Chiudere i negozi alla domenica e nei festivi: la Lega sega il ramo del suo consenso. Mentre l’economia arranca sempre di più, in Trentino si sceglie di rinunciare a fatturati e ad occupazione sull’altare di una posizione puramente ideologica.

La notizia, drammatica, delle scorse ore secondo cui l’Italia nel 2020 registrerà un calo del prodotto interno lordo fino all’11,2%, con un’azienda su tre che rischia di abbassare per sempre le saracinesche fa il paio con la decisione presa dalla Lega trentina di imporre per legge la chiusura dei negozi e dei centri commerciali alla domenica e nei giorni festivi. E pazienza se dalla chiusura potranno essere esentati gli esercizi fisicamente localizzati in uno degli 82 comuni catalogati come turistici della Provincia e se gli altri avranno a disposizione 18 giornate da giocarsi sulla roulette delle aperture durante l’anno.

Davvero una decisione che non si riesce a capire la portata, soprattutto la determinazione e la cocciutaggine con cui è stata presa ricorrendo pure alla procedura d’urgenza per fare approvare la legge a tappe forzate in Consiglio provinciale con l’astensione delle opposizioni di sinistra.

Tra gli editoriali apparsi negli ultimi giorni c’è chi pontifica su tale decisione affermando che si tratta di un omaggio alle tradizioni trentine, chi in un regalo fatto alla Cgil da sempre contraria alle aperture domenicali, chi in uno sdebitamento verso quei piccoli operatori commerciali di valle che hanno votato Lega alle ultime tornate elettorali. Però, quando si va un po’ più in profondità, si tratta di un provvedimento che sta scontentando tutti.

Se si voleva rispettare la tradizione trentina che vede tutti i cittadini dediti alla triade casa-lavoro-chiesa, be’ sarebbe ora che qualcuno si aggiornasse, specie vedendo la frequentazione sempre più scarsa delle Case di Dio a favore dei centri commerciali. Già la prima domenica di chiusura per legge, i centri commerciali più vicini al Trentino, ad iniziare da quello di Affi, hanno fatto registrare un sensibile incremento dell’affluenza di pubblico e, molto probabilmente, di giro d’affari, con gran danno per l’economia trentina, quella che allatta pure quell’Autonomia speciale guidata con mano oggettivamente poco ferma dall’attuale presidente leghista Maurizio Fugatti.

Chiudere i negozi e i centri commerciali in Trentino significa matematicamente favorire la concorrenza del vicino Veneto. Per assicurare il rispetto del precetto domenicale, Fugatti dovrebbe forse distogliere qualche forestale impegnato nella ridicola caccia all’orso per trasferirli al controllo del traffico in uscita dai confini provinciali, fermando tutti i veicoli per assicurarsi che il viaggio fuori “Fugattilandia” sia giustificato da più che validi motivi familiari o sanitari, rispedendo al paesello natio tutti quelli che intendevano farsi beffe della legge trentina per un bel viaggio all’outlet più vicino.

E che dire della Cgil, già alle prese con le notifiche che i contratti del personale che svolge il turno del fine settimana non saranno rinnovati? Anche qui, valeva la pena vincere la battaglia puramente ideologica delle chiusure domenicali al posto di una più seria contrattazione aziendale che vedesse adeguatamente valorizzato il lavoro domenicale? Più che una vittoria (di Pirro), sembra di assistere all’abiura di uno dei valori fondanti del sindacalismo: la difesa dei posti di lavoro. E su questo fronte, a chi afferma che la decisione della Lega è volta a rimpinguare un consenso politico sempre più in calo (nel giro di un anno circa, il partito di Salvini è stato capace di perdere oltre 10 punti nei sondaggi delle intenzioni di voto!), probabilmente capisce poco o nulla di politica, visto che è estremamente improbabile che un sodale della Cgil faccia fagotto per trasferirsi tra le fila di quanto rimane del Carroccio bossiano, ormai pure privo del Sindacato Padano dell’allora arrembante pasionaria Rosi Mauro.

Infine, un provvedimento moneta di scambio con una parte del proprio elettorato? Probabilmente, ma solo in piccolissima parte, perché sono in tanti anche tra i piccoli negozianti a protestare per le chiusure, in quanto un centro commerciale o un grande supermercato aperto alla domenica attira persone che poi fanno anche altri generi di acquisti, che ora stanno venendo a mancare. Di fatto, con la nuova legge la Lega di Fugatti, Bisesti & Co. sta segando il ramo su cui è appollaiata. Di più: la coppia Fugatti & Bisesti sembra una moderna riedizione della coppia collodiana del gatto e della volpe. Solo che questa volta a fare le spese non c’è uno sprovveduto burattino di legno, ma gran parte dell’economia provinciale che rischia di ricevere una spintarella fatale verso la crisi piuttosto che verso la ripresa.

Stupisce che il tema della legge provinciale che impone le chiusure domenicali non abbia ancora fatto breccia tra le dichiarazioni dei candidati a sindaco delle maggiori città del Trentino interessate al provvedimento. A Trento, fino a nuovo ordine, il candidato sindaco della Lega Baracetti non osa fiatare e, tra le file della sinistra, l’ultrà del sindacalismo Ianeselli, tra una supercazzola e l’altra, sembra colpito da una specie di “conflitto di interessi ideologico” nemmeno si capisce cosa dice, se apertura sì o apertura no: la sua linea è “apertura boh” nel più puro stile Pd zingarettiano.

Chi scrive, nel pieno rispetto delle prerogative e della libertà di scelta dei lavoratori (intesi in senso generale, il neutro latino, oltre la differenza di genere tanto caro al politicamente e al giornalisticamente corretto imperante), è assolutamente a favore della libertà di apertura domenicale o di chiusura, a seconda delle necessità dei vari operatori, così come stabilisce la normativa nazionale.

Da qui al prossimo ottobre vivremo tutti in una sorta di limbo, con una realtà economica sterilizzata dalla sospensione delle tasse, dei mutui, dall’immissione a getto continuo di moneta fresca di stampa da parte delle banche centrali. Ma quando ci sarà da pagare le tasse, da confrontarsi con le imprese e gli studi professionali che chiudono, con migliaia di posti di lavoro che saranno persi per il crollo dell’economia, con la liquidità che scarseggia forse qualcuno capirà che l’economia è cosa da maneggiare con estrema cura e capacità, dove non sono ammessi apprendisti stregoni.

 

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Gianfranco Merlin