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LETTERE AL DIRETTORE

LORENZO RIZZOLI * REGIME FORFETTARIO: « LA BOZZA DELLE MANOVRA 2023 CHE IL GOVERNO PROPORRÀ A CAMERA E SENATO È UNA MOSSA INIQUA »

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10.34 - giovedì 24 novembre 2022

La bozza delle manovra 2023 che il Governo della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni proporrà alla Camera e al Senato prevede, a mio parere, una mossa del tutto iniqua.

Il regime forfettario è quel particolare regime che permette all’impresa o al professionista con ricavi inferiori ad € 65.000 di tassare al 15% il proprio reddito. La bozza della manovra 2023 prevede l’estensione del regime forfettario ad una platea più ampia di contribuenti, aumentando l’asticella dei ricavi da € 65.000 ad € 85.000.

Voglio fare un esempio pratico.
Un lavoratore dipendente, oggi, sconta l’IRPEF a scaglioni: 23% (redditi da € 0 ad € 15.000), 25% (redditi da € 15.000 ad € 28.000), 35% (redditi da € 28.000 ad € 50.000) e 43% (redditi superiori ad € 50.000). Se questo dipendente percepisse un reddito lordo 2023 per complessivi € 80.000, il reddito imponibile sarebbe di circa € 72.300 (si deducono i contributi previdenziali in capo al lavoratore, pagati dal datore di lavoro, ma di competenza del lavoratore).

L’IRPEF che il lavoratore dipendente dovrebbe pagare sarebbe di € 23.989, in applicazione degli scaglioni di cui sopra. A ciò si aggiunge l’addizionale regionale che, in Provincia Autonoma di Trento, è pari all’1,23%. Complessivamente il lavoratore dipendente pagherebbe tasse (Irpef + Addizionale Regionale) per complessivi € 24.878.

Supponiamo un professionista che fattura nell’anno 2023 compensi per € 80.000 e paga contributi al proprio ente previdenziale per € 8.400. Poiché questo professionista fattura compensi inferiori ad € 85.000, è possibile aderire al regime forfettario; pertanto, il reddito imponibile sarebbe pari ad € 54.000 (differenza tra il 78% dei compensi fatturati ed i contributi previdenziali). Le tasse che questo professionista pagherà saranno pari ad € 8.100 (imposta pari al 15% applicata al reddito imponibile).

Riassumendo, da un lato il lavoratore dipendente con reddito lordo di € 80.000 contribuisce alle “casse pubbliche” versando l’importo di € 24.878; dall’altro lato il lavoratore autonomo con compensi fatturati di € 80.000 contribuisce alle “casse pubbliche” versando l’importo di € 8.100.

Se è vero che il lavoratore autonomo ha poi da sostenere diverse spese per la professione, credo che il divario non possa essere così elevato tra lavoratore dipendente e lavoratore autonomo. Questa manovra va, a mio avviso, assolutamente rivista, in quanto gli “slogan elettorali” della destra, se tramutati nella realtà, porteranno l’Italia alla rovina.

 

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Lorenzo Rizzoli

Trento

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