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MASSIMO GIRARDI * COVID-19 / EUROPA: « IL CORONAVIRUS GESTITO IN ORDINE SPARSO È LA DIMOSTRAZIONE CHE I SINGOLI BILANCI NAZIONALI SUBIRANNO UN BAGNO DI SANGUE »

Nei momenti di difficoltà in tutto il mondo è giusto porsi la domanda; ma l’Europa dovè? Non è passato nemmeno un anno dal 23- 26 maggio 2019 giornate che hanno chiamato i cittadini europei a votare i propri rappresentanti al Parlamento Europeo.

Il segnale emerso dai risultati elettorali è stato molto chiaro. In modo chiaro è stata riconfermato la fiducia dei cittadini europei nei confronti dell’Unione. Allo stesso i cittadini chiedono risposte concrete ai bisogni che non sono solo nazionali ma anche sovrannazionali. Si comprende sempre più che un singolo intervento statale ha ben poca voce rispetto ad una risposta che deriva da scelte fatte in gruppo. La fase storica segnata dal Coronavirus lo dimostra in modo netto.

Ma sul fronte dell’emergenza sanitaria, politica estera, economia, ambiente solo per citare qualche aspetto l’Unione è in grado di rispondere con una sola voce e in modo efficace? Chi decide in realtà e come decide?

Per dare una risposta a questo interrogativo di fondo bisogna andare al nocciolo della questione. Chi decide e come si decide nello spazio dell’Unione Europea?

La motivazione la troviamo andando a leggere le regole che determinano i equilibri tra Istituzioni europee ed il loro rapporto con cittadini europei. Cito a tale riguardo il Trattato di Maastricht perché quello più vicino ai giorni nostri e quello che maggiormente ha contribuito al passo in avanti per alcuni settori di rilievo del processo di integrazione europea.

Non solo mercato comune, moneta ( Euro), Banca Centrale Europea, il nuovo nome della Comunità Europea che da allora si chiama Unione Europea e fatto storico la cittadinanza europea per tutti i cittadini dell’Unione ed i nuovi diritti per i cittadini su scala sovrannazionale. Un passo in avanti coraggioso e allo stesso tempo timido dinnanzi alle risposte strutturali che l’Unione attende dagli anni ‘ 70- ’80.

Un passo in avanti storico ma pur sempre macchiato dal “ peccato originale”.

Esso è dato dal fatto che è il Consiglio europeo a dare all’Unione l’impulso necessario al suo sviluppo definendone gli orientamenti politici generali. Il Consiglio europeo riunisce i Capi di Stato o di Governo degli Stati membri nonché il presidente della Commissione. Essi sono assistiti dai Ministri incaricati degli Affari esteri degli Stati membri e da un membro della Commissione.

Questo stà a significare che a pesare sul futuro dell’ Unione non sono le scelte operate dal Parlamento Europeo nel pieno dei suoi poteri legislativi e da parte di un Esecutivo, un vero Governo europeo.

Le scelte che emergono in tutte le loro contraddizioni sono il risultato della “difesa di miopi interessi nazionali” è frutto di compromessi egoistici tra Stati non rappresentativi “ dell’interesse nazionale dell’Unione”

Se poi le decisioni sulle materie più importanti , difesa, politica estera, economia per fare un es. si devono prendere all’unanimità, la frittata è fatta. Vuol poter dire che se un solo Stato anche il più piccolo come quelli del Baltico dice di no, ecco allora che gli interessi di 500 milioni di cittadini vengono tenuti in sospeso magari dal parere negativo di una comunità rappresentata da 500 milioni.

Questo è assurdo e pericoloso. E la storia di questi giorni lo sta dimostrando. La “ burocrazia di Bruxelles “ in realtà non è un sistema macchinoso che gli Stati e solo gli Stati nazionali hanno concordato per mantenere i loro privilegi nazionali. Questo ha preso avvio con i Trattati di Roma del 1957 e questo dogma pesa sull’Unione ancora oggi.

Dire che colpevole dei nostri problemi sia l’Europa è dunque falso: le responsabilità sono degli Stati e dei rispettivi loro Governi. Ma i Governi sono furbi: per nascondere o giustificare le loro debolezze soprattutto della politica interna , sono bravi a trovare al livello europeo il capro espiatorio.

Cosa fare allora? Siccome i Trattati si possono cambiare solo all’unanimità e questo significa che è quasi impossibile cambiarli perché così hanno deciso gli Stati, bisogna agire in altro modo. Una delle proposte già avanzate negli anni ’90 è quello di puntare ad un’Europa su due livelli; creare un’Europa unita politicamente con tutti coloro che hanno la volontà di aderirvi.

Creare questo livello comporta la scrittura di una Costituzione dell’Unione Europea, la Carta dei diritti e dei doveri per i cittadini della Unione Europea così costituita come Stato.

La proposta di una Federazione ha poi lo scopo di ridistribuire sui vari livelli le competenze per cui non centralizzazione dei poteri su Bruxelles, ma un sistema partecipativo che dal livello più basso si coordina con quello più alto, ossia quello Europeo . Livello quest’ultimo che dovrà avere il suo ruolo decisionale per le materie che gli Stati non sono in grado di gestire al loro livello come ad es. la difesa e la difese dei confini dell’Unione, la ricerca, la moneta, l’economia, sanità, trasporti  la garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini.

Arrivare a un unico bilancio autonomo europeo, una unica finanziaria per l’Unione che si autofinanzi con un prelievo sull’IVA che è vigente in ogni Stato dell’Unione avrebbe lo scopo di avere a disposizione delle risorse economiche che mai l’Unione ha avuto a disposizione. Per una questione di competenze significa sollevare i bilanci nazionali da oneri di spesa che non saranno più di loro competenza e la pressione fiscale sui cittadini degli Stati membri potrà diminuire.

La difesa del supremo interesse della Nazione non passa attraverso la rinazionalizzazione delle politiche che sino ad oggi sono state trasferite e concordate al livello europeo ma lavorando a concrete politiche europee che permettano di gestire come un unicum le scelte sul territorio dell’Unione. Fare retromarcia su quanto sino ad oggi costruito e che andrà certamente migliorato, significherebbe esporre i singoli Stati a situazioni che ben difficilmente da soli potrebbero gestire. Il Coronavirus gestito in ordine sparso è la drammatica dimostrazione di come i singoli bilanci nazionali subiranno un bagno di sangue che avrà effetti per anni.

Sono convinto che l’obiettivo europeo diventerà una realtà: non sarà nel breve periodo ma l’unica lezione che l’Europa ha saputo metabolizzare è dalle sue tragedie ed è solo dalle tragedie della sua storia comune che saprà rafforzarsi.

 

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Massimo Girardi