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LETTERE AL DIRETTORE

RENZO GUBERT * AGGRESSIONE A UCRAINA: « MI SORPRENDE CHE UN RIGURGITO DI ANTIAMERICANISMO ANNI ’60 SPINGA A TACERE SU NATO E USA, PUR DI ATTENUARE LE GRAVISSIME RESPONSABILITÀ RUSSE »

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15.34 - sabato 12 marzo 2022

Caro Direttore, man mano che i giorni passano si fanno più diffuse le valutazioni critiche circa la responsabilità della NATO nel provocare l’aggressione armata della Russia all’Ucraina. La NATO, secondo alcuni, avrebbe dovuto sciogliersi dopo che il Patto di Varsavia si era dissolto con la caduta dell’impero sovietico. Se non lo ha fatto, è perché gli USA, principale membro dell’alleanza, volevano usare la NATO quale strumento dell’egemonia mondiale, obiettivo che di per sé sarebbe una provocazione delle reazioni aggressive della Russia.

Per due mandati sono stato nella Commissione Difesa del Senato e per il periodo dal 2001 al 2006 sono stato nell’Assemblea Parlamentare della UEO e nelle sue Commissioni Difesa e Politica. Ho quindi avuto occasione più volte di partecipare a incontri in sede NATO e negli USA sul futuro dello strumento militare e dell’alleanza nord-atlantica e ne ho ricavato la convinzione che la tesi sopra richiamata circa l’aggressività egemonica della NATO è destituita di fondamento.

Due le ragioni per le quali la NATO ha continuato ad esistere. La prima è il fatto che il dissolvimento dell’URSS è stato tutt’altro che un risultato pacifico. Ci sono state lotte interne di notevole portata, con tentativi di ritorno all’indietro. Ricordo i timori di invasione russa soprattutto negli stati baltici, prendendo a spunto da parte russa l’esistenza in essi di minoranze russofone maltrattate. Timori di ritorno all’indietro c’erano a anche in Polonia e negli altri stati dell’est europeo, salvo la Germania est, incorporata nella Germania .

Questi stati vedevano nell’appartenenza alla NATO e alla UE una garanzia e premevano affinché la presenza militare NATO non fosse solo simbolica, ma con truppe armate e con sorveglianza attiva degli spazi aerei. Il ruolo della NATO doveva essere ancora quello di difesa, non evidentemente più dal Patto di Varsavia, ma dal principale suo membro, la Federazione russa, tentata da ritorni all’indietro. E l’attuale aggressione armata all’Ucraina, come lo fu quello alla Georgia, ne è un’attuale triste testimonianza.

La seconda ragione ha a che fare con il terrorismo islamico e le guerre civili locali che hanno dilaniato non solo la ex Jugoslavia, ma anche paesi africani. L’ONU, quand’anche non si sovrapponga il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, ha uno strumento militare debolissimo, in difficoltà anche a mantenere situazioni di pace pur precaria raggiunta dopo conflitti armati.

La NATO è stata vista come uno strumento militare efficace specie in situazioni difficili, connesse spesso al controllo delle centrali terroristiche nel Medio Oriente, Afganistan compreso. La partecipazione a queste missioni di raggiungimento e di mantenimento della pace o di lotta al terrorismo delle aree radicali islamiche, richieste dall’ONU, avveniva nel quadro della NATO, che assumeva, quindi, il ruolo di “braccio armato” dell’ONU.

L’Italia ha spesso partecipato e partecipa ancora a missioni di questo tipo. Le visite che la Commissione Difesa del Senato faceva ai contingenti militari italiani all’estero erano l’occasione per riaffermare il nuovo ruolo della NATO e delle stesse Forze Armate italiane.

Nelle visite al Dipartimento di Stato degli USA e al Pentagono si è certo parlato degli interessi strategici degli USA, come nel caso della seconda guerra mossa all’IRAQ a garanzia dell’accesso alle risorse petrolifere, pur se ufficialmente era una lotta a un regime che si accusava (strumentalmente) di accumulare mezzi di distruzione di massa vietati dalla convenzioni internazionali, ma mai ho sentito che si pensasse alla NATO come strumento per perseguire gli interessi strategici degli USA. Anzi, si faceva strada la richiesta che fossero gli europei a pensare alla loro difesa, dato che per gli interessi strategici nordamericani diventava centrale l’area del Pacifico, non più quella dell’Atlantico.

Mi sorprende, quindi, che un rigurgito di antiamericanismo anni Sessanta spinga a tacere sull’ampio dibattito sviluppato sulla NATO e sugli interessi strategici USA, pur di attenuare le gravissime responsabilità russe e in particolare di Putin e di chi lo sostiene nell’aggredire l’Ucraina.

 

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Renzo Gubert

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