PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (12ma puntata format Tv)

Ho letto con attenzione l’intervento del Presidente Carlo Andreotti, che ha il merito in breve spazio di avere sintetizzato il legittimo scontento di una certa parte politica.

Mi permetto di dissentire dall’intervento del Presidente Andreotti, limitandomi per quanto lo spazio lo consente ad esprimere alcune osservazioni critiche.

Per quanto quando riguarda il sistema delle casse rurali Trentine, la creazione di un gruppo nazionale con al vertice Cassa Centrale Banca, è una coraggiosa operazione di valorizzazione del sistema del credito cooperativo inaugurato originariamente, con la società Phoneix che ha il merito di avere creato un sistema informatico adottato da altre 140 Banche di credito cooperative su 360 banche di credito cooperativo operanti in Italia.

Appare superfluo sottolineare ancora una volta l’importanza del sistema informatico, all’interno delle banche odierne dove vi è una forte spinta alla digitalizzazione dei servizi.

Il vero nodo che va affrontato, aldilà di un supposto perdita di spirito cooperativo, in ambito meramente bancario è la disciplina dei rapporti che intercorrono tra la capogruppo e le singole casse rurali, che devono per forza restare banche dei territori all’interno di una realtà più grande, con la consapevolezza che il sistema Trentino ha il potere di incidere sulle scelte a livello nazionale da protagonista.

Inoltre il Presidente dimentica le ricadute occupazionali che la presenza della sede della capogruppo può avere a Trento, dando opportunità lavorative qualificate anche a giovani laureati, valorizzando così ulteriormente il territorio e l’università.

In merito al dualismo tra l’identità Trentina e l’identità Sudtirolese, si sono versati fiumi di inchiostro e opinioni storiche, politiche e giuridiche più o meno convincenti.

A questo proposito mi limito a citare le belle parole spese dall’attuale direttore dell’Adige Alberto Faustini in un saggio dal titolo “L’ Autonomia del Trentino” dove si sostiene che dopo la seconda guerra mondiale “per i Trentini l’autonomia torna ad essere una forma di autogoverno il cui fine è il bene comune, per i sudtirolesi diventa prioritariamente una difesa dell’identità nazionale, quindi non una finalità di comunione, ma se non di separazione, certamente di distinzione”.

In Sudtirolo, con un gruppo etnico linguistico omogeno ancorato alla Svp, è più che normale che vi sia un senso di identità molto forte, mentre Trento al contrario (come è stato giustamente notato da Faustini) è un ponte sospeso tra il mondo Mitteleuropeo e il mondo Meditteraneo, e conseguentemente risente della contaminazione di queste due culture.
Da queste due opposte concezione culturali, storico e politiche è necessario partire per bene capire le differenze che incorrono, le due realtà senza incorrere in clamorose semplificazioni storiche e politiche che arrecano più danni che benefici.

La vera sfida per il Trentino di adesso come è emerso in un dibattito all’interno della scuola di politica promossa da Lorenzo Dellai, è quello non di rinchiuderci tra le montagne e le nostre vallate, ma bensì di proporre l’Autonomia un modello di gestione dei servizi a livello statale, costruendo a livello politico una stagione costituente per rimettere mano alla sciagurata riforma 3 del 2001, che tanto contenzioso e tante confusioni sta creando.

Questo ultimo dovrebbe essere uno dei cardini su cui innestare, un vero pensiero autonomista, con la A autonomista.

La cruda realtà dei nostri giorni, ci racconta come il governo della provincia sia governato da una classe dirigente, che si limita ad interventi legislativi spot, che non risolvono alcunché ma che si limitano a disfare ciò che funziona, senza intervenire realmente sui problemi, mentre Trento e Bolzano unite da quel poco che resta della regione navigano sempre più lontane tra loro.

 

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Dottor Gianluca Marches

Assistente amministrativo Comune di Lavis (Tn)