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MASSIMILIANO MAZZARELLA * DECRETO RISTORI: « SCARSA VISIONE E POCA ATTENZIONE ALLE ESIGENZE DEGLI IMPRENDITORI, FARE SCELTE CORAGGIOSE PER SALVARE IL NOSTRO FUTURO »

Decreto ristori: scarsa visione e poca attenzione alle esigenze degli imprenditori. Mazzarella: “E’ ora di fare scelte impopolari ma coraggiose per salvare il nostro futuro”.

Aspettavo con molta curiosità e speranza l’approvazione del decreto ristori. Avevo letto diverse ipotesi anche contrastanti sulle testate giornalistiche nazionali e mi ero convinto che questa volta si sarebbe trovato un modo serio per aiutare veramente le imprese in difficoltà. Purtroppo questa speranza era mera illusione e, anche se il decreto cerca di muoversi nella giusta direzione in termini di snellimento delle procedure e meccanismi di erogazione, non sembra tener conto a sufficienza dell’entità della crisi che perdura da più di un anno e dell’entità delle perdite che non possono certo essere sanate da ristori così parziali. La Provincia di Trento stanzierà 350 milioni di euro di ulteriori aiuti a imprese e famiglie e spero non ripercorra pedissequamente quanto fatto centralmente.

Infatti, alla luce dei parametri che ho potuto verificare, il contributo a fondo perduto che verrà erogato dallo Stato sarà pari a un minimo di 1,7% e a un massimo del 5% della perdita generata dall’impresa. Per capire meglio di cosa si sta parlando e l’inadeguatezza del provvedimeto, proverò a fare due semplici esempi. Prendiamo due aziende tipo e ipotizziamo che nel 2019 fatturassero una € 500.000 e l’altra 5.000.000€. Ipotizziamo poi che rispettivamente queste avessero generato la perdita minima nel 2020 contemplata dal decreto (30%) e quindi rispettivamente -150.000€ e -1.500.000€. Il ristoro che spetterà loro sarà nel primo caso di € 5.000 (3% della perdita annuale) e nel secondo caso € 37.500 (2,5%).

Ora, inutile lamentarsi, Draghi è conscio della situazione e lo ha chiarito bene affermando che “È una risposta parziale e c’è l’ipotesi di un secondo stanziamento in occasione della presentazione del Def”, inoltre a fronte di 289 miliardi di perdite stimate nel 2020, una dotazione per le imprese di 11 miliardi non poteva essere risolutiva. Era però possibile, a mio avviso, fare di meglio per aiutare in modo più utile sia le imprese ma soprattutto gli imprenditori che queste imprese conducono. Bastava osare un po’ di più.

Un contributo a pioggia di questo tipo, perchè di questo si parla, risulta inutile oltre che inefficace perché non tiene conto in alcun modo dei costi fissi che le imprese devono sostenere per dare continuità alla loro attività. Riprendendo i due casi pocanzi considerati, è facile capire come con € 5.000 la prima impresa riuscirà a sopperire poco più dell’affitto di qualche mese e la seconda con € 37.500 a coprire a mala pena i costi di uno dei suoi enne dipendenti che chiaramente non ha potuto licenziare avendo goduto, magari, di alcuni mesi di CIG. Il ristoro, nei fatti, sarà assorbito dai debiti pregressi senza lederne però la sostanza e quindi senza aiutare concretamente l’impresa a uscire da questo nefasto periodo.

Distribuire briciole di pane a un animale agonizzante e affamato non farà altro che posticipare di poco la sua morte ma non potrà evitarla. Utilizzando la medesima metafora mi chiedo quindi se non fosse stato meglio dare un’intera cioppa di pane solo agli animali più forti sperando in una loro rivitalizzazione. Approccio certamente cinico e darwiniano, ma se l’obiettivo era aiutare seriamente le imprese non vi era via più efficace.

Vista l’esigua capacità finanziaria che si poteva mettere in gioco non sarebbe stato meglio identificare un’impresa meritevole su 100 a cui destinare un contributo più importante e significativo? Non sarebbe stato meglio spostare l’attenzione sulle famiglie degli imprenditori anziché sulla loro azienda destinando a loro quello che per la loro impresa sarebbero stare appunto solo briciole? E’ risaputo, soprattutto nelle piccole aziende, quanto siano i titolari delle stesse i primi a privarsi di compensi e stipendi aumentando i loro debiti personali per far fronte all’emergenza e cercare di salvare la loro creatura. Si è mai riflettuto sul fatto che un’impresa possa anche fallire, ma che se oltre ad essa collassasse anche il sistema imprenditoriale non avremo più chi, con la propria creatività e resilienza, vorrà rimettersi in gioco per contribuire alla riemersione del nostro paese da questo buio momento?

Sono conscio dell’impopolarità delle mie considerazioni e altresì consapevole di come questo approccio rischierebbe di lasciare a bocca asciutta molte attività commerciali. Purtroppo però dobbiamo fare i conti con numeri e risorse che non possiamo responsabilmente ignorare.
Se si vuole dare un contributo serio al nostro paese, è ora che la nostra classe politica dimostri un po’ di coraggio. E’ ora che chi ci amministra prenda decisioni controtendenza ma finalmente basate su raziocinio, analisi e concretezza mettendo da parte propaganda e ricerca di consenso.

In questa direzione, sarebbe bello vedere la nostra Giunta Provinciale adottare l’approccio fin qui ipotizzato, integrando i ristori nazionali con altri più mirati e intelligentemente distribuiti, unico modo per aiutare veramente le imprese più strategiche e sane del nostro territorio.

È complesso, è difficile, è impopolare, lo so, ma se invece dei “contributi” la nostra Giunta tirasse fuori gli “attributi” non sarebbe così impossibile realizzarlo.

 

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Massimiliano Mazzarella – Imprenditore
Già presidente dei giovani imprenditori di Confcommercio