Ma chi decide la politica culturale in Trentino? Un triumvirato esterno e virile reduce dal Costanzo Show (Sgarbi, Zecchi e Buttafuoco, siciliano islamizzato) oppure il presidente della Provincia e l’assessore provinciale competente?

Il direttore di questo giornale, nell’editoriale di domenica scorsa, giustamente si diceva preoccupato del silenzio della politica provinciale mentre i neopresidenti dei nostri due più importanti musei si disputano virtualmente il nobile palazzo delle Albere a Trento.

Per chi siede in consiglio provinciale, e in particolare nella quinta commissione dedicata alla cultura, questo silenzio è ormai un dato di fatto. Né nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Fugatti né nei “piani” dell’assessore abbiamo mai avuto la grazia di ascoltare uno straccio di disegno strategico, una visione di qualche tipo, neppure una robusta prospettiva di destra.

Presepi e crocifissi come richiami identitari e poi nomine eclatanti (o supposte tali) ai musei, con consegna all’onorevole Sgarbi (che tra l’altro non considera altrettanto onorevoli i consiglieri provinciali, che offende appena può) della delega in bianco alla cultura provinciale. Così, la collezione di famiglia arriva a Castel Caldes e le esternazioni sgarbiste arrivano come folate di vento, a portarci il suo verbo. Anche in campi dove l’onorevole non è esperto, come l’architettura contemporanea: bocciato irrimediabilmente il Muse di Piano, bocciato il planetario.

Dal presidente del Mart ci possiamo ormai aspettare un piano anche per il Muse, oltre che per il Mart, di cui ora vorrebbe rovinare il bellissimo nome artistico e astrale? Essendo egli onnisciente, è probabile.

E l’assessore Bisesti annuisce e tace. È il silenzio degli innocenti? È modestia aldenese? È che è troppo occupato a cercare il candidato salvinista per espugnare anche Trento?

A proposito di Trento e del Trentino, un piano di politica culturale provinciale degno di questo nome dovrebbe: 1) ragionare sulla natura simbolico metropolitana della città capoluogo (l’ha detto all’Adige anche Dellai: le Albere non possono essere decontestualizzate da un ripensamento sulla città e il suo fiume); 2) coordinare la rete museale provinciale con quella dei festival, per creare nuovo valore aggiunto e posti di lavoro per i giovani; 3) incentivare il turismo culturale con pacchetti dedicati che coinvolgano anche piccole ma preziose realtà di valle; 4) pensare in prospettiva una relazione feconda tra gli spazi della fruizione culturale e i luoghi della produzione della ricerca (Università, Fbk, musei e festival possono interagire di più e meglio); 5) porsi l’obiettivo di capire in profondità i consumi culturali dei trentini e di aumentare l’aiuto-orientamento alle famiglie che non hanno bisogno solo di bonus bebè e di biglietti del tram, ma anche di un incoraggiamento a entrare nei luoghi della cultura, dell’arte e della musica. Perché la cultura è antidoto alla malattia della solitudine.

Il giovane assessore alla cultura ci dica qualcosa, esca dal silenzio degli innocenti riempito dal chiasso dei supponenti: magari, oltre all’onorevole presidente del Mart, perfino con qualche esponente della cultura trentina potrebbe utilmente confrontarsi.

 

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Paolo Ghezzi
capogruppo provinciale FUTURA