Covid-19 Free -settima puntata- (Provincia autonoma Trento)

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STATO-REGIONI: LE RISORSE POST COVID ALL'AUTONOMIA - CHICO FORTI

Intervista a Roberto Paccher

- Presidente del Consiglio regionale Trentino Alto Adige -

In queste difficili giornate in cui tutte le attività non essenziali del nostro Paese sono ferme, si fa un gran parlare di sanitari, forze dell’ordine, addetti al comparto alimentare e camionisti, che nonostante tutto continuano ad essere operativi con il loro fondamentale apporto professionale.

Una categoria poco menzionata, ma non per questo meno importante, è quella dei ferrovieri e degli autisti del trasporto pubblico. Mentre i servizi passeggeri sono stati ridotti al lumicino, ma il loro contributo è pur sempre prezioso, non è così per il trasporto merci su ferro che non ha subito particolari flessioni, ma anzi riveste in questo momento un ruolo primario per la movimentazione di beni essenziali lungo la nostra Penisola .

In queste lunghe giornate da trascorrere in casa, ho visto comparire il post di una macchinista di un’impresa ferroviaria merci, che affida al social il suo pensiero esternando le difficoltà incontrate quotidianamente nello svolgimento della sua attività in tempi di Covid-19. Con piacere rilancio il suo sfogo qui di seguito, allo stesso tempo per porgere il mio grazie a tutti i ferrovieri, macchinisti e non solo, che anche in questo momento di emergenza sono al loro posto. Ringraziamento ovviamente esteso a tutte le categorie di cui sopra.

Leggo nel post :”Vorrei fare alcune considerazioni per chi come me, macchinista di un’IF Cargo, impegnata a garantire la sopravvivenza della nostra economia e l’approvvigionamento dei generi di prima necessità alla Nazione.

Siamo in prima linea da inizio mese, a differenza del servizio passeggeri rimodulato in base alle necessità di spostamento nella notte non circolano più treni di quel servizio, noi nel garantire i trasporti delle merci dal Sud Italia con il Nord e viceversa lavoriamo con le medesime modalità pre crisi, tradotto in soldoni si lavora continuamente la notte soltanto che ora venendo meno i locali che somministrano pasti ci vediamo costretti a mangiare panini sia a pranzo sia a cena il più delle volte nelle cabine della locomotiva durante le soste per esigenze di servizio.

Siamo costretti a munirci in partenza sia del pranzo sia della cena, consapevoli che tutto ciò sia dovuto, in effetti il macchinista ed il ferroviere è una professione che va intesa come una mission al servizio del Paese, ma nonostante tutto ciò veniamo continuamente snobbati dai media nazionali, probabilmente fa più audience parlare di personale ospedaliero, Forze dell’Ordine che risultano ancor più indispensabili e visibili, noi purtroppo non disponiamo di un servizio mensa in ospedale oppure in Caserma quindi le uniche opportunità di consumare un pasto caldo le si hanno quando dopo mille peripezie raggiungiamo la nostra abitazione ad orari improponibili.

Oltre a tutti i disagi anche la beffa, dopo aver terminato il servizio il più delle volte prima di raggiungere casa ci rechiamo al supermarket per fare la spesa, almeno a Milano la coda varia dai 250mt a 500mt negli orari di punta, non essendo un “disagiato” ovvero un ospedaliero oppure una persona delle F.F. O.O. devi giustamente fare la fila ordinaria a noi è preclusa la corsia preferenziale, con il risultato che sveglio dalle 01.00 e sono le 11.00 del mattino dopo aver percorso 400km su e giù per L’Italia può starci che ti appisoli appoggiato al carrello in fila, ma tranquillo a svegliarti dal torpore ci pensa chi ti segue in fila, pazienza chiedi scusa ed avanzi nella speranza di non appisolarti più fin che sarà il tuo turno di ingresso. Concludo vorrei ringraziare chi legge questo sfogo credo ammissibile e voglio tranquillizzarvi, noi siamo macchinisti e ferrovieri quindi continueremo la nostra Mission nonostante tutte le difficoltà sempre al servizio dell’Italia e degli italiani per far sì che si riesca al più presto ad uscire da questo brutto periodo.”

A questa toccante riflessione desidero aggiungere anche il mio pensiero. Da sempre in Italia il lavoro del il ferroviere è trascurato, non preso in considerazione. In Svizzera invece, il ruolo del trasporto ferroviario Cargo è riconosciuto basilare, sia per frenare il numero eccessivo di camion, sia per garantire l’approvvigionamento nazionale e di transito.

Lì il macchinista, qualsiasi ruolo abbia, è un personaggio che da sempre rappresenta un soggetto significativo nell’ordinamento nazionale; una professione non adatta per tutti, ma unicamente affine a persone con determinate qualità. A dimostrazione di ciò, cito la carenza cronica di macchinisti in Svizzera, poiché non si può far scorrere l’elenco dei disoccupati e far assunzioni ad innaffiatoio, i candidati vanno selezionati ed avere delle capacità ben definite.

In questi giorni si urla ai quattro venti la necessità di cambiare. Tra le necessità, il mio auspicio è che la radicata indifferenza dell’immaginario collettivo italiano nei riguardi dei ferrovieri evolva a favore della giusta considerazione che anche essi meritano.

 

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Massimo Girardi