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ROBERTO PERGHER – RISPOSTA AD ASSESSORE SEGNANA: « LA GIUNTA FUGATTI HA DEROGATO ALLA SUA FUNZIONE DI PROGRAMMAZIONE, CONTENUTI NON AFFINI ALLA PARTE POLITICA DI CENTRO DESTRA »

Rispondo all’assessore alla salute della PAT Stefania Segnana che in una lettera aveva stigmatizzato la mia persona in quanto avrei avuto dei motivi personali per criticare le politiche sanitarie della Giunta Fugatti.

Relativamente alla mia partecipazione alla selezione per primario di psichiatria di Trento avevo più volte e in data precedente alla data dell’esame, quindi in epoca non sospetta, criticato con vari interlocutori uno dei requisiti specifici richiesti dalla selezione che riporto sotto integralmente:

al Direttore dell’UO sarà richiesto di mantenere e sviluppare l’attuale modello assistenziale incentrato su: – riduzione del tasso di ospedalizzazione riportandolo ai livelli delle migliori performance nazionali – T.O. per patologie psichiatriche per 100.000 residenti (indicatore S. Anna): dato APSS 2016: 320,723; dato medio NAZIONALE 2016: 269,723 – implementazione e consolidamento dei modelli di cura personalizzati e condivisi tra professionisti, utenti e familiari – valorizzazione delle esperienze già in essere circa il coinvolgimento dei cosiddetti U.F.E. (utenti famigliari esperti) – implementazione e consolidamento dei modelli di residenzialità leggera e di inserimento abitativo e lavorativo protetto – implementazione e sostegno di modelli organizzativi di presa in carico dell’utente fortemente orientati alla gestione delle problematiche sul territorio – creazione di occasioni di scambio, confronto e collaborazione tra ospedale, territorio e enti pubblici e privati finalizzate a promuovere progetti di sensibilizzazione contro stigma e emarginazione, in una visione d’insieme dei bisogni degli utenti e familiari – ricerca di forme di trattamento innovativo che riducano al minimo il trattamento farmacologico e potenzino esperienze di socializzazione – realizzazione di percorsi di cura caratterizzati dal protagonismo e centralità degli utenti e dei familiari – massima interazione delle figure professionali delle équipe.

Pur essendo sostanzialmente concorde con quasi tutti i requisiti specifici ero fortemente contrario al requisito che prevedeva la valorizzazione delle esperienze già in essere circa il coinvolgimento dei cosiddetti U.F.E.. Basavo il mio disaccordo sostanzialmente sul fatto che ritenevo tale misura una condizione di tipo sociale (gli UFE sono remunerati) e non sanitario e non sarebbe dovuta a mio parere entrare in un ambito di concorso pubblico per Primario di Psichiatria. Circa l’aspetto politico di questa misura mi basta dire che essa era anche contenuta in un disegno di legge di modifica della legge 180 proposto nella precedente legislatura nazionale da deputati del partito democratico e altri appartenenti alla sinistra: la legge 2233 resentata il 27 marzo 2014, primo firmatario l’On Casati del PD. Tale disegno di legge non ha poi avuto più seguito non essendo stato approvato.

Tale requisito, che era stato inserito ancora nel bando all’epoca della precedente legislatura provinciale,  era da me criticato non solo per l’aspetto politico evidente di una impostazione molto settoriale della salute mentale e che trova finora poca adesione sul territorio nazionale ma anche perché tali pratiche non hanno ancora una validazione scientifica necessaria quando si parla di salute e sanità. Non conosco nessun studio basato sulle evidenze condotto per analizzare il metodo degli UFE dal precedente primario di psichiatria DeStefani. Conosco invece una metanalisi di 18 studi su complessivi 5597 partecipanti del 2014 il cui abstract riporto di seguito:

A Systematic Review and Meta-analysis of Randomised Controlled Trials of Peer Support for People With Severe Mental Illness

Brynmor Lloyd-Evans; Evan Mayo-Wilson; Bronwyn Harrison; Hannah Istead; Ellie Brown; Stephen Pilling; Sonia Johnson; Tim Kendall

BMC Psychiatry. 2014;14(39) 

Abstract

Background: Little is known about whether peer support improves outcomes for people with severe mental illness.

