17.16 - mercoledì 20 agosto 2025
Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano il T, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
Giovanni Ceschi
Docente al Liceo “Prati” di Trento e presidente di Docet – Associazione insegnanti del Trentino
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BOCCIATI E RIMANDATI: LA TRAPPOLA DEI NUMERI
Nella nuova era inaugurata dal ministero dell’istruzione che fin dal nome si è appuntato la coccarda del merito, poteva il Trentino rimanere insensibile a una simile lusinga che da decenni lo attrae, a presumere d’essere sempre un po’ più su delle altre province nelle graduatorie di scuola? No di certo.
Ma c’è una classifica in cui il primato non è ambito: quella della percentuale di bocciature. Una volta piazzarsi in alto sarebbe stato prova di serietà; oggi la situazione è capovolta: la bocciatura è stigma insanabile. Con buona pace del cosiddetto merito che – per essere riconosciuto come tale – non può prescindere da termini di raffronto e da un’aspirazione all’impegno.
E così, quando sul T di domenica sono uscite le statistiche dell’anno scolastico 2024/25, è sorto un problema: il Trentino sarebbe quarto nella speciale graduatoria delle province dove si boccia di più. 6,8% di non ammessi alla classe successiva; 4,2% nei licei (non proprio una strage: in media meno di un allievo per classe). Un problemone, ancor più per un assessorato che fa del “benessere” la coccarda da associare al “merito”, generando un ossimoro che Gerosa, nell’intervista a fianco dei numeri, ha provato a sciogliere in una misteriosa alchimia.
Il primo istinto sarebbe di togliere dall’imbarazzo l’assessora osservando che una scuola capace di adempiere al proprio compito educativo e di valutare con serietà il livello degli apprendimenti non è in conflitto con una scuola dove gli studenti stiano bene. Dipende tutto dalla capacità d’instaurare rapporti autentici, senza ambiguità, tenendo distinto il valore intangibile della persona dal diritto-dovere degli insegnanti di non essere canne al vento dello “stakeholder” di turno. Cioè di dire allo studente “tu non sei il voto che ti assegno” e al contempo “quel voto può farti crescere”.
Ma poi, a una lettura più attenta dei dati, possiamo rassicurare l’assessorato: nella classifica delle province più “rigorose” il Trentino non è affatto ai vertici. Le statistiche presentate sul T di domenica si riferiscono alla situazione di giugno, dove già il dato che la nostra provincia sia rimasta l’unica senza esame a settembre può spiegare qualche decimale in più nella percentuale di bocciature. In situazioni di una certa gravità, con mimimi spiragli di recupero e scarso impegno in corso d’anno, l’impossibilità di sospendere il giudizio e di concedere allo studente i tre mesi estivi per tentare di riallinearsi può far propendere per la bocciatura; perché una promozione senza possibilità di verificare se le carenze saranno superate davvero lo indurrebbe a trascinarsi in eterno quelle difficoltà.
Ma la trappola logica è ancora più sottile: se le statistiche si riferiscono alla situazione di giugno, non tengono conto dei bocciati all’esame di riparazione. Nel 2023 il 6% dei rimandati nel resto d’Italia è stato bocciato a settembre (circa 30.000 studenti). Da noi, ovviamente, 0% dello 0% dei rimandati. Se aggiungiamo questa percentuale al dato dei bocciati a giugno, il Trentino scende subito di almeno una decina di posizioni nella graduatoria delle regioni “rigorose” e si attesta tra Puglia e Calabria. Chiariamo con un esempio concreto. Consideriamo la sezione “licei” e i dati del Veneto. Con il tasso di bocciatura del 6% dei rimandati, che in Veneto sono il 20,1%, otterremo a settembre un ulteriore 1,2% di studenti bocciati che, sommato al 3,3% di giugno, porterà il totale al 4,5% di non promossi nel Veneto, contro il 4,2% del Trentino. Capito il tranello logico?
La conferma viene dal focus sugli “Esiti degli scrutini del secondo ciclo d’istruzione” per l’a.s. 2022/23, pubblicato nel settembre 2024 dall’Ufficio di Statistica del MIM, che colloca il Trentino al 72° posto su 107 province campionate per la percentuale di non ammessi alla classe successiva (6,5%). La nostra provincia è addirittura ultima nella graduatoria di tutto il Nord, che fa registrare una media di non ammessi all’esito definitivo ben superiore all’8%.
I numeri parlano da soli: l’illusione ottica è data proprio dall’assenza dell’esame di riparazione. La realtà, nascosta sotto la coperta dei numeri, denuncia il fallimento del sistema delle carenze formative in Trentino: una gigantesca sanatoria che fa perdere tre mesi di effettivo recupero agli studenti. Si è obiettato che il meccanismo trentino ridurrebbe il mercato delle lezioni private estive. L’assenza di domanda attesta semplicemente che gli studenti hanno mangiato la foglia, con buona pace di docenti e famiglie per le quali l’estate è il tempo delle cicale, libero e spensierato. Tanto i conti (non) si saldano a settembre. Tutti contenti. Comprese le casse provinciali, che dall’azzeramento dei corsi di recupero (tranne brevi interventi a giugno o settembre) hanno tutto da guadagnare. Unici illusi e ingannati gli studenti, specie quelli per cui le insufficienze diventano endemiche.
Per rimediare a questa deriva, il Trentino non avrebbe bisogno di terze vie che si spalanchino con un colpo di scena a giochi fatti con ministero e vertici della provincia – come apprendiamo dalla stessa assessora – mimando l’apertura di un confronto quando è già tutto deciso. Avrebbe bisogno, il Trentino, di un ascolto vero e preventivo dei docenti che non sono “stakeholder” ma protagonisti, con gli studenti, di un’avventura educativa e didattica che vive di premura autentica e di reciproca fiducia.
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