Tanti problemi per l’Italia, una sola causa. Dopo i terremoti, i ponti che crollano, la deindustrializzazione, la disoccupazione, i giovani che fuggono, il debito pubblico, la corruzione, la malaburocrazia, le mafie… l’ultima mazzata che poteva capitarci ci è stata inflitta dal Coronavirus. A differenza delle altre grandi potenze economiche l’Italia ha mostrato fin da subito enormi difficoltà, con una serie di drammi di natura economica che si sono aggiunti a quelli sociali e famigliari per la perdita di un gran numero di vite umane. E mentre da una parte le direttive imposte sia dal governo centrale che da quelli regionali e locali hanno trovato, tranne rare eccezioni, un popolo ligio al dovere che tra immani sacrifici ha ubbidito in silenzio, dall’altra, con grande stupore, assistiamo non solo a una litigiosità politica estrema, ma anche a un gran numero di appelli a un’unità di intenti che sappiamo benissimo resteranno nel vuoto.

Secondo noi del movimento astensionista non potrà mai esserci concordia di obiettivi nelle forze politiche, poiché il primo e unico pensiero di chi governa o sta all’opposizione è quello della “capitalizzazione politica” fine a se stessa, sia che essa derivi da situazioni (sempre più rare) di positività per il progresso economico e sociale per l’Italia, che da drammi e tragedie come quella che stiamo vivendo. La politica italiana SpA, infatti, anche nel coronavirus intravede grandi potenzialità predatorie, che il sistema del potere nostrano inevitabilmente le assegnerà.

E la causa di tutto ciò a differenza di molti che o non capiscono o fanno finta di non vedere, sta secondo noi nel fatto che i partiti italiani, diversamente da quanto accade in altri Paesi, intendono il potere non quale mezzo indispensabile all’evoluzione della nazione e della società, ma come possibilità allettante di poter assaltare la diligenza col loro seguito di parassiti che vivono perennemente alle spalle di un popolo sempre più dissanguato e depredato. Capaci di intercettare, in una fantomatica parvenza di legalità, il fior fiore dei valori finanziari collegati alla spesa pubblica. Sempre grazie all’ipercollaudato sistema di spartizione determinato dal fatidico “Manuale Cencelli”.

In una democrazia la rappresentatività politica è affidata ai “partiti”, che appunto rappresentano “parti” e non l’insieme del popolo nella sua interezza. E’ giusta e sacrosanta la loro valenza e nomina a capo delle Istituzioni, derivante dal consenso espresso per mezzo dei voti utili delle urne, ma è altrettanto ingiusto se non addirittura “fuorilegge” la spartizione spasmodica, capillare ed esclusiva che ne segue, di “tutto” il complesso del potere, notevolmente maggiorato rispetto alle deleghe elettorali da essi ricevute. Ma soprattutto senza che almeno ci siano quei mezzi di controllo popolare che spetterebbero, invece, a coloro che non li hanno delegati.

Fin quando i partiti grazie a un numero fortunatamente sempre più ridotto di accaniti tifosi che non comprendendo il valore vero del voto non la smetteranno di scavalcare e rapinare la sovranità popolare, e non solo la sovranità, la situazione, purtroppo, è destinata a non mutare. La rapina di sovranità è uno dei più importanti delitti che una democrazia può subire, dalla quale derivano poi gli sprechi, le tangenti, la corruzione e le mafie… E coloro che la determinano e avallano, prendendosi inoltre bene cura che il popolo “ignori” quanto subito, potrebbero costituire la più potente organizzazione criminale e mafiosa operante, paradossalmente, anche al riparo della legge.

Ecco perchè a noi astensionisti politici non resta che auspicare un’ancor più massiccia diserzione delle urne da parte degli elettori italiani, per far sì che questo flagello che sta distruggendo passato e futuro e divorando le fondamenta della nostra democrazia possa quanto prima essere definitivamente annientato.

 

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Antonio Forcillo – Portavoce e Segretario