Method: A systematic review and meta-analysis was conducted. Cochrane CENTRAL Register, Medline, Embase, PsycINFO, and CINAHL were searched to July 2013 without restriction by publication status. Randomised trials of non-residential peer support interventions were included. Trial interventions were categorised and analysed separately as: mutual peer support, peer support services, or peer delivered mental health services. Meta-analyses were performed where possible, and studies were assessed for bias and the quality of evidence described.

Results: Eighteen trials including 5597 participants were included. These comprised four trials of mutual support programmes, eleven trials of peer support services, and three trials of peer-delivered services. There was substantial variation between trials in participants’ characteristics and programme content. Outcomes were incompletely reported; there was high risk of bias. From small numbers of studies in the analyses it was possible to conduct, there was little or no evidence that peer support was associated with positive effects on hospitalisation, overall symptoms or satisfaction with services. There was some evidence that peer support was associated with positive effects on measures of hope, recovery and empowerment at and beyond the end of the intervention, although this was not consistent within or across different types of peer support.

Conclusions: Despite the promotion and uptake of peer support internationally, there is little evidence from current trials about the effects of peer support for people with severe mental illness. Although there are few positive findings, this review has important implications for policy and practice: current evidence does not support recommendations or mandatory requirements from policy makers for mental health services to provide peer support programmes. Further peer support programmes should be implemented within the context of high quality research projects wherever possible. Deficiencies in the conduct and reporting of existing trials exemplify difficulties in the evaluation of complex interventions.

Come si desume l’analisi riguarda modelli di “Supporto tra pari”, quindi analoghi al sistema degli UFE, per i quali si conclude non esserci ancora una validazione scientifica sufficiente a far si che il decisore politico impieghi risorse pubbliche per sostenere queste iniziative.

Di questa critica, ben prima della selezione, ho fatto avviso il Direttore Generale dott. Bordon, che ringrazio per l’attenzione, che mi aveva confermato che così come era scritto nel bando già in essere con la precedente giunta, la riapertura dei termini non aveva inficiato il mandato ne erano state date dalla provincia indicazioni diverse.

Questa critica ho successivamente portato anche all’attenzione del Dott. Claudio Dario, Direttore Sanitario, e ha anche lui il mio ringraziamento per l’attenzione ricevuta.

Inoltre anche in sede di esame ho ribadito questa critica, creando ovviamente i presupposti per non poterlo vincere viste le condizioni specifiche previste e a cui anche l’APSS si è dovuta attenere nominando un esperto nel settore affine al modello UFE. Sono arrivato terzo comunque con un giudizio “molto buono” e di questo mi prendo il merito e sono contento.

Ho anche cercato prima della selezione di interessare il mondo politico cui appartenevo per incidere con politiche coerenti con il mandato dato dagli elettori ma evidentemente le mie argomentazioni non sono state ne ascoltate, ne considerate, ne comprese.

Ora spero che l’assessora Segnana abbia capito che quando ho inteso politicizzare la critica mi riferivo alla politica come scelta di idee, contenuti, prassi, visioni e programmi sanitari. E spero che l’assessora abbia capito che persone che nella loro vita si sono spese per le proprie idee derivanti anche dal contesto professionale ci sono ancora, anche se hanno preso solo 187 voti alle recenti elezioni provinciali. Resta il fatto che la Giunta Fugatti in questo capitolo ha derogato alla sua funzione di programmazione e controllo e ha di fatto dato il la a contenuti che certo non sono affini alla nostra parte politica di centro destra, di cui anch’io faccio parte e che forse voleva qualcosa di diverso dal decisore pubblico, magari meno assistenzialismo e più professionalità.

 

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Dott.  Roberto Pergher