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LETTERE AL DIRETTORE

PAOLO PICCOLI * NOMINE QUIRINALE: « MARIO DRAGHI NON DEVE PRONUNCIARSI, PER RAGIONI SIA DI SOSTANZA CHE DI VALENZA POLITICA E COSTITUZIONALE »

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11.28 - mercoledì 22 dicembre 2021

Caro Direttore,

riguardo l’analisi di vari commentatori e giornalisti in questi giorni sulla partita del Quirinale, mi sento di precisare che a me sembra che Mario Draghi non debba proprio pronunciarsi, per due ragioni.

La prima, se vogliamo ovvia, è che non ci si candida al Quirinale e che non c’è da chiedere ad un uomo delle istituzioni la disponibilità a servire il Paese se venisse eletto.

La seconda invece è di sostanza ed ha valenza politica e costituzionale.

Tocca infatti ai partiti assumersi la responsabilità della scelta, sapendo che non si tratta di una partita da giocare per i propri interessi, ma che riguarda l’intero Paese.

E ciò in maniera ancor più rilevante in una stagione, come questa, dove il futuro del Paese, dell’economia, della credibilità nei confronti dell’Europa, della stabilità politica, assumono una valenza decisiva per i prossimi anni e soprattutto per le prossime generazioni.

Proviamo a ragionare al contrario. Se Draghi dicesse che vuole rimanere a Palazzo Chigi, i partiti si troverebbero di fronte ad una scelta assai delicata, in quanto dovrebbero individuare una personalità che possa rappresentare un elemento di unione nei confronti delle forze politiche e del Paese, con la credibilità necessaria per l’attuazione del PNRR. Ma il passaggio non garantirebbe affatto la prosecuzione del Governo Draghi, in quanto, subito dopo, le forze politiche comincerebbero a pensare alle prossime elezioni, che siano vicine o nel 2023, riprendendo una libertà d’azione da campagna elettorale non favorevole al Paese e che determinerebbe quasi certamente la perdita di Draghi alla Presidenza del Consiglio con il suo ritorno alla vita privata.

Se invece Draghi si prestasse alla richiesta di dichiarare la disponibilità all’elezione al Quirinale e le forze politiche non riuscissero a evitare al loro interno i tradizionali giochi dei franchi tiratori protetti dal voto segreto nel timore di un ravvicinata chiamata alle urne, l’Italia perderebbe di nuovo Draghi in modo drammatico. Emergerebbe in modo chiaro la incapacità della classe politica nel saper decifrare l’eccezionalità del momento e farvi fronte con coerenza.

Ecco perché a mio parere Draghi fa benissimo a non dire una parola sulla questione e a lasciare nelle mani dei partiti la scelta migliore per il Paese. Un silenzio che correttamente si affianca alla fermezza di Mattarella nel non essere disponibile per un secondo mandato, sottolineando una limpidezza istituzionale che dovrebbe tornare ad essere la cifra della nostra vita politica.

Personalmente, se avessi la bacchetta magica, è chiaro che preferirei tenere Mattarella al Quirinale un altro po’ e Draghi al governo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma questo non è possibile in quanto le scadenze costituzionali sono chiare e la democrazia è fatta della forma e della sostanza stabilite dalla carta fondante;   pertanto, a mio avviso, l’unica strada che i partiti hanno per garantire al nostro Paese una capacità di crescita e di presenza come quella degli ultimi mesi è quella di eleggere con una larghissima maggioranza Draghi al Quirinale, affidandogli in questo modo il ruolo di garanzia interna ed internazionale attribuito dalla Costituzione al Presidente della Repubblica e  proseguire in un governo di unità nazionale fino alla scadenza naturale del 2023.

 

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Paolo Piccoli

Presidente del Consiglio comunale di Trento

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