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FRANCESCO AGNOLI E GIUSEPPINA COALI * RIMOZIONE MANIFESTI PRO VITA: « INQUIETANTE LA DECISIONE DI IANESELLI, DA QUANDO UN SINDACO STABILISCE CHI HA DIRITTO DI PAROLA E CHI NO? »

Gentile direttore,

la decisione del sindaco Franco Ianeselli di coprire i manifesti di Pro Vita è piuttosto inquietante. Da quando un sindaco stabilisce chi ha diritto di parola e chi no? Questi metodi, storicamente parlando, appartengono a due ideologie piuttosto simili tra loro: il fascismo ed il comunismo.

In un paese democratico un cartellone che riporta un giudizio ritenuto errato o inadeguato, viene discusso, non censurato. Ma la discussione non interessa. Peccato, perché infuria in Occidente da molti anni, e ha molte ragion d’essere.

Infatti da molto tempo non solo i cosiddetti pro life, ma anche femministe di tutto il mondo e uomini di scienza, si chiedono come sia possibile che un farmaco che uccide un embrione nel grembo di una donna, non abbia gravi effetti collaterali anche sulla donna stessa. La Ru 486 ha fatto parlare tecnici e femministe storiche di “favola dell’aborto facile”, e questo ha infatti impedito per decenni che in Italia e in altri paesi essa venisse somministrata fuori dagli ospedali.

E’ stato il ministro Speranza – quello che sta gestendo così bene la odierna pandemia da portare l’Italia al I posto di morti per coronavirus in Europa- ad aver deciso, con il solito provvedimento d’urgenza volto ad impedire ogni discussione e ad archiviare tutte le perplessità del passato, di permettere “l’aborto farmacologico in privato, ciascuna a casa sua, con la dotazione di pasticche consegnate dall’ospedale”.

Perché sino ad ora ciò non era permesso? Si faccia una breve indagine in rete: si troveranno molte notizie di donne morte in seguito ad assunzione di RU 486, spesso giovani ragazze convinte dalla propaganda e da Big Pharma che “basta un po’ di zucchero e la pillola va giù”.

Ma non è propriamente così: la Ru 486 stimola le contrazioni, dilata l’utero, e può provocare emorragie, vomito, crampi… e necessità di ricorrere urgentemente al ricovero ospedaliero. L’embrione umano, infatti, deve essere prima ucciso, poi espulso. Inoltre la Ru 486, oltre a diminuire ulteriormente la percezione generale di ciò che la vita umana è davvero, porta l’aborto fuori dalle strutture ospedaliere, privatizzandolo, e ciò contro la stessa legge 194.

E’ vero, con la Ru 486 le spese ospedaliere si riducono, i colossi del farmaco ci guadagnano, qualche donna ci rimette la vita, tanti figli non vengono al mondo senza neppure che i genitori abbiano realizzato davvero cosa è successo… ma di questo Ianeselli – che è stato eletto per fare il sindaco, non per dire ai cittadini cosa devono pensare e cosa no- nulla sa, né gli importa.

 

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Francesco Agnoli e Giuseppina Coali