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GIANNI JACUCCI (IV TRENTINO) * POLITICA INDUSTRIALE PAT: « BRUNO KESSLER DICEVA “NO GHÉ CALIFORNIE”, IL FONDATORE DI ITC IRST E SOCIOLOGIA SI PREOCCUPAVA DEI NOSTRI FIGLI E NIPOTI »

Renzi a Conte: “… il mio problema sono le cose da fare per l’Italia. Al premier proponiamo di stilare un contratto di programma alla tedesca per chiarire dove vogliamo portare l’Italia: quale politica industriale, quali interventi per la famiglia, come lavorare sulla scuola!”

Il problema di dove vogliamo portare l’Italia esiste anche per il territorio della Provincia Autonoma di Trento. Gli aderenti trentini ad ItaliaViva hanno chiara l’urgenza di definire la politica industriale del Trentino per il prossimo quarto di secolo: Nonsolo Turismo, Nonsolo Agricoltura, ma Industria “a valore aggiunto elevato”. L’eccellenza avviene con i servizi avanzati di alta formazione – ricerca – innovazione per aggredire e non solo subìre il mercato mondo. Mercato dei cittadini italiani ed europei.

Questo costruisce lo spazio per il futuro dei trentini, questo assegna loro – con investimenti selettivi continuati – un ruolo non secondario nella divisione della produzione internazionale di beni e servizi. In una zona del panorama economico in cui i lavori sono creativi e di responsabilità; e gli stipendi sono alti, e non rischiano di deprezzarsi a breve.

Un progetto mirato; possiamo farlo? Sì, meglio di altri, grazie agli investimenti di oltre mezzo secolo nei settori dell’alta formazione, ricerca, industria delle nuove tecnologie, servizi all’innovazione: il settore Soft.

Abbiamo già superato la barriera d’ingresso per “abitare questo spazio” e possiamo credibilmente continuare ad aspirare a crearci uno spazio specifico nostro, con ulteriore specializzazione in filiere produttive. Cosa che non vale per i settori maturi, come la meccanica o l’elettronica, in cui altri territori hanno mezzo secolo di vantaggio su di noi e, dunque, hanno ammortizzato i loro investimenti pubblici e privati, mentre noi su questi settori (molto hardware e poco software) non avevamo investito nell’ultimo mezzo secolo.

Negli anno ’60 grazie all’autonomia ed all’intelligenza politica dei Popolari – Popolari trentini di così grande tradizione in Italia – , la Provincia Autonoma di Trento ha fondato l’Istituto Trentino di Cultura, la Libera Università di Trento, – ora UniTn – l’Istituto per la Ricerca Scientifica e Tecnologica – ora Fondazione Bruno Kessler -, su cui il Pubblico ha continuato ad investire per mezzo secolo buona parte delle risorse disponibili. Favorendo la nascita e crescita d’imprese Soft che oggi competono in Italia/Europa/Mondo e che hanno fortemente contribuito ad ammodernare l’attività produttiva degli altri settori nello stesso Trentino. Oggi questa è la barriera d’ingresso costruita da Trento verso altri territori. Naturalmente occorre potenziare i settori produttivi esistenti rendendoli più robusti.

Questo è il progetto di sviluppo del Trentino su cui si può e si deve continuare ad investire selettivamente. La strategia è di filiera più che di settore e concentra lo sforzo in due direzioni: su prodotti e servizi dell’industria dell’informazione e della conoscenza e su servizi di alta formazione e ricerca – considerati come prodotti – in tutti i settori dell’attività umana. Pro mercato  europeo.

Trento e il Trentino vogliono essere capaci di attrarre risorse imprenditoriali, di ricerca, formazione e tecniche dall’esterno per sviluppare e completare filiere. Questo richiede lo sviluppo continuo dell’attrattività del territorio sia per il “fuoco dell’intelligenza” (ricercatori) che per le nuove attività produttive, offrendo loro economie di sistema, sia in termini di infrastrutture, di servizi alla produzione e innovazione, che di capitale umano competente disponibile. Nonché il continuo sviluppo dell’attrattività della vita civile e culturale nel nostro bell’ambiente. “No ghé californie” diceva Bruno Kessler, guardando giù la valle dalla nuova sede di Ingegneria a Mesiano, appena completata.

Rendiamoci conto che lo sviluppo socio economico del Trentino prodotto dall’autonomia, dalla buona amministrazione, dalla politica delle scelte intelligenti ha portato il Trentino dalla situazione di economia di sussistenza di montagna ad un livello di prodotto lordo pro capite superiore alla media degli stati dell’Unione Europea. Ovviamente c’è molta strada da fare: la scolarità Universitaria in Trentino è sotto la media nazionale, mentre a noi serviranno dottori di ricerca, e la ricerca industriale privata è a livello di zero virgola per cento, mentre nei paesi scandinavi (solo quella privata) è del 2 per cento del PIL: anche se la nostra ricerca pubblica trentina è pure del 2%, i suoi addetti nel pubblico rischiano l’autoreferenzialità. Quindi “Adelante Pedro, con iuicio”.

Queste idee non sono solo farina del mio sacco ma anche dell’economista Silvio Goglio: avverto però che non ho trovato traccia nel Programma di Sviluppo Provinciale della XVI legislatura, approvato dalla Giunta Provinciale della Provincia Autonoma di Trento un anno fa. Programma di Sviluppo Provinciale attento alla trattazione accorta di aspetti di rilievo cari alle varie componenti del tessuto socio economico del Trentino.

Occorre però ricordare che quando Kessler fondò l’ITC, l’IRST e Sociologia non si preoccupava del consenso dei coltivatori diretti, degli albergatori, dei cooperatori, ecc. – che peraltro si era già guadagnato. Si preoccupava dei nostri figli e nipoti, e del loro futuro in Italia ed in Europa.

Cosa che ora tocca a noi fare.

 

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Gianni Jacucci

Italia Viva Trentino