PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (12ma puntata format Tv)

Nei messaggi diffusi dai candidati alle comunali 2020 c’è tanto vecchio, di già visto, di stantio: è ora di cambiare e di provare nuove tecniche di comunicazione. Quando a febbraio, proprio in procinto di formare le future liste elettorali, è successo l’imprevisto con il confinamento generalizzato di tutte le attività, politiche comprese, che ha azzerato (e in alcuni casi profondamente rivoluzionato) nomi ed equilibri, addirittura cambiati candidati sindaco che sembravano granitici. Durante questo periodo, anche nella politica è esploso il digitale, con ricorso a man bassa ai social (con risultati non sempre positivi) e alle videoconferenze, nel tentativo di “seminare” il proprio verbo e i primi accenni di programma politico.

Ora, a campagna elettorale in procinto di decollare nuovamente, per i partiti emerge la necessità inderogabile di cambiare il programma elettorale, specie nella parte dedicata all’economia: obiettivi che in temi di “normalità” potevano essere proposti senza apparire esagerati, in tempi di post Coronavirus questi diventano oggettivamente inutili e dispendiosi, dovendo fronteggiare i nuovi bisogni dei cittadini, tra cui lavoro, reddito, sicurezza sociale e sanitaria.

Dinanzi ad un Pil che crolla (anche il Trentino affonda…) che fare dei temi che più parevano in alto classifica della discussione politica? Che fare dell’interramento della ferrovia o della realizzazione della funivia Trento-Bondone? Qualsiasi investimento di lungo respiro potrebbe diventare agli occhi dei cittadini uno sperpero difronte allo tsunami economico cui stiamo assistendo ora e, probabilmente, anche nel prossimo futuro.

Devono essere rivisti o scartati molti metodi di comunicazione elettorale classici che prima erano fondamentali per una buona campagna elettorale. Dibattiti politici in sale pubbliche, ad esempio sono sostituiti con gazebi e volantinaggi in aree di forte passaggio pedonale. Le classiche cene organizzate dal partito per finanziare parte dei costi elettorali sono sostituite da siti elettorali del candidato, ai quali viene aggiunto il tastino “Donate” per inviare denaro al proprio candidato con la carta di credito o con altri mezzi di pagamento.

Alcune azioni classiche da campagna elettorale invece sono rimaste ancora valide nonostante tutto, Gli articoli sui giornali locali e le interviste alla radio o alla televisione. I santini elettorali con foto del volto sorridente dell’aspirante eletto e slogan, e le affissioni stradali 3×6 (come qualche aspirante candidato sindaco ha fatto prima di venire cambiato in corsa dalla propria coalizione).

Altro discorso la comunicazione via social cha ha assunto un ruolo importantissimo per il candidato, ma in pochissimi a livello locale sanno usare le sofisticate tecniche di comunicazione di questo genere di canale. Il battibecco elettorale si è spostato completamente via social, complice l’immediatezza del messaggio e l’altrettanto istantanea velocità di replica e controreplica.

Peccato che non tutti capiscano la pericolosità di questi mezzi se non si posseggono le giuste competenze. Tanti si affidano a Facebook e Instagram con pagine sponsorizzate anche se Mr. Zuckerberg dagli Stati Uniti ha dichiarato guerra (ma solo a parole: pecunia non olet) alla sponsorizzazione della comunicazione politica dopo le recenti polemiche con l’amministrazione Trump. In questi giorni ho assistito a candidati bravi che inviano messaggi in modo corretto così come altri che, nonostante la buona volontà, danneggiano irreparabilmente la propria immagine e la relativa campagna elettorale.

Mi ha colpito il candidato sindaco centrista Marcello Carli cha ha realizzato un ottimo post in cui si vedeva lui stesso in abbigliamento sportivo fare jogging e dichiarare che vuole smuovere la città di Trento dal suo torpore. Un messaggio in cui si vede il candidato in movimento è una tecnica nota agli esperti di comunicazione come Venturini e Spigolon che l’hanno suggerita con successo anche al politico “Renzi Rottamatore”: agli inizi della sua carriera, Renzi correva in maniche di camicia per il palco inseguito dalle steadycam.

Bocciato invece lo spot elettorale del candidato sindaco Andrea Merler che, da alfiere del centro destra incerottato, pubblica una fatale foto con incrocio di gomito con il sindaco uscente Alessandro Andreatta, dichiarando oltretutto che il sindaco uscente del centro sinistra è stato il suo mentore in politica. Una dichiarazione che gli costerà moltissimo in termini di consensi elettorali dal mondo leghista, già non ben disposto nei suoi confronti, e di coloro che con il loro voto cercano un cambiamento concreto per la propria città, non un continuismo. E a supportare il fallimento della comunicazione di Merler c’è pure la sua autosospensione dal consiglio di amministrazione di Patrimonio Trentino: un tipico comportamento alla trentina “non si sa mai che il 22 settembre vada sbusa… Meglio essere prudenti e non perdere la poltroncina con annesso gettone di presenza”.

Appena sufficiente la comunicazione social del candidato delle sinistre, Franco Ianeselli, che non prende mai posizioni nette su alcun tema importante della città, come le domeniche con i negozi chiusi e Trento città non turistica: d’altra parte, lui sarà sempre sospettato, come ho già detto fin dal primo giorno della sua candidatura, di “conflitto di interessi ideologici”. Fino a qualche mese fa difendeva i lavoratori dei supermercati che non gradivano lavorare alla domenica. Ora deve dire altre cose, ma non può farlo ad alta voce, complice la situazione economica che al solo Trentino costerà per le chiusure domenicali 150 milioni di euro di mancato fatturato. Nel dubbio, secondo lui meglio fare lo gnorri, sempre che non ci sia qualcuno che lo inchiodi pubblicamente alle sue responsabilità di probabile futuro amministratore pubblico. A vantaggio di Ianeselli c’è anche un altro fattore: perché sprecare tante forze in campagna elettorale quando la vittoria gliela offrono su un piatto d’oro (l’argento è troppo poco) i suoi avversari politici del centro destra, pasticcioni, cialtroni e incompetenti? Difficile dargli torto.

Dalle prime avvisaglie il comune denominatore della campagna elettorale trentina sembra essere la poca esperienza politica e la drammatica mancanza di persone competenti che vogliano mettersi in gioco per il bene pubblico. Il cittadino che andrà a votare, al di là delle proprie convinzioni politiche, metterà in mano ai vincitori le chiavi della propria città, ruolo che necessita di esperienza e competenza che, tra i tanti candidati in lizza (molti messi in lista solo per fare numero e per rispettare le assurde quote di genere) sembra mancare più che nelle precedenti elezioni.

 

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Gianfranco Merlin