed esperienze che anche le donne possiedono. Molte si sono messe in gioco, a disposizione, per rappresentare i bisogni e le aspettative dei cittadini che sono tante e diverse e sono pronte ad assumersi la responsabilità di fare il meglio e anche di poter fare errori.

Qui non si discute del perché siano poche quelle che ci stanno, adesso è il momento di dare fiducia a quelle che ci sono, nelle diverse liste di tutte le diverse proposte politiche. Il vantaggio di avere donne elette nei consigli comunali e nelle giunte, insieme ai colleghi uomini, ricade su tutta la comunità, perché si smette di rinunciare ai talenti che esse esprimono.

Le donne in politica non sono né migliori ne’ peggiori degli uomini, ma ci devono essere, perché se non hanno anch’esse, con il proprio sapere e il proprio vissuto “il potere” di partecipare a migliorare la vita di tutti, ci perdiamo tutti. Apriamo gli occhi e scegliamo.

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Sara Ferrari
Consigliera provinciale