News immediate,
non mediate!
Categoria news:
LETTERE AL DIRETTORE

GEN. B. CC (R) PAISSAN * FESTA FRATELLANZA – PASSO PARADISO : «IL RICORDO CADUTI DELLA “GUERRA BIANCA” È RARA CERIMONIA DAL SAPORE UMANO»

Scritto da
11.53 - martedì 26 agosto 2025

Gentile Direttore,

domenica 24 agosto p.v., a Passo Paradiso sul Tonale è stata celebrata una Santa Messa, officiata dal reverendo Parroco di Vermiglio (TN) in suffragio delle migliaia di Dispersi e Caduti di ambo le parti che, nel corso del 1° Conflitto mondiale, su quelle montagne immolarono la propria vita. A seguire, sono state deposte corone di fiori, posizionate innanzi al monumento alla fratellanza, da mani pietose ivi eretto a ricordo e memoria degli atroci combattimenti perpetrati in quella che fu definita la “Guerra Bianca”. Non sono mancati interventi delle Autorità convenute e delle delegazioni estere del comune di Mitterndorf (A) e della Croce Nera Austriaca.

Toccante l’intervento, in lingua tedesca, del Presidente della Croce Nera Austriaca, specie laddove lo stesso ha fatto riferimento e richiamo alla forma della S. Croce e a ciò che essa idealmente rappresenta. Così come toccante e chiarificatore è stato l’intervento del signor Sindaco di Mitterndorf (A), che ha donato un volume, redatto a ricordo del dramma delle migliaia di profughi (vecchi, donne e bambini) di quella sottostante e ora ridente vallata, che a causa del dichiarato conflitto furono costretti ad abbandonare case e armenti, per trovare scampo e protezione in luoghi lontani e d’altra parlata dell’Impero, ove furono accolti con tutto l’amore e la possibile generosità che le miserrime condizioni generali del clima di guerra consentivano.

È stata una sentita e mesta cerimonia, ereditata dal padre e come ogni anno ripetuta dal signor Achille Serra, con la regia dell’ing. Marcello Serra, ambedue di Vermiglio, ai quali va reso plauso e gratitudine per aver organizzato e retto una così toccante, umana e nobile iniziativa. Come per le quarantasette edizioni passate, eravamo una moltitudine di presenti, italiani ed austriaci, Associazioni Combattentistiche e d’Arma, figuranti in uniforme dei Reparti d’ambo gli schieramenti combattenti dell’epoca, locali Kaiserjäger e Standschützen federati ad Innsbruck, nonché turisti di passaggio e persone comuni come il sottoscritto, che hanno avuto i propri avi coinvolti in quell’immane, inutile strage, così come fu definita dall’allora pontefice Benedetto XV. Fu quella una guerra dannata, da pochi maledetti voluta; una catastrofe immane, che segnò di dolore e di divisiva discordia la vita di tante generazioni future, oppresse dal ricordo e dal tanto rancore che ancora sotto la cenere cova e perdura.

Eppure, lì si respirava nell’aria tanto desiderio di fratellanza e di pace, visivamente manifestato dal gesto del comandante dei Kaiserjäger e dall’Ufficiale dei Carabinieri che, attraversato il quadrato, si sono stretta calorosamente la mano, in risposta allo scambiarsi il segno della pace invocato dal sacerdote officiante nel corso della S. Messa.

Una rara cerimonia privata e dal sapore umano, che grida <> ai vergognosi travisamenti della storia e nel contempo invoca anche la cordiale stretta di mano tra i locali sostenitori dei fuoriusciti vincitori e i discendenti dei vinti rimasti a difesa dell’impero. Una concordia e fratellanza che ancora tarda a venire e mai vi potrà essere fintantoché vi è chi, un giorno invoca fratellanza e pace e il giorno dopo ancora tributa onori e gloria a quei pochi che quella guerra la predicarono, la vissero con l’ardore del proprio giovanile e patriottico ideale, ma che a pace fatta, baldanzosi si distinsero in una ignobile ed arrogante sopraffazione dei propri fratelli sconfitti: che già per fame umiliati e vinti, ora e ancora vengono, con lo sprezzante ghigno della beffa, persino accusati della colpa “d’aver indossato l’uniforme sbagliata”.

Credo che, quei tanti di noi che ignari affatto non sono, che ripudiano la guerra e che ben conoscono l’atrocità delle violenze commesse, con atarassico distacco e il superamento di ogni anacronistica partigianeria, s’aspettano dalle Autorità e dalle Associazioni che davvero si favorisca la creazione di un humus, sul quale finalmente coltivare e condividere la pace. E per farlo, anche nel rispetto dei valori della libertà e della democrazia, sembra ormai giunto il tempo della cancellazione di ogni manifestazione, dal sapore nostalgico o peggio apologetico, inneggiante ad un turbinoso passato.

Solo così, io credo, si creeranno le condizioni favorevoli per il raggiungimento e la condivisione sentita di un’unica memoria storica, da un secolo rincorsa, mai raggiunta e quindi, così proseguendo, forse mai condivisa.

Quasi in un sogno, mi piace pensare che solo così le anime di quegli sfortunati combattenti d’ambo gli schieramenti potranno abbracciarsi lassù nel Paradiso degli Eroi, dove più non giunge l’odore della polvere da sparo e l’eco delle miserie degli uomini, certe che il sacrificio ed il sangue un tempo versato, non furono spesi e sprecati invano. E questo finalmente, dopo più di cent’anni!

 

*
Gregorio Paissan – “Generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri (in pensione).

Vallelaghi (Tn)

 

Categoria news:
LETTERE AL DIRETTORE

Per donare ora, clicca qui



© RIPRODUZIONE RISERVATA
DELLA FONTE TITOLARE DELLA NOTIZIA E/O COMUNICATO STAMPA

È consentito a terzi (ed a testate giornalistiche) l’utilizzo integrale o parziale del presente contenuto, ma con l’obbligo di Legge di citare la fonte: “Agenzia giornalistica Opinione”.
È comunque sempre vietata la riproduzione delle immagini.

I commenti sono chiusi.