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LETTERE AL DIRETTORE

MARINA MATTAREI * ELEZIONI, « GIORGIA MELONI, NON SI ACCONTENTI DI SOSTARE NELLA “COMFORT ZONE” CHE IL CONO D’OMBRA DEL POTERE MASCHILE È SEMPRE BEN LIETO DI FORNIRE »

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21.23 - lunedì 26 settembre 2022

Gentile Direttore,

vorrei portare un contributo alle riflessioni che l’esito di questa tornata elettorale ha attivato. Da elettrice, prima di tutto.

La prima considerazione la traduco in un convinto augurio di buon governo a coloro i quali hanno ricevuto il mandato dai cittadini, un’indicazione netta e precisa nei numeri che non dovrebbe consentire alibi a mascheramento degli antichi vizi italici di giochi di Palazzo. Anche perché una delle sfide più difficili è rappresentata dalla necessità di recupero di credibilità della politica verso quella sempre più ampia parte di elettorato che non si sente più protagonista del processo democratico. Questo è il vero pericolo per le istituzioni, il venir meno del senso civico che si esprime anche attraverso il diritto-dovere del voto

La seconda riflessione che ho maturato, anche durante questa surreale campagna elettorale, riguarda la questione di genere, che andrebbe sganciata da qualsiasi strumentalizzazione ideologica. Credo che il percorso politico di Giorgia Meloni, in quanto donna che ha scelto un terreno fra i più maschilisti e competitivi, meriti rispetto, a prescindere dalla condivisione o meno, nel merito, del suo progetto politico.

Io che non l’ho votata proprio per ragioni di merito, le riconosco di aver dato una grande testimonianza di valore al femminile, per la sua determinazione, la sua coerenza, la sua passione, la sua competenza, per la sua autenticità. Una leadership conquistata sul campo, un bel segnale di accelerazione verso la vera parità di genere, ben oltre gli stereotipi, i linguaggi o le quote. È stata attaccata proprio perché donna, e incredibilmente, in alcuni casi, da quelle stesse donne che dovrebbero conoscere per esperienza personale la maggiore difficoltà che si incontra nel dover sempre dimostrare qualcosa in più, sempreché, beninteso, non ci si accontenti di sostare nella comfort zone che il cono d’ombra del potere maschile è sempre ben lieto di fornire.

Sono orgogliosa che finalmente anche il nostro Paese avrà una donna premier, e sono certa che se anche a lei tremeranno i polsi, tanto quanto avrebbero tremato ad un uomo per la responsabilità delle sfide che dovrà affrontare, saprà rimanere se stessa. La giudicheremo per le sue azioni politiche, evidentemente, come sarebbe stato per un collega uomo, non certo gravandola del pre-giudizio che, in quanto donna che magari non ha le nostre stesse idee politiche, non possa vedersi riconosciuta la stessa dignità.

Rilevo infine, e molto è già stato detto a riguardo, che se è oggettivo che assistiamo quasi attoniti al fenomeno della volatilità del voto, assecondando o subendo come corpo elettorale di volta in volta le onde che esaltano il leaderismo, è altrettanto vero che vi è una grande responsabilità in capo a una classe dirigente che, con tutti i distinguo del caso, ha da troppo tempo smarrito il senso di servizio alla collettività, il senso delle istituzioni, anteponendo gli interessi di parte, ancorché legittimi, alla realizzazione del bene comune. È vitale ritrovare una correttezza di rapporti tra i cittadini e i loro rappresentanti eletti, dove da un lato sia data la possibilità di governare per una legislatura, e dall’altro i cittadini riprendano in mano la responsabilità della partecipazione e del giudizio.

Osserviamo anche da noi come, a fronte di deficit di contenuti, di vere proposte di progetto politico, di coalizioni a tratti improvvisate o improbabili, di scelte operate a tavolino e calate dall’alto, sia prevalsa la scelta di dare fiducia a quei candidati che, per storia personale, possono spendere innanzitutto la loro buona reputazione sul territorio.
E queste persone, a onor del vero, le troviamo trasversalmente nelle varie compagini politiche. A tutte loro, rappresentando la nostra terra in quel di Roma, mi sento di rivolgere lo stimolo a ricercare unità d’intenti e percorsi comuni a tutela della nostra Autonomia, perché questo è lo strumento più potente per realizzare il bene comune.

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Marina Mattarei

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