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LETTERE AL DIRETTORE

ITALIA NOSTRA – TRENTINO * CROSSODROMO COREDO: « RICONVERTIRE L’IMPIANTO SPORTIVO, OBBLIGO MORALE IL RISPETTO DELL’AMBIENTE »

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14.32 - venerdì 3 giugno 2022

Leggiamo sui quotidiani locali della delibera del consiglio comunale di Predaia relativa alla parziale revoca della convenzione stipulata nel 2018 con il Moto Club Cles Valli del Noce per la gestione del crossodromo di Coredo e rilanciamo il tema della incongruenza della presenza di tale impianto, fonte di inquinamento acustico, in una zona del Trentino vocata alla frutticoltura e al turismo. L’impianto sportivo è stato aperto nel 2018 a Coredo, in una conca che dà le spalle al paese e che invece si apre verso il territorio di Sanzeno dove, oltre a diversi nuclei urbani storici ed ampie zone residenziali di recente costruzione, sorge la Basilica dei SS. Martiri (a 500 m dal crossodromo) e il suggestivo Santuario di San Romedio (a 1 km dal crossodromo).

L’impianto è stato chiuso per 2 anni causa Covid ma ancora prima della pandemia, in occasione della seconda gara, era stato dichiarato inadeguato dai giudici di gara per l’inefficienza dell’impianto di irrigazione che doveva assicurare il contenimento delle polveri sollevate dalle moto. Ora, a seguito dell’insistente richiesta di riapertura da parte del Moto Club, la nuova amministrazione comunale di Predaia ha deliberato di ricondurre le modalità di gestione dell’impianto nei limiti delle prescrizioni contenute nella Valutazione previsionale di impatto acustico (era previsto che l’attività doveva svolgersi 2 giorni alla settimana) ipotizzando per il futuro una riconversione del crossodromo in una struttura “green” per moto elettriche o bici: una presa di posizione che deriva da una coscienziosa analisi della problematica e delle condizioni prescritte in sede di valutazione dell’impatto sull’ambiente circostante.

Limitare l’uso dell’impianto sportivo a quanto prescritto dagli atti di valutazione è il minimo intervento necessario. Italia Nostra ritiene invece che sarebbe opportuno rivedere immediatamente le modalità di utilizzo escludendo già da subito l’impattante azione dei motori, a cui è già riservata una adeguata e funzionante struttura, che ospita competizioni anche internazionali, nella zona di Pietramurata.

Sulla possibilità di realizzazione di una simile struttura in quella zona, precedentemente inserita nel PRG in gran parte in “area a bosco” e parzialmente in “area agricola di pregio”, è lecito esprimere forti perplessità. Dall’analisi del Rapporto Tecnico emergono diverse incongruenze, tra queste il fatto che il rilevamento del livello sonoro prodotto da un simile utilizzo è avvenuto in sole 2 località del paese di Coredo (loc. Oselara e loc. Preda) che, per quanto detto sopra, è naturalmente protetto dall’orografia del luogo, mentre nessuna rilevazione è stata eseguita nelle zone geograficamente antistanti al crossodromo.

Altri aspetti critici sono costituiti da una sommaria e carente valutazione dell’impatto sulla fauna e avifauna e dai dati riportati nella “checklist di controllo” (solo per citare alcuni esempi: si risponde “NO” alle domande “ci sono aree o elementi di alto valore paesaggistico o scenico, o elementi di importanza culturale o storico, anche nei dintorni, che possono essere interessati dal progetto?”, “ci sono attività di utilizzo del suolo (es. case, giardini, proprietà private …. agricoltura, foreste, turismo …), anche nei dintorni, che possono essere interessati dal progetto?” “il progetto è localizzato in un’area visibile da molte persone?”).

Tutto ciò ha avuto come conseguenza la determinazione di non necessità di sottoporre il progetto a Valutazione d’Impatto Ambientale, anche se il parere paesistico-ambientale riportava la seguente considerazione “si ritiene pertanto che le opere previste dovranno essere attentamente calibrate ed esaminate mediante attivazione della procedura di valutazione d’impatto ambientale.”

E’ quindi logica la protesta dei cittadini di Sanzeno. La popolazione deve essere tutelata, anche sotto l’aspetto della quiete dei luoghi di abitazione e di vita. Ed è logica la contrarietà dei frequentatori dei luoghi sacri della Basilica dei SS. Martiri e del Santuario di San Romedio. Sono questi due luoghi di culto molto particolari, mèta storica di pellegrini che arrivano in considerevole numero (circa 200.000 all’anno) da tutto il territorio nazionale e dall’area transalpina.

È risaputo che i pellegrinaggi sono percorsi che richiedono tranquillità, quiete, silenzio. Condizioni tutte assolutamente indispensabili per la meditazione e la preghiera. La convivenza di due realtà così diverse è impossibile. E perché penalizzare un sistema storicizzato, qualificante, importante, perfettamente compatibile con le altre attività del territorio ed in via di notevole espansione per introdurre una deturpazione paesaggistica ed ambientale? Come è possibile da una parte proporre la candidatura dell’inserimento del Santuario di San Romedio nel Patrimonio dell’UNESCO e dall’altra minare la sua stessa funzione con un impianto generatore di rumori fastidiosi, insopportabili e destabilizzanti?

Ci si chiede che tipo di programmazione strategica stia alla base della decisione di realizzare un crossodromo in una zona così delicata. Il nostro territorio non può più sopportare interventi a spot, che si sommano casualmente uno accanto all’atro senza alcuna coerenza d’intenti, senza la definizione preliminare di un quadro generale e organico che possa garantire un risultato armonico nella realizzazione delle varie iniziative.

Se le valutazioni di 13 anni fa sono state superficiali e carenti, ora non possiamo perseverare in un errore. La sensibilità sociale e collettiva è cambiata, l’attenzione verso la tutela dell’ambiente è più forte e anche la relativa normativa si è evoluta. È un dovere istituzionale adeguarsi alle indicazioni dell’ONU ed una necessità di impegno di ogni amministratore perseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Ora, nel 2022, dichiarato Anno Internazionale dello Sviluppo Sostenibile delle Montagne, è obbligo morale portare in primo piano la richiesta di rispetto dell’ambiente.

 

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IL CONSIGLIO DIRETTIVO DI ITALIA NOSTRA SEZIONE TRENTINA

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