Tra i tanti termini che oramai sentiamo risuonare da ogni parte, spiccano “COVID 19”, “emergenza”, “contagio” e “sicurezza”. Mai però le avevamo sentite diffondere attraverso il megafono dalle camionette dei Vigili del Fuoco e ciò non può che far riflettere.

La conferenza stampa del Presidente Fugatti ha fatto sentire con forza che l’unica strategia per il contenimento della diffusione del contagio è chiudere tutto quanto non strettamente necessario per un tempo adeguato, rispettando tutti le regole.

Questa pandemia è una realtà che avrà pesanti conseguenze sul sistema economico, nel breve come nel lungo termine, e ottobre sarà per tutti un inizio di autunno dalle tinte fosche.

Le categorie tecniche, imprenditoriali, economiche, sindacali e di cooperazione hanno compreso fin da subito la portata di questa serrata. Per questo hanno invitato i propri associati e iscritti a adeguarsi tempestivamente, chiudendo gli studi professionali, i cantieri e le attività connesse alla filiera dell’edilizia, al di là della possibilità di proseguire l’attività prevista dal decreto, per contribuire attivamente ad arginare la diffusione del virus.

Quasi tutti i soggetti della filiera edile – dai primi dati acquisiti ben oltre il 90% – hanno risposto tempestivamente a questa proposta. Si tratta di una scelta compiuta con un profondo senso di responsabilità per il bene comune, nonostante le conseguenze economiche che inevitabilmente vedranno tutti gli operatori della filiera delle costruzioni – e in particolare i professionisti tecnici – in enorme difficoltà da qui a fine anno, se non oltre. Le uniche eccezioni per il mantenimento dell’apertura dei cantieri sono state, giustamente, quelle ascrivibili a situazioni di urgenza e di indifferibilità per motivi di sicurezza, in analogia all’operato negli ospedali.

La nostra categoria ha sempre messo in primo piano la sicurezza, la salute, il bene comune, come dimostrato, ad esempio, con l’impegno volontario e gratuito in occasione di emergenze sismiche e di protezione civile o, anche in condizioni non emergenziali, con la partecipazione volontaria a commissioni e tavoli tecnici.

Anche in questa occasione, i tecnici agito in questo senso, con l’astensione quasi totale dal lavoro, per il bene comune. Non riteniamo però, purtroppo, che da parte del governo nazionale ci sia stato riconosciuto al momento un supporto economico reale, concreto e adeguato.

Noi professionisti ci siamo adeguati tutti in modo convinto, nella consapevolezza che in cantiere è insufficiente e pericoloso contare solo sulla prospettiva di applicazione del decalogo anti-contagio. Il rischio è troppo alto, in primis per gli operai, ma anche per gli imprenditori, i tecnici e le rispettive famiglie.

Io stesso, il primo giorno di vera emergenza, recatomi in cantiere, mi sono reso conto di grandi difficoltà nello svolgere in assoluta sicurezza le lavorazioni di tipo edile ed impiantistico rispetto alle insidie del COVID 19.

Nella nostra attività quotidiana amministrativa, inoltre, un grande aiuto potrebbe venire dalla tecnologia. Con una nota sottoscritta insieme agli architetti, abbiamo infatti chiesto all’amministrazione provinciale che tutti gli adempimenti di natura tecnica possano, senza esclusione alcuna, essere inviati in via telematica alle pubbliche amministrazioni.

Tutte le categorie professionali ed economiche trentine dovrebbero fare oggi un passo indietro chiudendo per quanto possibile immediatamente le loro attività che non hanno carattere di urgenza, per poter fare due passi in avanti domani.

Ci sono ancora troppe attività aperte, a mio parere erroneamente considerate analoghe, per possibilità operative, alla rete sanitaria e alimentare che è in trincea per supportare tutti noi.

Come professionisti, vogliamo ringraziare pubblicamente l’Azienda Sanitaria Provinciale e gli attori della filiera alimentare, che, con i loro dipendenti e collaboratori, si stanno adoperando senza sosta e con gran rischio personale per contenere la situazione e darci modo di proseguire la nostra vita quotidiana, pur con i limiti imposti.

Concludo come ho cominciato, richiamandomi alla conferenza stampa del Presidente Fugatti che, con forza, ha sottolineato l’importanza del rispetto delle regole. L’ospedale di Treviglio, come ricordava, non è poi così lontano: dista solo 200 km.

Se vogliamo che il contenimento della diffusione del virus sia concreta, occorre che ognuno faccia la sua parte senza eccezioni, senza remore ma, soprattutto con coraggio e abnegazione.

Dobbiamo avere il coraggio di chiudere tutto e limitare l’attività allo stretto indispensabile per essere poi pronti a riprendere, quando l’emergenza sarà superata, con la necessaria energia e forza.

 

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Gian Maria Barbareschi
Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Trento