Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano l’Adige, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
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Claudio Soini
Presidente Consiglio provinciale Trento
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Viva l’uomo di buona volontà che cerca la verità
Il 19 agosto 1954 si chiudeva un’epoca: a Borgo Valsugana si spegneva Alcide De Gasperi, lasciando un’Italia in cammino sul sentiero della democrazia. Oggi, a settantun anni da quel giorno, la memoria si fa però duplice. Ricordiamo certo De Gasperi nel giorno della sua morte, ma anche ciò che avvenne esattamente ottant’anni fa, nel 1945. La fine della Seconda guerra mondiale, l’Italia che faticosamente rinasceva dalle macerie, il Trentino in fermento con i primi movimenti popolari per l’autonomia di Trento e Bolzano. Pensare a De Gasperi in questo particolare anno significa rivederlo in quel dopoguerra, leader in un’epoca di ricostruzione materiale e morale.
Ma proviamo a cambiare prospettiva. Oggi, nel ricordarlo, vorrei immedesimarmi non tanto nei panni del grande statista, quanto in quelli di chi lo seguiva, seduto accanto a lui tra le macerie e le speranze. Immaginiamoci, siamo nel 1945, in una sala affollata di democratici cristiani, gente comune e dirigenti locali appena usciti dalla guerra. Era il 18 giugno, Alcide De Gasperi, parlando a Roma al secondo congresso provinciale della Democrazia Cristiana, mise in guardia dal mito dell’“uomo della Provvidenza” e dalle illusioni semplicistiche. Perché “non ci sono uomini straordinari” e nessuno da solo è “pari alla grandezza dei problemi che ci stanno di fronte”. Si definì un semplice e onesto cercatore di verità, che mette la sua intelligenza al servizio di essa. Quando la folla gridava “Viva De Gasperi”, spiegò che lo traduceva dentro di sé in “Viva l’uomo di buona volontà che cerca la verità”.
Attenzione: De Gasperi non stava negando il ruolo di chi guida, ma osservava preoccupato come molti italiani del dopoguerra guardavano a lui come a una speranza di rinascita per il Paese. Non era un gesto di falsa modestia, ma un appello sincero a condividere la responsabilità. De Gasperi era al timone, ma sapeva di aver bisogno di una squadra, di una comunità dietro di sé. Del resto, appena finita la guerra, la prima preoccupazione di tutti fu far rinascere la partecipazione popolare. Nel 1945, prima ancora di leggi e costituzioni, si ricostruirono i luoghi della democrazia partecipata, i partiti – la DC, il Partito Socialista, il Partito Comunista e altri – per ridare voce al popolo nelle scelte del Paese. Perché si era capito che solo aggregando le forze si potevano affrontare sfide gigantesche.
In Trentino, proprio nell’estate 1945, la spinta all’autogoverno partì dalla base: cittadini comuni, ex partigiani, uomini e donne provenienti da ogni valle si organizzarono nel movimento popolare dell’ASAR (Associazione Studi Autonomistici Regionali) per rivendicare l’Autonomia speciale. In pochi mesi l’ASAR superò i 100.000 iscritti, coinvolgendo persone di ogni estrazione sociale. È la prova che la nostra autonomia nacque dal basso, dall’entusiasmo popolare e dal senso di responsabilità diffuso. Nella ricostruzione del Trentino del dopoguerra, non c’era un singolo eroe: c’erano amministratori locali, dirigenti pubblici, lavoratori e imprese, volontari, famiglie intere che contribuirono a risollevare lo spirito della propria comunità. Erano, in carne e ossa, quegli “uomini di buona volontà” di cui parlava De Gasperi.
Oggi, nel 2025, quella provocazione è più attuale che mai. Per difendere e mantenere la nostra Autonomia speciale, non ci serve un nuovo De Gasperi, l’uomo straordinario che risolva tutto. Ci serve essere come quelli che lo ascoltavano. Chiamati ciascuno a fare la propria parte, all’altezza quindi dei problemi nuovi e complessi del nostro tempo. Tutti siamo pronti a puntare il dito contro l’“uomo solo al comando”, ma dimentichiamo che la sfida parte da noi. Dal partecipare ai vari gruppi politici e sociali, evitando scorciatoie individualiste. Dal non arrendersi all’idea che “tanto decide qualcun altro”, ma spendendosi con coraggio e convinzione per la propria comunità. Nel commemorare il grande statista trentino, dunque, non gridiamo semplicemente “viva De Gasperi” come una formula vuota. Facciamo risuonare, piuttosto, quel grido che era il suo: viva l’uomo di buona volontà che cerca la verità!. Viva chi serve il bene comune con onestà e con coraggio. Viva chi non aspetta l’uomo straordinario, ma costruisce insieme, ogni giorno, la nostra comunità. Viva il Trentino, nella lezione sempre viva di Alcide De Gasperi.
