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LETTERE AL DIRETTORE

PACCHER (LEGA) * TRENTO – SCIOPERO 3/10: «UN SINDACO IN CORTEO, QUANDO IL POTERE SMETTE DI RAPPRESENTARE TUTTI»

Scritto da
17.54 - martedì 7 ottobre 2025

Gentile direttore Franceschi,

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “Il T”, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

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Un sindaco in corteo: quando il potere smette di rappresentare tutti

C’è qualcosa di surreale nella nota congiunta con cui la giunta comunale di Trento si è schierata compatta in difesa del sindaco Franco Ianeselli, dopo la sua partecipazione al corteo che ha paralizzato la città . Non si ricorda, in tempi recenti, una mobilitazione istituzionale così rapida e così faziosa: non per un’emergenza, non per la sicurezza cittadina, ma per giustificare un atto di parte.

In una città che chiede risposte concrete su traffico, degrado e vivibilità, stupisce la prontezza con cui la macchina amministrativa si è messa in moto non per governare, ma per firmare un comunicato di solidarietà. È la fotografia di una politica che si guarda allo specchio più che alla realtà, più attenta a difendere se stessa che a occuparsi dei problemi dei cittadini. E stupisce ancora di più la leggerezza con cui si liquida un gesto che, per chi rappresenta tutti, va fotografato come un errore politico e morale.

Un sindaco può avere opinioni, idee, convinzioni. Ma non può guidare un corteo che paralizza la città che amministra, ostacolando lavoratori, mezzi di soccorso e cittadini comuni. Il primo cittadino non è un manifestante come gli altri: è il garante dell’equilibrio, non il capo di una piazza. E se un giorno chiede l’esercito per garantire l’ordine, e il giorno dopo marcia in testa a chi blocca strade e ferrovie, qualcosa non torna. Non si può essere arbitri e tifosi nella stessa partita. A rendere tutto più grottesco è il paragone – ormai ricorrente quanto stucchevole –

con il concerto di Vasco Rossi: un evento programmato con un anno d’anticipo, pianificato nei dettagli, gestito con ordine e responsabilità. Altro che corteo improvvisato. Confondere le due cose è un insulto all’intelligenza dei trentini, ma anche al buon senso istituzionale. Chi governa non può giustificare un blocco imprevisto con l’esempio di un evento autorizzato, organizzato e controllato.
I numeri dello sciopero, poi, parlano da soli: un’adesione tra il 3 e il 5%, segno che la protesta non nasce da un disagio diffuso, ma da una regia politica che vive di contrapposizioni. In piazza, più che il mondo del lavoro, si sono visti i soliti professionisti del dissenso, militanti di lungo corso, qualche reduce delle battaglie anti-sistema. Una miscela eterogenea, tenuta insieme solo dallo scontento. Cavalcarlo è facile, governarlo molto meno.

Il punto, però, non è la piazza. È la credibilità di chi la guida. Un’amministrazione non può rifugiarsi nei comunicati di gruppo per giustificare scelte divisive. Perché la forza delle istituzioni sta nella misura, non nella reazione. Governare significa assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, non cercare alibi o scudi collettivi. E quando il potere smette di rappresentare tutti per parlare solo ai propri, il passo tra la guida e la propaganda è breve. Chi guida una città non può permettersi di essere solo di parte.

 

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Roberto Paccher
Consigliere Provinciale Lega Trentino

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