Gentile Direttore Franceschi,
in questi giorni i media danno ampio spazio ai dirigenti, ai sindacalisti, ai presidenti, agli amministratori. Ma non alla voce di chi si sporca le mani. Eppure questa crisi la pagheranno i viticoltori. Si scaricherà tutta su quei grappoli che stiamo cercando di vendemmiare, tra difficoltà che nessuno racconta e che i benpensanti continuano a ignorare. La parola crisi non significa solo difficoltà. In greco è giudizio, scelta, punto di svolta. È il momento in cui si capisce se un sistema regge o se ha vissuto di rendita.
E la verità è che questa crisi viene da lontano. I dazi americani sono solo la scusa del giorno. Per anni la cooperazione vitivinicola si è cullata nell’illusione che Cavit bastasse a garantirci un futuro. A noi viticoltori qualche reddito, a loro – i dirigenti – stipendi sicuri, viaggi, convegni, bilanci sorridenti. Mentre noi ogni anno combattevamo grandinate, gelate, e mille altri imprevisti.
I segnali erano sotto gli occhi di tutti. A Prowein gli stand trentini vuoti, mentre quelli altoatesini straboccavano di visitatori. E all’Expo di Milano qualcuno ebbe il coraggio di presentarsi con una bottiglia vuota, contenente solo aria. Il simbolo perfetto: il nulla trentino. Eppure tutto andava avanti, protetto dalla convinzione che tanto molti viticoltori avevano un secondo reddito e non avrebbero protestato.
Questa volta no. Questa volta la crisi non può essere scaricata solo su chi lavora la terra. Questa volta il mea culpa deve venire da chi ci ha guidati fino a qui. Non è sfortuna: è responsabilità.
Se crisi significa punto di svolta, allora la scelta è chiara: liberarsi di una classe dirigente cieca, incapace di visione, ma abilissima nel caricare i soci di burocrazia e obblighi. La crisi del vino non si supera con riunioni e comunicati, ma con un ricambio vero. Servono imprenditori, non burocrati multiruolo. Servono leader visionari che abbiano il coraggio e la capacità di trascinare fuori la cooperazione dalla palude in cui l’hanno cacciata. La crisi non è arrivata oggi. Oggi, semplicemente, non è più possibile nasconderla.
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Giuliano Preghenella e Lucio Caldera, viticoltori.
