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GIULIANO PREGHENELLA * LETTERA AD ALBERTO IANES, «NON BASTA INNOVARE, LE COOPERATIVE DEVONO GARANTIRE DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE DEI SOCI»

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12.10 - sabato 27 dicembre 2025

Gentile Alberto Ianes,

ho letto con interesse il suo editoriale sui 130 anni della Federazione pubblicato su “Cooperazione Trentina” di dicembre e, avendo seguito i lavori del 19/20 novembre tramite YouTube, desidero interagire con lei.

Condivido l’importanza delle innovazioni che cita: Melinda, Casse Rurali, cooperative sociali, ma trovo che manchino di una risposta al problema centrale sollevato da Roberto Poli: la crisi di partecipazione democratica.

Come socio cooperatore, vivo quotidianamente questa crisi. Non è questione di età anagrafica o mancanza di giovani, magari fosse solo quello. È questione di accesso alle informazioni, possibilità di porre domande e ottenere risposte, strumenti di controllo democratico.

Posso avere la funivia più innovativa del mondo, ma se in assemblea le mie domande sui bilanci vengono liquidate con una battuta ironica, se l’assemblea è un rito formale… allora ho innovato tutto tranne la democrazia cooperativa.

Mi permetto di segnalare che dissentire pubblicamente da Poli sulla rivista istituzionale, senza che lui possa replicare, è esattamente quel tipo di monologo che alimenta la crisi di partecipazione.

Proprio sulla democrazia, Stefano Zamagni in una recente intervista è chiaro: “La democrazia è un bene fragile che va difeso continuamente”. Distingue tra democrazia rappresentativa (votare) e democrazia deliberativa (partecipare alle decisioni), e sulle istituzioni economiche separa quelle estrattive (che concentrano potere in pochi) da quelle inclusive (che distribuiscono potere e opportunità).

Zamagni ricorda che ogni forma d’impresa ha una sua logica: “capitalistiche, cooperative, sociali”. La cooperativa che tradisce la logica mutualistica e democratica non è più cooperativa, anche se innova.

Una cooperativa può avere la funivia più moderna del mondo, ma se i soci non hanno voce sulle decisioni strategiche, se le domande legittime vengono liquidate, quella non è un’istituzione inclusiva. È un’istituzione che sta scivolando verso la logica estrattiva.

I 130 anni della Federazione sono un traguardo importante. Ma come ha detto Samuel Barco alla cerimonia: “Dai grandi poteri derivano grandi responsabilità”. La prima responsabilità di chi detiene potere in una cooperativa è rispondere ai soci.

Sono certo che vorrà contribuire a questo dibattito necessario.

Con stima.

 

*

Giuliano Preghenella

Trento

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