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DORICH GIANCARLO E ZANONER RICCARDO * FASE 2 – VALLE DI FASSA: « QUALI STIMOLI E QUALI PROPOSTE PER LA RIPARTENZA? »

Valle di Fassa.Quali stimoli e quali proposte per la ripartenza? Questa pausa forzata a causa del COVID-19 ci ha spinto a fare qualche riflessione in merito alla realtà socio-culturale ladino-fassana nella sua dimensione appunto sociale, culturale, identitaria ed economica. Il contesto attuale, frutto di un’evoluzione economica caratterizzata da una forte propensione al turismo, pone la Valle di Fassa in una posizione ammirevole sotto diversi punti di vista, anche se ora alla luce degli effetti del virus, tutto sembra assumere contorni piuttosto confusi, sfuocati, subordinati a nuove costrizioni e restrizioni; una percezione che rende tutti noi per certi versi impreparati e che ci pone di fronte a nuovi quesiti. Ebbene, proprio tali particolari circostanze costituiscono per i sottoscritti lo stimolo per proporre qualche riflessione che desideriamo condividere apertamente, a cominciare dalla questione ladina della Valle di Fassa.

Se da un lato, come accennato, in questi decenni la valle è cresciuta sotto l’aspetto turistico, dall’altro è cresciuta anche per quanto concerne la tutela culturale e linguistica, con norme statutarie e provinciali a difesa del suo status di minoranza ladina. Tuttavia, volendo fare oggi un bilancio su ciò che tutte queste leggi hanno effettivamente prodotto, il limite più evidente è che nel complesso non hanno portato una vera ed effettiva politica volta a perseguire efficacemente i fini di tutela delle minoranze linguistiche locali. Il modello autonomista trentino vede sicuramente un quadro giuridico articolato e moderno di salvaguardia, ma purtroppo molte norme risultano essere ininfluenti sotto il profilo della reale efficacia.

Tra l’altro, il continuo accostamento della realtà ladina fassana, promosso dal contesto provinciale, alle minoranze mochena e cimbra non è mai riuscito ad innescare un vero processo virtuoso in grado di produrre effetti favorevoli per tutti; anzi, al contrario, la comunità fassana si è ulteriormente allontanata dal resto dei ladini dolomitici, è diventata nel tempo più autoreferenziale e la sua spinta propositiva ha finito per esaurirsi ed annullarsi di fronte alle altre due realtà – mochena e cimbra – che arrancano nelle politiche di tutela e che sembrano piuttosto avere altre priorità. Tale assetto, invece di essere propulsore per tutte le minoranze linguistiche trentine, favorendo magari occasioni di crescita comune anche in virtù dell’applicazione delle norme, nel corso degli anni ha finito per affievolire e ridimensionare il concetto più originale di minoranza linguistica, relegandola a qualcosa di folcloristico o poco più.

In sostanza, la politica delle minoranze in Trentino sembra che si esaurisca con il quadro normativo, senza valutarne conseguenze, effetti e ricadute reali. Il risultato, perlomeno per la Valle di Fassa, è quello di ritrovarsi un notevole pacchetto normativo e un contesto che tuttavia non solo non produce quanto auspicato, ma oggi non consente nemmeno di accedere a nuovi stimoli e opportunità di confronto con le altre vallate dolomitiche.

Curioso ma altrettanto significativo risulta essere, in parallelo, anche il contesto economico e turistico della Valle di Fassa la quale viene considerata come un’eccellenza del turismo trentino e viene vista acriticamente come una realtà molto organizzata, ben solida e strutturata. Così, anche in questo caso negli anni è maturato un senso di autoreferenzialità, dovuta più a ciò che Fassa evoca al di fuori rispetto a ciò che è realmente.

Tuttavia, non è sufficiente accontentarsi di ciò che gli altri credono o pensano; ogni contesto sociale ed economico ha bisogno di un confronto continuo con i rispettivi partner / competitor, deve poter mettere in discussione i propri punti di forza e di debolezza, in poche parole deve guardarsi attorno, fare analisi e valutazioni per adottare politiche innovative, fatte di interventi e investimenti mirati e circostanziati per progredire e migliorare. A nostro avviso quindi la Valle di Fassa di oggi, anche in un’ottica di rilancio generale, ha bisogno di aprire una nuova fase, una nuova finestra capace di apportare nuovi stimoli, nuovi confronti, linfa nuova sia sotto il profilo culturale e sociale che economico. Fassa deve poter avviare una nuova stagione fatta appunto di analisi critica, iniziative e proposte innovative in grado di proiettarla verso il futuro.

Nel caso specifico, riteniamo che gli elementi cardine capaci di aprire questo nuovo processo sono da ricercare nel modello socio-culturale sudtirolese. Sotto il profilo culturale e linguistico, infatti, se Fassa vuole continuare a mantenere la propria identità ladina, deve necessariamente fare riferimento alle vallate ladine di Gardena e Badia, anche perché oggigiorno, la storia ha dimostrato che è unicamente questo il “modello ladino” che si è rivelato vincente sotto il profilo identitario, linguistico e culturale. Solamente il contesto trilingue può consentire anche alla lingua ladina di trovare una propria dimensione dignitosa, realmente e concretamente riconosciuta e valorizzata.

Ma anche sotto il profilo economico e turistico, gli stimoli di cui oggi ha bisogno la particolare collocazione geografica e il contesto ambientale della Valle di Fassa provengono appunto dall’area sudtirolese. Il turismo di montagna, le infrastrutture, i servizi e gli investimenti locali, i collegamenti con le vallate – stradali e ferroviari – nonché la salvaguardia del territorio e il sostegno dei contadini di montagna, sono tutti aspetti che richiedono per l’ambiente fassano un’attenzione corrispondente a quella adottata sul versante altoatesino.

Per tutti questi motivi, in un’ottica di RILANCIO POST COVID-19, la Valle di Fassa non può prescindere dai massicci dolomitici come il Sella, il Catinaccio, le vallate limitrofe come Gardena, Badia, Alpe di Siusi, le città di riferimento come Bolzano, nonché il modello socio-culturale sudtirolese che vede nel pluringuismo l’elemento fondante del proprio assetto identitario, culturale, economico e politico.

Alla luce di quanto detto, a nostro avviso, nella nuova ed inedita situazione attuale è necessario che la Valle di Fassa apra una riflessione a 360 gradi per ricercare e creare le giuste e migliori condizioni in funzione di una efficace e fruttuosa RIPARTENZA. E’ necessario riflettere per mettere le basi di un percorso che porti non solamente alla prossima stagione turistica, ma per costruire un futuro più dinamico, capace di mettere in gioco tutte le potenzialità e fare interagire tutti gli attori locali nell’ambito della rispettiva sfera sociale, identitaria, economica e culturale ispirandosi appunto al modello socio-culturale sudtirolese che costituisce e ben rappresenta la sintesi di tutte le peculiarità anzidette.

 

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Dorich Giancarlo e Zanoner Riccardo